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Frammenti di Taranto nel mondo

Chissà come si sarebbe evoluta Taranto se il Monsignor Giuseppe Capecelatro avesse realizzato il suo sogno di aprire, nella sua residenza a Mar Piccolo, il primo museo archeologico di Taranto (VEDI ANCHE Invece, verso la fine del 1700, dette inizio alla migrazione dei nostri tesori archeologici vendendo a re Cristiano VIII di Danimarca l’ara votiva col bassorilievo di Afrodite che regge una lancia come tipico della tradizione di Sparta da cui discendiamo.

La collezione del reale è oggi esposta nel museo di Copenhagen. Nei secoli passati molti sono stati i musei che hanno beneficiato dei ritrovamenti nella necropoli e in tutta l’antica capitale della Magna Grecia.

Ad esempio, Napoli ospita la più cospicua collezione di monete antiche in Italia, molte di provenienza tarantina. Taranto adottò l’uso della moneta prima di Sparta, in un certo senso la esportò in madre patria.

Monete d’oro e d’argento con Taras o Falanto a cavallo del delfino si trovano numerose anche nel British Museum di Londra insieme alla collana spettacolare, con scettro e monili di una probabile sacerdotessa .

Invece ad una ricchissima signora apparteneva la raffinata parure, ora conservata a Berlino, nel Staatliche Museen, acquistata dal museo nel 1980.

La maggior parte dei reperti archeologici furono trovati e venduti intorno all’ultimo quarto del XIX secolo; quando si scavavano le fondamenta di costruzioni nel Borgo nuovo. A questo periodo risalgono “gli scambi” per denaro coi musei di Bari, col Metropolitan di New York, il Museum of Fine Arts di Boston, il Nelson-Atkins Museum of Art di Kansas City più recenti sono i cambi di residenza di alcuni ritrovamenti tarantini a favore del Muses d’Art et d’Histoire di Ginevra, del Museo Martin von Wagner dell’università di Würzburg o il “nuovissimo” Museo Calouste Gulbeankian di Lisbona.

Raramente i “figliol prodigi” sono tornati a casa, eccezion fatta per quelli restituiti, recentemente, dal Cleveland Museum of art. Accadrà anche per la magnifica Persefone in trono custodita a Berlino (vedi anche http://www.cosmopolismedia.it/cultura/581-la-statua-della-dea-sorridente-in-trono.html) o per gli innumerevoli utensili, monili, statue e giochi custoditi al Louvre di Parigi? Amareggia sapere che al Museo di Trieste, i frammenti della nostra vita passata arrivarono a cassette. Addirittura sono duemila reperti fra rilievi, terracotte, antefisse (come la Gorgone) e vasi.

Magari dovremmo consolarci pensando che qui, nel museo archeologico nazionale di Taranto, sarebbero ancora “in lista di attesa” a causa dei tempi lunghissimi per la ristrutturazione dell’edificio che dovrebbe ospitarli  Però mi si stringe il cuore vedendo la raffigurazione di un angolo della mia città (Frammento di cratere Apollo davanti al suo tempio) è esposto lontano dal nostro affetto nel Allard Pieterson Museum di Amsterdam.

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