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“Salviamo le biblioteche” La voce di Stefano Cristante

cristante-stefano10 Schierarsi a favore delle biblioteche significa voler condividere con gli altri la possibilità di un cambiamento verso un futuro migliore.
La voce che ascoltiamo oggi è quella del prof. Stefano Cristante che insegna sociologia della comunicazione di massa, presso le facoltà di scienze filosofiche e di scienze della comunicazione all’università del Salento dove è preside del corso di laurea di scienze della comunicazione. Autore di diversi saggi tra cui “La parte cattiva dell’Italia. Sud,media e immaginario collettivo”, “Comunicazione (è) politica. Scritti sull’opinione pubblica”,”Potere e comunicazione”.

Le biblioteche esistono dagli albori della civiltà dei segni… sono anch’esse un segno del potere e di che tipo? Hanno ancora lo stesso potere?
Il potere delle biblioteche è quello di conservare la documentazione. Per secoli la loro autorità è stata quella di detenere il sapere e le fonti della conoscenza. Ora il culto della trasmissione cartacea è stato annullato dall’on-line, non è più circoscritto e detenuto in copie limitate, le cattedrali devono essere ripensate, il loro ruolo deve cambiare, devono mettersi a disposizione gratuitamente  e questo non significa soltanto aumentare gli orari e i giorni di apertura ma diventare il centro della vita culturale del territorio che le circonda e di cui sono parte integrante. Non templi ma luoghi sociali per attrarre anche l’opinione pubblica con momenti di discussione organizzati con il supporto di associazioni culturali perché la biblioteca fa parte di quello che negli anni ’70 era indicato come “Bene comune” dee essere luogo di promozione culturale, una specie di assessorato alla cultura, un presidio aperto a manifestazioni e istanze culturali specifiche . Ogni biblioteca dovrebbe coltivare una sua specificità così da differenziarsi dalle vicine e permettere un accurato approfondimento di un teme o una caratteristica magari inerente al territorio circostante.

In Italia si legge poco, in Puglia pochissimo. Secondo lei, anche la crisi delle biblioteche è legata a questa risi culturale è un fattore esclusivamente economico?
Nel campo della lettura, la mediocrità italiana è conclamata da diversi anni. Per incentivare la lettura bisognerebbe intervenire con campagne pubblicitarie che coinvolgano scuole e centri civici per far fronte all’urgenza che c’è di ripensare ai beni comuni. La biblioteca con le sue proposte di lettura e di autori sconosciuti all’utente che si avvicina, gli dà la possibilità di entrare in contatto con emozioni sconosciute e di cui l’utente diviene goloso dopo averle assaggiate così che esce dalla biblioteca e va in libreria a comprare altri testi dell’autore di cui si è innamorato. Dunque la biblioteca induce alla proprietà privata, al possesso personale e dunque all’economia del territorio. Si dice che in Italia siano più numerosi quelli che scrivono rispetto a quelli che leggono ma questo non è un problema; se consideriamo la questione dal punto di vista di chi ha bisogno di approfondire “qualcosa” scrivendolo, cercherà anche di sapere cosa il resto del mondo ha scritto e detto a quel riguardo. Dunque, al di là dei risultati artistici, scrivere serve a focalizzare una questione che sarà analizzata e approfondita sui testi specifici e questo porta alla lettura, alla ricerca in biblioteca e al desiderio di avere risposte e risultati a portata di mano nella libreria personale. La promozione della lettura e l’incentivazione del movimento culturale tramite le biblioteche serve ad allargare le menti ad aprirle verso curiosità che sono fonte di vitalità e scambio non solo culturale.

Il governo pontifica “per ogni euro speso in sicurezza, uno per la cultura” ma le risorse economiche sembrano essere impiegate per la salvaguardia dei beni turistici che assicurano un ritorno economico… mentre le biblioteche non sono sulle cartine per turisti… lei che ne pensa?
A me non sembra che il governo si preoccupi delle biblioteche e le lascia chiudere, ci sono esempi importanti a dimostrarlo ma il punto di svolta è interagire col territorio. Siamo tutti turisti quando usciamo dalla nostra quotidianità per entrare nella realtà esaminata nei testi cartacei oppure audio-visivi. Le città non sono luoghi turistici 12 mesi all’anno ( se si escludono pochi luoghi come Venezia, Firenze, Roma) il cittadino con una adeguata biblioteca multimediale riesce a vivere in una città più vivace e per questo più vivibile e più interessante da scoprire e riscoprire grazie alle memorie messe a disposizione gratuitamente dal centro culturale bibliotecario.

Stefano Cristante ha cambiato molte volte residenza,ha una biblioteca di riferimento fra le sue memorie?
Sono legato ai ricordi della biblioteca frequentata ai tempi del liceo. Parliamo della fine degli anni ’70 a Venezia. Un luogo vivo dove ci incontravamo non soltanto per studiare ma per dar vita alle nozioni con discussioni, progetti e disegni intorno alle materie di studio, credo che dovrebbero essere incentivate le biblioteche per ragazzi liceali, gruppi di studio fondamentali per caricare gli studenti e incentivare a continuare a percorrere la strada della conoscenza.

La sua biblioteca oggi?
Non sono un topo di biblioteca ma è il mio rifugio quando devo concentrarmi. Il silenzio e il numero dei testi specifici disponibili mi aiutano sopratutto alla fine della stesura di un testo quando devo rivedere le note, la bibliografia… la biblioteca offre l’atmosfera giusta per concentrarmi e rielaborare tutti i dati. Credo che dovrebbe essere così per tutti i professionisti, non solo per studiosi o iper-specialisti; la biblioteca dovrebbe essere frequentata da chiunque ha bisogno di raccogliere le proprie idee per concentrarle su un lavoro, un progetto. Un luogo dove si trova il silenzio ma anche la vita.

Pubblicato su Affaritaliani.it il 31/1/2016

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