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La tensione verso la Verità. Simone Weil e Michele Pierri

Il prossimo mercoledì (21 agosto), nell’ambito de “L’isola che vogliamo”, si terranno diversi eventi mostre, spettacoli, concerti, visite guidate e incontri a tema come quelli presso la sede universitaria in Taranto vecchia (ex caserma Rossarol).

Nella sede di via Duomo si analizzerà il tema: “Tempi difficili”, quelli che sta vivendo Taranto e più in generale l’umanità intera, dalla crisi religiosa a quella morale e politica che trova nel pensiero di Simone Weil dei riscontri incredibili considerando il salto temporale (la filosofa è morta nel 1943). Simone Weil ha avuto una vita breve e difficile, non soltanto perché ebrea nella Francia occupata dai nazisti al tempo della seconda guerra mondiale, ma soprattutto perché è stata un’intellettuale coerente col proprio pensiero, ovvero ha praticato la ricerca della Verità fino a morire di stenti per non abbandonare il fine cui la vita deve tendere, annullando così il significato stesso della morte.

“La verità è costituita dai pensieri che sorgono nello spirito di una creatura pensante unicamente, totalmente esclusivamente desiderosa della verità. (…) Ma come desiderare la verità senza saperne nulla?”

La giovane professoressa francese, dopo aver letto Marx ed essersi avvicinata “teoricamente” al mondo operaio appoggiando e abbracciando la loro lotta sindacale nonostante le critiche provenienti dal suo mondo di piccola e media borghesia, decide di sospendere l’insegnamento e andare a lavorare in fabbrica per toccare e capire meglio i problemi dei proletari. A Parigi trova occupazione presso la Citroën, dove aveva “prestato servizio” il poeta-medico Michele Pierri che era giunto in Francia per evadere dalla caccia che i fascisti gli davano dopo i suoi articoli sul giornale clandestino “l’Unità”, ulteriore manifestazione della sua avversità al regime vigente in Italia.

I due sono accomunati dalla ricerca della Verità come prezioso bene umano oltreché divino. Nati in ambiente benestante, venuti a conoscenza delle teorie marxiste ed anche di quelle anarchiche, decidono di sperimentare e applicare quei principi testimoniando con la propria vita la propensione verso l’umanità.

In maniera diversa si accostano al dolore degli uomini fino a provarlo sulla propria pelle. Forse proprio per questo entrambi finiscono per rivolgere lo sguardo al cielo in Attesa di Dio (uno degli ultimi lavori di Simone Weil), come idealmente spiega Michele Pierri con questi versi:

“Un gancio (a limitato raggio)/ da aggrapparmi all’ignota/ tua realtà il mio pensiero./ Ma che pauroso istante/ da cadere nel niente/ sarà quello della verifica./ Dovrò prima dimenticarti/ per esistere in due?/ o proteggermi col mio scudo/ del dubbio nell’Altro – / che un tuo sguardo (laser) trafori,/ meraviglioso drago d’una/ mia sconfitta desiderata.”

Lucia Pulpo

Pubblicato su CosmoPolis il 18/8/2013

 

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