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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Il principato di Taranto nelle storie popolari del Medioevo

Arthur-and-GuinevereAndando indietro nel tempo si recupera l’immagine di Taranto come bel posto in cui vivere.

Questa considerazione non riguarda soltanto la “capitale della Magna Grecia” e le sponde del Galeso ma accarezza col pensiero anche la città medioevale, anzi il principato di cui si favoleggiava, sia pur indirettamente, in alcune storie popolari che i cantastorie declamavano nelle piazze di tutta Europa.

Storie che intrecciavano i racconti di altri paesi favorendo, di fatto, la circolazione delle idee mescolando verità e finzione non soltanto per intrattenere il popolo ma per incantarlo ed istruirlo con personaggi che ricalcavano i fatti storici sotto forma di epica avventura e con la moralità propria degli eroi esemplari.

Due sono “i casi” che hanno colpito la mia attenzione: Le grandi imprese del Guerrino detto il Meschino e la Historia di Octinello e Julia.

La prima storia risale al secolo XV alla voce narrante di Andrea da Barberino (che la scrisse su carta ma probabilmente non fu il primo autore), Guerrino era il figlio di Milone principe di Taranto, le sue avventure hanno tratti in comune col Mlione di Marco Polo, con l’Odissea, con la Divina Commedia e con le Mille e una notte.

Le Novelle arabe sembrano essere state conosciute e diffuse giacche nelle peripezie dei due amanti e giovani  sposi Otinello e Giulia,  probabilmente risalente al tardo XV secolo, si ritrova la storia che Scherazade racconta al Sultano durante la 211° notte.

Parallelamente a questa circolava la Storia di Pietro di Provenza e della bella Maghelona, forse risalente al canonico Bernardo di Treviz vissuto verso la fine del XII secolo.

Il rimpasto degli ingredienti arabi o provenzali (magari entrambe, non ci sono certezze sulla provenienza degli influssi letterari) da  vita nel XV-XVI secolo ad Otinello, figlio del principe di Salerno che s’innamora di Giulia avendone sentita decantata la bellezza, i due si innamorano e fuggono insieme dall’opposizione dei genitori. Presto il loro viaggio viene interrotto dall’allontanamento di lui che finisce prigioniero ma dopo tanti patimenti riesce a ritrovare la casa, la sposa e la felicità.

Come nelle favole di tutti i tempi sia Guerrino che Ottinello trovano amore e pace in un luogo preciso, che con loro diviene la meta simbolo di città della felicità: Taranto.

Non possiamo pretendere di trovare la verità storica nelle voci medioevali dei cantastorie, ma in tempi tanto scuri la conoscenza di questi cavalieri ci riporta indietro nel tempo (alla nostra infanzia) quando l’esperienza del mondo era ancora un’avventura con happy End assicurato.

“Ed Ottinello con sua donna onesta

in Taranto rimase consolato.

(…) Fu fatto principe a quella richiesta

e cavalier con speroni d’oro calzato:

e vissero gran tempo con vittoria-

Al vostro onor finita è questa storia.”

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