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Citazione da: L’ultima estate della ragione

Oggi è il giovedì Santo, per la “cristianità”giorno dedicato al pellegrinaggio dei Sepolcri. Per questo mi sembra doveroso oggi citare questo libro, l’ultimo scritto da Tahar Djaout, ucciso dai terroristi perché scriveva di cultura sul giornale. Dunque oggi, diffondo queste parole…

In situazioni che diventano sempre più frequenti, Boualem Yekker si sforza di dimenticare il presente: fa appello ai ricordi, a immagini; si lascia guidare da alcune parole, veri salvagente, che lo conducono delicatamente verso rive famigliari. A lui piace lasciarsi invischiare da certe immagini che lo trattengono, prigioniero volontario, lontano da un presente dal volto macabro. Boualem s’abbarbica tenacemente a queste immagini come se avvertisse che il giorno che verrà quando nessuna evasione, fosse pure immaginata, sarà più permessa. Sì, si ha spesso l’impressione che i giorni del sogno siano contati. Boualem si applica a risuscitare il più gran numero possibile di figure e di paesaggi lontani e vaghi prima che giunga inesorabilmente il caos.”

Tratto da L’ultima estate della ragione, di Tahar Djaout

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