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La befana e le antiche feste

befan Il 6 gennaio si festeggia l’Epifania, almeno nei paesi cattolici.
Per i bambini è il giorno della Befana che porta dolci e giocattoli. Anzi è la notte magica, piena di mistero e d’attesa, il punto di svolta che chiude un anno e ne fa il resoconto: cenere e carbone o caramelle e balocchi.
Alcuni dicono che la Befana sia una strega buona di discendenza celtico-pagana, altri dicono sia una vecchia signora che attende il ritorno dei re magi, altri ancora parlano di lei come l’impersonificazione della Natura che diventa rugosa in inverno fino alla rinascita primaverile.

La bambina che è in me pensa alla Befana semplicemente come dispensatrice di regali e mi piace nel passeggiare nella notte fra il 5 e il 6 cercando di sentire nell’aria il misterioso fruscio della scopa che solca il cielo dei sogni con cui continuo a giocare.
Al museo archeologico nazionale Marta, ci sono 3 vetrine dedicate ai giocattoli dei fanciulli della città greco-romana.
Sopratutto presso i Greci, il gioco era uno strumento educativo molto importante, inizialmente connesso strettamente alla religione.
Attraverso il gioco il bambino apprendeva per imitazione e si formava come adulto, infatti per ufficializzare l’avvenuta crescita la bambina o il bambino offrivano i propri giocattoli agli dei.
Alla costruzione di giocattoli belli si dedicavano gli artigiani (di cui sono state rinvenute le matrici per la produzione in serie di bambole, statuette e carretti), ma anche artisti che forgiavano statuine policrome in metallo prezioso per i pargoli di ricche famiglie. Nella necropoli tarantina è stata rinvenuta una bambola con tutti i suoi monili in oro, e gli utensili da toletta compresi due piccoli specchi, tutti ordinati nella pregiata custodia in legno e avorio usuale per manufatti di tale valore.
Mentre per le bambine meno abbienti c’erano bambole in terracotta “snodabili” con testa e torace in un unico pezzo a cui erano legati gli arti con una cordicella che permetteva il movimento. Sia le bambole che le statuette dei maschi riproducevano corpi adulti per incentivare il desiderio di crescita nel “cucciolo”.
Anche uomini illustri come Archimede ed Archita hanno ideato giocattoli. Per esempio al nostro pitagorico si devono i “crepitacula” (i sonaglini) con cui si divertono i neonati. Per questi ultimi si costruivano anche poppatoi (antichi biberon) a forma di animale tipo cinghialetti e maialini, per divertire l’infante e stimolarlo a bere.
Nell’antica Atene le feste in cui si regalavano dolci e giocatoli ai bambini erano le Feste Antesterie, si celebravano verso febbraio-marzo in onore di Dioniso.
Tre giorni ininterrotti di festeggiamenti che iniziavano a calar del sole in onore dell’epifania del dio che arrivava con una piccola barca dalle acque marine.
Dioniso nato prematuramente da Semele fu salvato da Zeus che cucendolo all’interno della propria coscia, gli fece da “incubatrice” permettendo al nuovo piccolo dio di rinascere lasciando al passato la vita da mortale (perché figlio della mortale Semele).
Dioniso nasce come divinità quando esce dal corpo di Zeus e passa dal mondo dei morti all’eternità dell’Olimpo.
Probabilmente in segno di buon augurio si regalavano giocattoli ai bambini durante le feste in onore del dio nato due volte, quando si pregava per i morti che in una notte magica tornavano al mondo per donargli fertilità.

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