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Annibaale e il cinghiale

Annibale svernava in Puglia sperando d ricevere al più presto i rinforzi promessi da Filippo di Macedonia. Gli aiuti sarebbero arrivati agevolmente sbarcando nel porto di Taranto. Ma, nel 212 a. C., la città era in mano romana e pagava un pesante tributo dovuto alla sconfitta di Benevento, dove erano schierati i tarantini al fianco di Pirro.

Le condizione imposte da Roma alla ricca colonia greca erano state ulteriormente appesantite dopo il tradimento di Filea tarantino che aveva liberato alcuni ostaggi tenuti a Roma che poi erano stati ripresi e uccisi. Questo alimentò il malcontento nelle nobili famiglie di Taranto a cui, i malcapitati, appartenevano, tanto che alcuni giovani tarantini ordirono una congiura per far entrare Annibale in città e liberarla dal giogo romano.

I giovani prima riuscirono a mettersi in contatto col comandante cartaginese il cui accampamento distava tre giorni di marcia dalla città magno greca (secondo Polibio e Livio). Stretto l’accordo col duce con un solo occhio, pensarono a stringere “amicizia” col custode della porta di città posta fra le attuali Corso Italia e via Emilia. Infatti fra loro vi era Filemeno, conosciuto come abile cacciatore e questi usciva regolarmente da quella porta, al suo rientro il custode gli apriva semplicemente richiamato da un fischio. Come ringraziamento Filemeno gli dava parte delle sue prede. Il giorno concordato per l’entrata di Annibale fu organizzata una grande festa, usuale per i tarantini, e il giovane prefetto romano, Marco Livio, vi prese parte fin dal mattino finendo ubriaco tanto da non reagire alla notizia che Annibale stava compiendo razzie nel territorio vicino. I romani non si erano chiesti come mai, finito l’inverno, i cartaginesi non avessero spostato subito il loro accampamento perché, prudentemente, il duce fenicio aveva fatto spargere la voce di una sua malattia che rallentasse le manovre. Mentre un manipolo di libici entrarono in città dalla porta Temenide, Annibale entrò dalla piccola porta dove il guardiano aspettava Filemmeno che gli aveva promesso un cinghiale. Anzi entrarono prima il cacciatore con un pastore e due portatori con la preda”ambita” questi poi uccisero il guardiano, fecero entrare pochi uomini per uccidere le guardie ed infine aprire le porte, indisturbati, al nuovo alleato.

 Pubblicato sul Cosmopolis il 30/5/2012

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