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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

iL PALAZZO POST-MODERNO

Molti e diversi sono i segni che entrano, escono e caratterizzano il nostro vissuto.

Parole, immagini, costruzioni architettoniche e teorie di astrazione metafisica, perfino ideali, e questo non appartiene più alle grandi narrazioni del mondo che hanno portato al pensiero unico dei totalitarismi. Ora, tutto questo movimento di “energia pensante”, si è materializzato nella Tour Paris 13.

Un palazzo di nove piani fra la “Biblioteque Nationale de France” e la “Cité de la Mode et du Design”, una costruzione destinata alla demolizione che dal 1 al 31 Ottobre sarà aperta al pubblico per mostrare le opere di 100 artisti che da ogni parte del mondo si sono ritrovati a Parigi per lasciare il proprio segno sulle mura abitate dalla realtà in collasso.

Questo potrebbe essere l’inizio della Favola postmoderna di Jean Francois Lyotard tradotta in “attualità corrente” (considerando che in italiano non è stata ancora tradotta).

Gli artisti invitati ad esporre in questo museo “a tempo determinato” appartengono alla Street Art, il che significa che non fanno gli artisti in cerca della polvere e della muffa di sale e salotti d’élite ma sono uomini sensibili al tempo ed alla condizione in cui vivono, ne recepiscono la presenza e cercano di darne testimonianza invitando tutti i propri concittadini a condividerla con coscienza.

Capire la situazione e reagire.

La situazione è complicata da troppe specializzazioni che deviano l’attenzione di qualunque studioso e che vanno affrontate e risolte singolarmente senza privilegiare una singola parte a scapito dell’altra.

Proprio nella Parigi di Lyotard, dopo il grido di rabbia uscito dagli scontri nelle “bbanlieue”, l’Arte prende la rivincita sulla logica di mercato che vuole ridurla ad “industria culturale” e si accomoda in un palazzo che il comune ha fatto svuotare e che presto lascerà spazio alle macerie, parabola perfetta di un consumismo che consuma sopratutto se stesso. L’Arte non deve essere un lusso per pochi e nemmeno una merce da scambiare con le perline colorate per schiavi 2.0.

Lyotard e la Street art non sono novità, sono parti della stessa realtà in cui camminiamo noi, ma spesso non ci incontriamo e non ci fermiamo a bere un caffè insieme. Per un mese circa potremo ritrovarci alla “Torre di Parigi” e scambiarci le notizie sulle nostre esperienze.

15 sono gli artisti giunti dalle strade italiane, hanno un intero piano dell’edificio a disposizione e, sicuramente sono imbevuti più di musica hip-hop che di conoscenze filosofiche… anche questo è “la condizione postmoderna”.

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