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Il destino non cambia ma si spalanca. Parola di Giuliana Altamura

1526995_10152162486919320_1513137187_nGiovani e futuro. Questi sono due dei temi alla moda nei salotti di talk-show con personaggi tirati, truccati e con i capelli tinti per nascondere i segni dell’età. Da domani 29 gennaio sarà disponibile in libreria il romanzo della giovane autrice pugliese, Giuliana Altamura, che scrive della vita di un gruppo di suoi coetanei in Puglia. Un’occasione per sentire una voce sul “campo”:

Corpi di Gloria”… perché questo titolo, qual è il messaggio che sintetizza?

È un titolo che gioca col nome della protagonista, Gloria, e allo stesso tempo rimanda al “corpo di gloria” della tradizione alchemica, lo stato finale del processo di purificazione del corpo dalla materia per liberare lo Spirito che lo compenetra. Gloria è un personaggio luminoso che vive una sorta di distacco dal mondo che la circonda, in conflitto col proprio corpo. Attraversa l’adolescenza, il periodo di trasformazione per eccellenza, alla ricerca della propria luce come gli altri personaggi, che imparano a confrontarsi con la realtà che li circonda e con i propri desideri.

 

La sua è una difesa delle nuove generazioni come una risposta ideale al conflitto generazionale oppure la reazione a libri come “Gli sdraiati”?

Il libro non ha la pretesa di parlare in nome di un’intera generazione, ma vuole coglierne un aspetto, un particolare modo di sentire. Non m’interessava affrontare il tema del conflitto generazionale in sé, quanto piuttosto riuscire a scavare nella profondità di quel senso diffuso di apatia e d’insignificanza e scoprirne le radici più profonde.

 

Anni fa si parlava della Puglia come “California d’Italia” dove Prodi veniva in vacanza. Da questo nasce l’accostamento che lei propone nel suo libro?

No, l’accostamento ha ben poco a che fare col turismo, né tanto meno con caratteristiche geografiche. La California vagheggiata nel libro ha più a che vedere con la sua mitizzazione: è l’espressione di un sentimento, un misto di torpore, luce, percezione del vuoto e allo stesso tempo presenza ingombrante del sogno. 

 

Questo è il suo romanzo d’esordio con “Marsilio editori” ma prima Giuliana Altamura cosa ha studiato, scritto, prodotto quali sono le sue passioni e cosa l’ha spinta verso questo romanzo?

Mi sono laureata in lettere e specializzata in filologia moderna occupandomi di poesia italiana del Novecento e comparatistica, diplomandomi parallelamente in violino in Conservatorio. Ho preso un master in sceneggiatura e proseguito gli studi con un dottorato di ricerca al Dams in storia del teatro francese. La passione per la scrittura ha origini antichissime, credo di aver sempre scritto. Questo romanzo è nato dalla necessità di raccontare un Sud diverso da quello stereotipato fin troppo presente in giro. Volevo mostrare la sua bellezza accecante e paralizzante allo stesso tempo, un luogo magnifico che è come un’eterna estate, un tempo sospeso esattamente come l’adolescenza.

 

Protagonisti di questa storia sono giovani pugliesi come lei. Quanto c’è di autobiografico e cosa, in particolare, le sarebbe piaciuto vivere al posto dei suoi personaggi?

Con i miei personaggi condivido per forza di cose un modo di sentire. Ho vissuto in prima persona molte delle emozioni da loro sperimentate, ma non necessariamente le loro storie. A mio parere, immaginarie o meno che siano, non si può scrivere altro che autobiografie. Non c’è nulla che avrei voluto vivere al posto loro perché, scrivendo, ho già vissuto tutto assieme a loro.

 

Cosa si augura per questo suo lavoro e cosa per il suo futuro?

Mi auguro possa far “vibrare per simpatia” l’animo di qualche lettore. Significherebbe essere riusciti a cogliere e a raccontare qualcosa di reale, che esiste. Quanto al mio futuro, sto già riflettendo sul prossimo romanzo.

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