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Memoria in… “carrozza”

La memoria della mia    città sembra essere       andata persa.

Dimenticare è una      maniera infantile per    cancellare gli sbagli o il dolore, forse la vergogna di aver lasciato che “le         cose” accadessero e ci      portassero alla tristezza di questi giorni. Mi riferisco alla memoria degli anni appena passati, quelli che abbiamo sfiorato accarezzando i nostri nonni e che abbiamo buttato fra gli stracci vecchi senza nemmeno provare ad indossarli col pretesto che odoravano di naftalina. Poco prima dell’era delle automobili e del tram elettrico, gli uomini viaggiavano a piedi o su ruote trainate da cavalli. Oggi potremmo ritornarvi per l’aumento stratosferico del prezzo della benzina, o mossi dalla coscienza ecologica che condanna le emissioni di polveri sottili. La carrozza trainata da levrieri era un segno distintivo di ricchezza e certamente i poveri pescatori ed i braccianti a giornata, non potevano permettersi un lusso del genere. Alla fine dell’Ottocento però il mezzo di trasporto senza piedi umani dirvene necessario perché era la continuazione naturale del treno su rotaie. Infatti, la costruzione dell’arsenale dette un notevole impulso economico alla piccola città che allora contava 30.000 abitanti circa, e furono create piccole imprese che avevano bisogno di trasportare uomini e merci da e per tutta Italia. La vecchia stazione “di testa” in legno fu sostituita da quella “passante” ancora in uso. Il collegamento fra la stazione ed il resto della città era garantito dagli Omnibus, carrozze a più posti ideate per il trasporto pubblico. Il servizio fu inaugurato nel 1885, l’impresa Cacace garantiva che all’arrivo ed alla partenza del treno vi fosse sempre uno dei suoi Omnibus pronto presso la stazione. L’Amministrazione comunale aveva decretato come soste obbligate quelle di: piazza Fontana, largo Arcivescovado, piazza S. Francesco, il Carmine al Borgo e piazza Archita oltre alla stazione ferroviaria Anche le tariffe dei prezzi erano state fissate dal Comune a cui spettava, anche, elargire le licenze ad altri privati che impiegassero le proprie carrozzelle per il trasporto urbano. In altre località si era già affacciato il tram, ma “da noi” tale ipotesi era stata scartata perché inadeguata al transito sul ponte di porta Lecce e poi su quello Girevole. Caratteristica degli Omnibus era proprio quella di garantire il collegamento “più rapido” fra la stazione e il nuovo Borgo. Cosa non facile perché i cavalli tendevano a scivolare sul pavimento ligneo anche a causa della pendenza dovuta alla maggior altitudine del centro del ponte rispetto alla parte iniziale dei suoi bracci. Per questo fu introdotto il “tirandone” che era un cavallo, acquartierato nei pressi del ponte, che interveniva esclusivamente per il suo attraversamento. Questo comportava spese non compensate dallo scarso traffico di utenti, così il servizio era spesso fornito “a singhiozzo” e diversi furono i gestori che si alternarono. Non sempre la pratica è vantaggiosa quanto il progetto che la sostiene.

Pubblicato su Cosmopolis 11 Marzo 2012

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