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L’ipoteca dell’usura sul Borgo

L’imprenditoria, a Taranto, è sempre stata un’attività poco “frequentata”. Fino alla seconda metà dell’Ottocento erano del tutto assenti gli sportelli bancari che potessero elargire prestiti per intraprendere attività produttive di profitto. Allora la città era piccola, abitata in prevalenza da pescatori e braccianti agricoli i cui risparmi erano troppo esigui per attrarre l’interesse di investimenti bancari. Inoltre molto diffusa era l’abitudine di ricorrere al credito diretto fatto da privati con tassi esosi da strozzinaggio impunito. Il problema era antichissimo se ne lamentavano già i banchieri fiorentini giunti fin qui al seguito degli aragonesi e degli angioini; ma dopo l’unità d’Italia, il problema si era aggravato a causa dell’arroganza violenta con cui gli usurai spadroneggiavano nelle campagne e nella città. L’unico rimedio sembrava essere l’apertura di sportelli di credito autorizzati come si stava sperimentando in Germania dal 1848. I primi ad adoperarsi in tal senso furono i fratelli Cacace (che avevano una piccola ditta nel settore agro-alimentare), a loro si deve “la messa in funzione” a Taranto di uno sportello della Banca del popolo di Firenze poi soppiantata dal Banco di Napoli. I tassi d’interesse di queste banche “forestiere” erano comunque troppo alti per la modesta comunità locale e finirono con l’incrementare il ricorso agli strozzini “famigliari” di casa nostra. D’altra parte le banche s’impegnano principalmente in prestiti a lunga scadenza con valore ipotecario cui fecero ricorso i piccoli proprietari di case nel nascente Borgo. Infatti nella delibera del Consiglio Comunale del 26 Marzo 1889 fu scritto che sui quattro quinti degli edifici del Borgo grava una ipoteca. Il boom edilizio si legò a quello finanziario così si avvicendarono piccole Casse di mutuo soccorso, fino alla creazione (25 Ottobre 1899) della Banca di credito agricolo e commerciale di Taranto. Con la costruzione dell’Arsenale militare, i cantieri navali Tosi e l’espansione edilizia della città la situazione economica mutò, ma l’usura continuò ad essere praticata e lo è ancora oggi con frequenza minore…speriamo.

Pubblicato su Cosmopolis 5/2/2012

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