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La strada, il campo e la reazione

auswicthIl Comandante di Auschwitz” è un libro importante perché racconta la storia vera e documentata della strada che portò Rudolf Höss al comando del campo di concentramento nazista di Auschwitz e della strada percorsa da Hanns Alexander fino all’arresto del Kommandant che fu il primo a parlare della programmazione dello “sterminio finale” con il distacco di probabile psicopatico che lo aveva accompagnato durante tutti gli anni del suo “servizio” fino alla forca nel suo stesso campo.

Un lavoro di ricostruzione molto bene articolato perché le due strade procedono di pari passo mostrando le vite di due uomini molto diversi ma le cui scelte s’intrecceranno segnandosi reciprocamente.

Qualcuno ha definito questo testo avvincente, probabilmente questo è dovuto sia al linguaggio semplice e chiaro sia alla narrazione pulita e interessata a scoprire le memorie segrete di Hanns Alexander prozio dell’autore che portò nella tomba il ricordo del suo gesto eroico forse per tacere ai nipotini gli orrori dell’olocausto.

Tuttavia non ritengo lecito adoperare aggettivi che coinvolgano il lettore nella lettura di una storia dalla realtà disumana benché fatta da uomini e di uomini. “Sviluppò svariate strategie. Impose una severa disciplina  in tutto il campo, preferendo un assoluto rispetto dell’autorità e non mostrò alcuna tolleranza per la disobbedienza. Ordinò che tutti i detenuti lavorassero a lungo e duramente. Una cosa che logorava così tanto i prigionieri da smorzare qualsiasi prospettiva di ribellione. Rudolf istituì perfino un bordello, popolato da prigioniere provenienti dal campo femminile, e  lo mise a disposizione delle guardie e dei detenuti che meritavano una ricompensa. Forse più affascinante di tutte le sue strategie pacificanti fu la fondazione della Lagerorchester (orchestra del campo)…”

Queste strategie sono state già ampiamente documentate, raccontate e testimoniate, ma c’è dell’altro. Nelle prime pagine Thomas Harding scrive: “Questa è la storia di un ebreo che ha reagito”.

La prima conferenza stampa  della commissione per i crimini di guerra (Commissione ONU) si tenne il 30 agosto 1944 e fu un disastro perché ancora non era chiaro chi fossero i criminali da perseguire ma il 17 marzo 1946 il “New York Times” dette l’annuncio che  agenti inglesi avevano arrestato il Kommandant di Auschwitz.

Quello di Hanns non è stato l’unica reazione riportata.

Nel campo di due milioni e mezzo di morti c’è stato chi ha lanciato le scarpe contro i soldati provocando una piccola sommossa, e infine la stessa famiglia di Höss: “Davanti a noi c’è la forca dov’è stato impiccato il nonno di Rainer, accanto ai vecchi forni crematori. Rainer si avvicina alla struttura in legno. Si ferma e la fissa qualche secondo. Questo è il posto migliore, qui, dice. Dove l’hanno ucciso.

Una ricerca corredata di cartine geografiche e fotografie che facilitano la sensazione  d’essere spettatori di qualcosa che si sta verificando sotto i nostri occhi, per questo è importante che l’autore scriva della reazione del suo prozio inducendo una reazione anche nel lettore perché non rimanga a guardare e sappia di non essere l’unico a reagire.

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