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Pipijello e la jattura dello straniero

Anche se Taranto fa ogni sforzo per adeguarsi alla modernità, c’è una forza ritardatrice che per ora non accenna a diminuire: la profonda superstizione popolare.” Mentre George Gissing scrive queste osservazioni Sulle rive dello Ionio, circa la popolazione autoctona, i suoi piedi si gonfiano, irritati dal bacio di un aracno altrettanto “autoctono”, inizia un formicolio che sale lungo le gambe per esplodere in prurito sulla schiena provocando piccole scosse delle spalle esagerate da goffi movimenti accennati dalle braccia e dalle mani. Un bruciore articolato con chiazze rosse gli avvolge la testa inducendo la lacrimazione dei piccoli occhi celesti iniettati di sangue. L’orticaria entra nel cranio dalle fosse oculari, va dritta per la sua strada e s’impossessa del cervello fino a confondergli le idee. Non è superstizione, non è scaramanzia, non è ignoranza, quella che ha visto è scienza, scienza applicata alla vita quotidiana, provare per credere. E comunque questi intellettuali forestieri hanno tempo da perdere, al contrario di Pipijello che fatica per portare a casa il pane da far mangiare ai suoi figli. Pipijello è il famoso mitilicoltore e “mercante” di cozze, non uno di quelli che vendono al dettaglio ma un signor cozzarulo che guadagna appena arriva con la barca sulla marina piccola a scapito di ristoranti e rivenditori di altri paesi. Il buon tarantino si rattrista nel vedere l’inglese così mal messo, però anch’egli ha una faccia pallida con le occhiaie… Il problema è che ha una bella moglie prosperosa ma la creatura appena nata non trova il latte in tutta quell’abbondanza, anzi piange tutta la notte per la fame, e non lo fa dormire. In effetti Mimina pure è preoccupata, teme che l’Aùra gli abbia tolto il latte e continui a far dispetti per cacciarli di casa. Per questo Pipijelo, da bravo figghie, va a raccontare tutto alla mamma che di queste cose se n’intende. “Ma quale Aùra, questa è una fattura che qualche invidiosa ha fatto alle menne di Mimina”. Secondo la medicina popolare quando una puerpera si ritrova senza latte vuol dire che un’altra l’ha preso e l’unica cura è rompere la fattura. “Mimina, senti a me, non c’entrano i morti, la colpa è degli sguardi invidiosi che hanno seccato l’aria che respiri. Figghia mea devi riprenderti il latte, so come fare, ma prima dobbiamo chiedere alla Sanda moneche se riusciamo a uscire da ‘sto guaio. A mezzanotte vengo qua e facciamo tutto perbene e se Pipijelo vuole dormire vada a casa mia. Io sto qui con te!” Così Pipijelo finisce fuori di casa, ramingo come un turista senza pace, se l’è cercata, a compatire gli altri attiri la loro sfortuna, ma questo per noi non vale, siamo moderni noi… non è vero?

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