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Intervista a Umberto Galimberti

Il 22 Novembre sarà presentato a Taranto in prima nazionale, il nuovo libro “Cristianesimo. La religione del cielo vuoto” del prof. Umberto Galimberti, con cui abbiamo parlato:.

La nascita della crisi dei valori morali e religiosi dell’Occidente viene generalmente identificata con l’annuncio “Dio è morto” di F. Nietzsche. Ma il filosofo voleva azzerare tutto per rincominciare. Invece sembra di assistere ad una immane desertificazione senza speranze per il futuro… qual’è l’errore in cui incorriamo?

Quando Nietzsche proclama la morte di Dio non sta discutendo la sua esistenza. Il filosofo dice che Dio non crea più nulla. Se pensioniamo al Medioevo: tutto era intriso di sacralità, l’arte era sacra ovvero i soggetti artistici erano tutti di argomento sacro, la donna era l’angelo… non si capirebbe nemmeno cosa sia il Medioevo se gli togliessimo il concetto di Dio. Ma se togliessimo Dio al mondo contemporaneo il panorama rimarrebbe intatto. Questo significa che il Dio creatore non c’è più.

Nel libro lei parla del Cristianesimo come l’anima dell’Occidente…

Il Cristianesimo è la religione più diffusa nell’Occidente ed è quella che ha introdotto la speranza nel futuro, si è passati dalla colpa del peccato originale all’espiazione nel presente alla redenzione nel futuro. In questo senso anche Marx è cristiano perché passa dallo sfruttamento del passato alla lotta rivoluzionaria nel presente al comunismo futuro, anche Freud è cristiano perché passa dal trauma nel passato all’analisi nel presente alla guarigione nel futuro e, in generale, lo stesso vale per la scienza che passa dall’ignoranza del passato al progresso nel futuro.

Qual’è la domanda da porci per superare questa situazione?

Io non ho alcuna speranza, così come accade ai giovani che vedono nel futuro una minaccia. Concordo con Severino quando indica nella crisi e nella fine del Cristianesimo la crisi e la fine dell’Occidente e viceversa.

Il sottotitolo del libro recita: “La religione del cielo vuoto” cosa significa?

Il cielo pieno ospita il sacro. Il sacro è un insieme pieno, la contaminazione di bene e male, di giusto e sbagliato, verità e falsità. Il concetto di sacralità ha una derivazione dal mondo indiano prima che da quello greco-classico. Il cielo vuoto ha perso questa sacralità perché ha disgiunto gli opposti relegando il bene, il giusto, il buono dalla parte di Dio e il male, l’ingiusto, il cattivo è tutto di Satana e dell’uomo che cede alle sue tentazioni.

Così la religione è un ordine un insieme di codici da rispettare e non ammette confusione, disordine, pazzia. Anzi a lungo ha perseguitato e condannato la pazzia condannando così l’idea stessa di sacro che è l’idea di un tutto indeterminato dove gli opposti convivono.

Quando e come si è svuotato il cielo?

Quando Dio si è incarnato nel’ uomo, allora il cielo si è svuotato. Il Cristianesimo ha derivato molti dei suoi insegnamenti dalla filosofia greca platonica ed aristotelica e ne ha stravolto i contenuti. Inoltre la caratteristica distintiva del Cristianesimo rispetto alle altre religioni è la carità, ma questa caratteristica la sta perdendo o abbandonando.

Lei presenta il suo libro in una città colpita dalla crisi “ambientale” quanto è connessa alla questione di cui sta parlando?

Sono tematiche strettamente legate perché nella Genesi è scritto che: l’uomo deve dominare la natura. Da qui l’uomo ha appreso che la natura è una materia da calpestare e sfruttare a proprio vantaggio. Anzi peggio quando l’uomo si è sentito il Dio incarnato ha creduto di poter creare il mondo e poterlo manipolare per trarne piacere e profitto. Tale atteggiamento dispotico ha portato a conseguenze disastrose come quelle di Taranto.

La presentazione del suo libro collega tre diverse università: la sua di Venezia, quella del Salento con Luca Nolasco che dialogherà con lei, quella di Bari nella cui sede presso Taranto si svolgerà l’incontro. Malgrado l’Università fornisca “servizi” come questo in molti sostengono che non garantisce un futuro lavorativo e che, quindi, sia inutile studiare tanto. A questi, lei come risponde?

Un paese che non fa ricerca e non è colto è dipendente da paesi stranieri più colti che incentivano la ricerca e sviluppano tecnologia. Se vogliamo potremmo ridurre la questione della dipendenza da altri in costi elevati da pagare, penso alle medicine alle macchine… No, certo il discorso non va affrontato in termini individuali ma un paese a basso tasso culturale è a rischio e diventa facile preda di personaggi come chi ci ha governato negli ultimi 20 anni.

LUCIA PULPO

Pubblicata su affaritaliani.it 24/11/2012

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