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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Cosimo Argentina… special

In attesa a gennaio del suo nuovo romanzo, Per sempre carnivori, ( edito da Minimumfax) approfondiamo la conoscenza… parla con Affaritaliani Cosimo Argentina:

Il Cadetto (il primo dei suoi) è stato pubblicato dopo diversi anni dalla sua stesura ma, generalmente, quanto tempo impiega nella stesura delle sue opere? E come avviene la composizione?

Quasi tutti i miei libri, se si eccettua Beata ignoranza, sono stati pubblicati molto dopo la stesura. Di solito impiego tre, quattro mesi per la prima stesura e un anno per finire un libro e parto da un’idea, ma poi la storia si compone strada facendo. Se non mi stupisco come posso stupire chi legge?

Lei è andato via da Taranto per lavoro come tanti tarantini?

Ho ricevuto una nomina da insegnante di diritto e ho deciso di andare a Milano. Mi avevano detto che quella era la capitale dell’editoria e allora mi sono detto perché no? Poi invece il primo romanzo l’ho pubblicato con una casa editrice di Venezia.

In Cuore di cuoio, il protagonista Camillo Merlo mostra simpatia per i poeti “sfigati”. Lei non ha pubblicato nessuna raccolta di poesia ma chi le piace leggere e cos’è poesia per lei?

La poesia per uno che scrive sono i cento metri e il romanzo la maratona. Mi piacciono alcuni poeti molto diversi tra loro come Alda Merini, W. B. Yeats, Edgar Allan Poe, Anna Achmatova,Bukowski, Lorca, il Carver poeta e altri.

Nello stesso libro c’è il padre, un padre rispettato che ritorna anche nelle opere seguenti ma lei parla di suo padre oppure di una figura paterna osservata anche attraverso i suoi “compari”?

Mio padre era un personaggio di quelli difficili da incontrare, ma essendo un narratore ho riassunto varie figure alcune inventate di sana pianta.

In Viaggiatori a sangue caldo fra i protagonisti vi è lo scrittore “Cosimo”… nei suoi testi affiora sempre un forte elemento autobiografico, quanto è importante il vero, che ruolo ha l’immaginazione, si concede anche “voli pindarici”?

Sì, se sono ben fatti. Il vero e il falso sono due ingredienti che il narratore deve essere in grado di mescolare sapientemente altrimenti tutto salta. Non sono mai interessato al gossip, al chi e al cosa ha fatto, bensì mi interessa l’essenza. Quindi non cosa ha fatto quel personaggio, ma cosa sto raccontando e perché lo sto facendo.

In Brianza vigila Bolivia spera, ci sono il nord Italia e un Sud del mondo… le diversità sono enormi come le distanze oppure le distanze sono meno enormi di quanto si possa credere?

No. Conoscere posti diversi vuol dire capire. Non sono mai stato europeista forse perché lo ero già nel 1982. C’è un fascino del Nord che il Sud non conosce e viceversa.

Scrive in Nud’e crude: “Gli occhi, sempre gli occhi… quelli aiutano assai a comprendere Taranto. Se guardi gli occhi dei pescatori, soprattutto di quelli anziani che ormai se ne stanno seduti davanti alle nasse con in testa veli da sposa fatti di gabbiani, capisci che dentro c’è tutto l’azzurro fiero che hanno fottuto al mare in albe di vetro.”… Lei parla spesso di Taranto come del suo nido, quando torna la trova come l’ha lasciata? Cosa vorrebbe ritrovare sempre e cosa non trova più?

Purtroppo non ritrovo Taranto, ma ritrovo i tarantini, una tribù uguale a se stessa che si perpetua nei decenni e nei secoli. Vorrei ritrovare gli spazi. Non ci sono più spazi, a Taranto, né quelli urbani, né quelli concettuali.

Maschio adulto solitario parla di fasi diverse della vita, cosa significa vivere e cosa crescere?

MAS parla di follia quotidiana, di come è vicino il punto di non ritorno per ognuno di noi. Parla di vita e morte. Delle solite cose, dopotutto. Posso dire che vivere per me vuol dire provare a farcela, ma non mi si chieda cosa vuol dire crescere perché sono il soggetto meno adatto a questa domanda.

Quest’opera in particolare è stata catalogata come “noir” ma a lei cosa piacerebbe sentir dire dei suoi lavori in generale?

I generi sono un’invenzione giornalistica. Ellroy per me non è scrittore di genere. Nemmeno Philip Dick. Quelli bravi non sono schematizzabili in un genere. I miei libri sono molto vari perciò non saprei dove inserirli.

In Beata ignoranza, affronta uno dei suoi temi ricorrenti: la scuola. Lei è anche un insegnante ma guide precarie riescono ad allenare le menti di alunni sempre meno convinti dell’utilità degli insegnamenti elargiti?

Non è questione di chi ha un contratto a tempo determinato e chi lo ha a tempo indeterminato. I ragazzi hanno bisogno di ironia e carisma e quello non te lo dà un concorso vinto.

Lei adotta espressioni dialettali… non teme che questa scelta vada a discapito della comprensione?

In realtà solo due romanzi su dieci hanno il dialetto alla base della narrazione e quei libri andavano scritti così. Non ho avuto scelta. Perciò chi mi ama mi segua.

In Messi a 90 torna uno dei motivi “principe” della sua produzione: il Calcio. Dove è necessario il talento per vincere… solo i talentuosi giocano e cosa si dovrebbe imparare dal pianeta calcio?

Il calcio ha una purezza che resiste alle combine, alle scommesse e ai procuratori da strapazzo. Se sei un brocco non ci arrivi in serie A. Se invece sei uno scrittore mediocre puoi fare strada alleandoti con le persone giuste.

Vicolo dell’acciaio, è stato pubblicato nel 2010 e si riferisce ad un arco precedente che inizia con l’Italsider per arrivare all’Ilva dei Riva. Un argomento di scottante attualità ma intravede una via d’uscita, e che futuro secondo lei si prospetta per Taranto e per il siderurgico?

Non vedo un futuro per i due elementi combinati. Ma lo vedo con un cambio di regime. Temo però che il sistema stia mostrando i muscoli perché si vede all’angolo e in questa querelle chi ci rimette sono i tarantini.

In prossima uscita Per sempre carnivori… di cui ha detto che fra i temi principali c’è la follia. Cos’è la follia? È necessario all’uomo avere dei “mulini a vento” da inseguire e combattere, perché?

Il tema della follia è presente in quasi tutti i miei romanzi. La follia della vita accademica nel Cadetto, la follia di una vita da bar in Bar Blu Seves, la follia di ragazzini con in testa il pallone in Cuore di cuoio, la follia dei turisti d’agosto in Viaggiatori a sangue caldo, la follia di una vita disadattata in Maschio adulto solitario, la follia della morte in fabbrica in Vicolo dell’acciaio, la follia dell’esasperazione letteraria in Brianza vigilia, Bolivia spera…

L’amore è follia? È un guaio? Ci sono modi diversi di amare o amori diversi?

Bisogna girare questa domanda a Marta Flavi. Per me l’amore è un viaggio verso l’ignoto. Conosci il punto di partenza ma non puoi immaginare quello d’arrivo. Può essere molto pericoloso, come percorso.

Infine siamo in prossimità del Natale, ha un particolare ricordo legato a questa ricorrenza, legata alla vita vissuta o a qualcosa di assaporato ed immaginato tramite i racconti le storie che l hanno tramandato?

Rispondendo così, senza riflettere, mi viene in mente la notte di natale… una scatola di soldatini sul pianoforte di mia zia Elidia che viveva in via Calabria 44… anzi i pacchi erano due: uno di nordisti e uno di sudisti. I nordisti blu con i fazzoletti gialli erano più belli e brillanti, ma i soldatini grigi dei sudisti avevano un che di romantico e tragico.

Di Lucia Pulpo

Pubblicato il24/12/2012  su Affaritaliani.it

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