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Il cavaliere senza macchia e senza paura

Nella Taranto di fine Ottocento arriva un ispettore mandato dalla Soprintendenza delle belle arti di Napoli. Si tratta del professore Luigi Viola, un uomo di origine modesta, grande studioso di lettere antiche, ma pratico anche del tornio e del lavoro d’artigiano come voleva nonno Cesario. In questo romanzo scritto dal figlio Giulio Cesare, ritroviamo la leggenda del “cavaliere senza macchia e senza paura” come Luigi era indicato dalla stampa locale. Taranto gli deve molto: la scoperta delle mura greche, la fondazione del Museo Archeologico, l’amministrazione del Comune… “L’anno seguente nella nostra casa nasceva Alessandro, ma già mio padre non era più sindaco di Taranto. S’erano accorti che la sua presenza al Comune disturbava il gioco delle inveterate clientele: il contino Pietro d’Ayala, del partito avverso, deputato del nostro collegio, aveva provveduto perché il direttore del Museo di Taranto fosse trasferito al Museo di Napoli. Son cose codeste, che accadevano allora e accadono oggi.” Infatti ancora oggi è tangibile la irriconoscenza dei suoi “concittadini” che vogliono demolire la sua amatissima “casa” a Solito. Nella masseria “Solito” scoprì i resti di un antico santuario: la “Cripta del Redentore”. Ma l’unica attività che gli permise qualche agio, verso la fine della sua esistenza, fu la  coltivazione del tabacco, il primo nell’agro tarantino.

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