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La Cattedrale di San Cataldo e lo spirito inquieto della città

San Cataldo è la più antica Cattedrale di Puglia, ma soprattutto è il documento che, meglio di tutti, testimonia la storia, la cultura e lo spirito della sua città.

La data della sua fondazione non è certa, probabilmente l’attuale edificio è stato eretto su una preesistente Chiesa Bizantina distrutta dai Saraceni durante la loro incursione del 927 d. C., difficile ipotizzare che “la fabbrica” sia sopravvissuta alla devastazione ed al fuoco comunque non sono rimaste tracce riconoscibili. L’esistenza di una Chiesa è dimostrata da documenti cartacei come la lettera di papa Galesio I nel 495 d. C. Tutto sembrava destinato a scomparire cancellato con uno sbuffo di vento come fosse solo un’orma impressa sulla sabbia.

Tuttavia la città era d’importanza strategica per Bisanzio che, oltre alle incursioni piratesche, temeva l’invasione dell’Italia meridionale da parte dei Normanni. Per questo, l’imperatore Nicefaro Foca dette impulso alla ricostruzione di Taranto e della sua Cattedrale.

I lavori di edificazione vennero avviati intorno alla metà del X sec. e la fretta del loro “cammino” è tuttora verificabile nei materiali di risulta usati per costruire il nuovo impianto. Ad esempio si possono osservare le colonne ed i capitelli delle navate dall’entrata al transetto. Diverse sono le forme, le dimensioni e i “trapani” che le hanno forgiate, dunque sono materiali presi da altre costruzioni di tempi e significati diversi.

La costruzione “sopraelevata” risale allo stesso periodo della cripta, il cui perimetro coincide con quello del braccio trasversale. Il sottocorpo era illuminato dalle finestre che si aprono tutt’intorno al perimetro attualmente adombrate da altre costruzioni vicine. Probabilmente, la cripta si estendeva lungo tutta la cattedrale e, dunque, anche sotto il braccio longitudinale. Intorno al 1160, il braccio longitudinale venne abbassato di livello così da creare una differenza col piano dell’altare. Per questo, una parte di cripta fu sventrata e fu dato mandato a Petrosius di decorare con un mosaico il pavimento. Oggi tale “tappeto musivo” non è decifrabile ma un rilevamento del lla metà del XIX sec. mostra la figura di Alessandro Magnosollevato dai Grifoni e poi calpestato, con la sua superbia, dai fedeli della Chiesa di Roma. La città era passata in mano normanna, il mosaico infatti mostra anche la rivalsa della Chiesa latina su quella greco-bizantina che per tanto tempo aveva esercitato la propria supremazia nelle terre della Magna Grecia.

Oltre al mosaico, il braccio fu diviso in tre navate come si presenta ancora oggi. La cappella di San Cataldo fu, invece, realizzata nel XII sec.

L’edificio ha conosciuto continui rifacimenti, ampliamenti, l’abside, il capocroce (non ancora ben datato proprio a causa dei frequenti cambiamenti che lo hanno stravolto), e innesti sono stati fatti lungo tutto il corpo come le cappelle nobiliari erette lungo le pareti del braccio longitudinale con lo sfondamento del muro perimetrale.

Queste “aggiunte” sono state eliminate dal restauro del 1950. Anche il campanile del 1400 fu abbattuto perché pericolante e sostituito con una copia mediocre.

La facciata risale al 1713 e maschera con elegante sobrietà i continui rivolgimenti “intestinali” di uno spirito che sembra non trovare maI pace.

PUBLICATO SU COSMOPOLIS IL 5/5/2012

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