EU Cookie Law

Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Intervista ad Angela Todaro

L’editore Mandese ha ripreso la pubblicazione di romanzi con un titolo suggestivo che riguarda Taranto, al centro degli scambi e della storia del  Mediterraneo.

Il libro: “L’isola degli amanti” è stato presentato domenica scorsa presso la “Casa del Libro” ed è stata l’occasione per conversare piacevolmente con l’autrice Angela Todaro:

 

Angela, questo libro è formidabile per le sorprese continue, leggendo pensi di aver capito tutta la trama quando esce un nuovo particolare e rimescola tutti gli indizi incastrando perfettamente una nuova storia all’interno della precedente. Quanto tempo hai impiegato per scrivere tutto?

Due mesi circa. La storia si è quasi scritta da sola. Facile, direi che è stato facile perché si trattava di Taranto  e la passione per la mia città si è riversata nella storia che volevo scrivere per darle un messaggio di speranza.

 

Alterni capitoli ambientati nel Medioevo, al tempo del principe Belmondo, con la contemporaneità dello psicologo che alberga nel Palazzo della Marchesa… Troppi particolari dalla stoffa delle vesti delle donne ai colori del panorama dalle finestre, ti sarai documentata…

Quando ho deciso di scrivere il libro mi è capitato fra le mani un testo scritto da alcune professoresse sulla vita nella Taranto medioevale. Grazie a quello ho potuto ricostruire le vie ma anche gli usi e le abitudini della popolazione. Nel 1096 la struttura della città era diversa da quella che vediamo oggi ma Teodora corre dakl “Fortilizio” alla scogliera su Mar Grande guidata dagli studi di queste professoresse. Mentre del palazzo Beaumont mi hanno colpito le numerose immagini e video che ho trovato in rete, mi è sembrato proprio di toccarne le pareti.

 

C’è anche la città sotterranea, come l’hai visitata?

Tempo fa, mi trovavo con mio marito giù al molo ed avevano aperto un ipogeo collegato al mare. Ma era soltanto una parte a cui ho unito i racconti dei miei nonni che camminavano lungo i cunicoli  sotterranei e poi questa città la amo così mi fermo sempre ad ascoltare i racconti delle persone anziane che incontro spesso durante le mie passeggiate sull’isola.

 

Sei appassionata di archeologia e il tuo primo romanzo era ambientato in Egitto. Per questo Teodora viene dall’Africa?

No, non ci sono collegamenti fra i due testi. Teodora viene dall’Africa perché pensando al Mediterraneo è automatico il collegamento con L’Africa e con la cultura che arrivava di lì con lo scambio delle merci.

Teodora lancia una maledizione che sembra trovare compimento nel “Drago dell’acciaio”. Taranto ha un futuro?

Nel libro è il protagonista maschile, De Vincentiis, a rispondere a questa domanda. Dipende dai tarantini, al rispetto che dimostreranno per la loro città e alla storia, alle origini. La monocultura delll’acciaio ha fatto tanti danni perché non ha trovato resistenze e divieti. Non è tutto da “buttare a mare” ha dato e continua a dare lavoro ma la mancanza di rispetto dei cittadini verso anche sé stessi li ha resi complici del disastro ambientale.

 

A proposito di rispetto. Sembri condannare i giornalisti per le loro intrusioni inopportune, insomma ci tratti male…

No, non è una critica a tutti.  Mi riferisco sopratutto a me, anch’io ha scritto per 15 anni sulla carta stampata. All’inizio scrivevo per l’Attualità ed ero soddisfatta dai risultati perché ho visto molte situazione risolversi quando arrivavano agli “onori della cronaca”. In seguito mi hanno trasferito alla cronaca nera, giudiziaria, e lì sono dovuta piombare addosso al dolore della gente per carpire notizie senza poter contribuire alla risoluzione. I giornalisti di cui scrivo sono figure simili ala Angela di quel periodo. Ora ho cambiato lavoro  e insegno latino, greco e materie umanistiche.

 

Nel noir ci sono tanti personaggi minori e fatti della città che vengono da una buona conoscenza dell’attualità, in questo rientra la tua professione giornalistica?

Sì, senz’altro. Molti dei personaggi li ho incontrati e sono incappata nelle loro storie proprio per quel lavoro. Taranto non è uno sfondo, non potrebbe essere sostituita da un’altra realtà geografica. Taranto è un palcoscenico vivo e parte integrante della storia, ha un corpo fisico che respira e si manifesta attraverso i suoi abitanti.

 

Un palcoscenico. Molte scene scorrono davanti agli occhi come un film anche perché il linguaggio che usi è talmente chiaro da permettere la corsa veloce degli occhi e dei pensieri. Volevi dare questo effetto “cinematografico”?

Certamente, il cinema è un’altra delle mie passioni. Ho cercato di usare un linguaggio che permettesse una facile fruizione delle immagini così che queste potessero scorrere velocemente ma distintamente.

 

Una delle immagini più suggestive è quella  che accoglie lo psicologo milanese al suo arrivo. Tu non sei una straniera dunque come hai fatto ad immedesimarti e suggestionarti nell’arrivo di uno straniero?

Da giovane mi sentivo straniera in patria. Taranto mi stava stretta. Quando ho avuto l’opportunità di andare a lavorare a Milano mi sono resa conto di esser attaccata a Taranto e ho sentito che mi mancava. Comunque quella suggestione mi è stata trasmessa da un’amica “forestiera” venuta a trovarmi.

Allora non è solo immaginazione, De Vincentiis davvero arriva ad amare Taranto.

Molti dei turisti che vengono rimangono stupiti ed apprezzano la città più di chi la frequenta quotidianamente. Il messaggio che ho voluto dare con questa storia è una speranza nel riscatto della nostra città ma questo moto deve nascere dal rispetto verso la città ed i suoi abitanti e a questo rispetto si arriva anche tramite la conoscenza della storia che abita ancora nelle pietre della nostra Taranto.

COSMOPOLIS 16/12/2013Lucia Pulpo

Comments

  • max Giugno 17th, 2014 at 00:21

    sempre in gamba Angela……..

Your Comment

CAPTCHA: Completa l\'operazione sottostante *