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Recensione: IL CASTELLO DEI DESTINI INCROCIATI di Italo Calvino

ImmagineIl castello dei destini incrociati è una serie combinatoria di racconti che Italo Calvino scrisse partendo dalle immagini mute dei tarocchi.

Certo la genesi è stata più articolata mescolando conferenze, teorie matematiche e mazzi di carte diverse. Il testo è diviso in due parti dove i destini incrociati s’incontrano presso il castello nella prima parte, nella taverna nella seconda.

“Ma a queste locande, e pure nelle corti, nessuno profferiva parola. Quando uno degli ospiti voleva chiedere al vicino che gli passasse il sale o lo zenzero, lo faceva con un gesto, e ugualmente con gesti si rivolgeva ai servi perché gli trinciassero una fetta del timballo di fagiano o gli versassero mezza pinta di vino.”

Le pagine di questo libro sono tutte rifinite con una o più immagini di queste carte con cui l’autore gioa immaginando storie che potrebbero essere considerate esperimenti di narrazione riuscita, dove il Re di bastoni ricombina i segni del destino con una razionalità prossima alla follia creatrice che non prende troppo sul serio il suono delle parole e il loro significato.

“Sono stanco che Il Sole resti in cielo, non vedo l’ora che si sfasci la sintassi del Mondo, che si mescolino le carte del gioco, i fogli dell’in-follio, i frantumi di specchio del disastro.”

I racconti sono pieni di fantasia e leggerezza fra ironia e non senso dal ladro di sepolcri alla foresta che si vendica con Orlando nel regno dei vampiri.

Il testo è pieno di citazioni rielaborate ed è difficile distinguere fra storie inventate e storie vissute in prima persona e poi trasposte nella fantasia. Probabilmente l’esperimento consiste nell0immaginare tutte le ipotesi da concretizzare nella vita anche se la scrittura intinge la penna nel vissuto di chi la impugna.

“”Veniamo fuori dal buio, no, entriamo, fuori c’è buio, qui si vede qualcosa, in mezzo al fumo, la luce è fumosa, forse di candele, però si vedono i colori, dei gialli, dei blu,sul bianco, sulla tavola macchie colorate, rosse…”

La tavola degli incontri conviviali su cui il lettore è invitato a giocare.

 

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