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Il Bruto, il romanzo di una vita

Il Bruto di Michele Pierri è un libro affascinante e sorprendente.
La storia di un’anima che cerca di essere autenticamente sé stessa, malgrado i condizionamenti esterni.  “[…] compiere un ritratto vivente, perenne di Bruto mi ha torturato […] quando lo ebbi tra le mani […] vidi che mi rassomigliava e non ho avuto ancora il coraggio di sopprimerlo”.
Giuseppe Pierri, il figlio che ha curato l’edizione e la diffusione delle  opere paterne, ci spiega:
Perché il Bruto è rimasto pressoché inedito?
Gli scritti letterari di mio padre, e così il Bruto, riflettono aspetti profondi della sua interiorità. A causa della innata modestia aveva egli forte ritrosia a pubblicarli. Nascondeva a tutti, quanto più poteva, di essere un poeta. Fino a poco prima della sua scomparsa noi stessi figli eravamo convinti che il Bruto fosse andato perso. Fu la Merini (allora moglie del poeta Pierri) a mostrarcelo da cassetti chiusi che mai noi avremmo aperto.
Come nasce il Bruto? e il nemico è Cesare o Antonio?
L’origine del Bruto è da ricercare in un sentimento di ribellione culturale contro la sopraffazione e la libertà che già aveva portato l’autore a vivere un periodo anarchico a Parigi. Il nemico che fa maggior ribrezzo è Antonio che per sete di potere, ancor più che di danaro, da vita al Cesare, avversario verso il quale invece potrebbe muovere  pietà.
Negli ultimi due rifacimenti ci sono molte citazioni di Nietzsche. Come mai un autore profondamente credente, come suo padre, dimostra tanto amore per il filosofo dell’Anti-Cristo?
L’affermazione del cristianesimo in forma definitiva avviene in mio padre durante la carcerazione politica del 1934 sulla base di una formazione culturale vasta e diversificata.  A Nietzsche si era accostato da giovane attraverso alcuni testi in lingua originale posseduti del padre. Negli anni ’30, quando si preparava alla contrapposizione ideologica al Fascismo si procurò dalla Francia l’intero corpus delle opere di Nietzsche, il Capitale di Marx e alcune riviste ad orientamento sociale. A tutto ciò si sommò la conoscenza interiorizzata del Buddismo acquisita dalla frequentazione di Giuseppe De Lorenzo, quella del pensiero sociale di Francesco Nitti, e la esperienza anarco-operaria di Parigi. A queste esperienze si unirono gli insegnamenti di San Giuseppe Moscati, suo docente di medicina e padrino di cresima. Il tutto si concretizzò nella dedizione ai sofferenti consentitagli dalla professione di medico.
Le pagine che più mi hanno infervorato, sono state quelle censurate dall’Ovra, probabilmente perché scritte da un mio “coetaneo virtuale”… Qual’è, secondo lei, l’attualità di quest’opera ?
Il Bruto credo non abbia dimensione temporale ma, purtroppo, un valore sempre attuale perché tale è la necessità di opposizione alla sopraffazione umana. La stesura letterale d’un romanzo porta con sé un necessario inquadramento in un tempo storico ma nel Bruto manca qualsiasi riferimento esplicito a fatti, circostanze, personaggi storici. Emerge solo la necessità d’una rivoluzione libertaria continua. Il sacrificio di Bruto non può mai essere risolutivo del male. E’ questo che conferisce al romanzo valenza universale e sempre attuale.
spirito.
Lucia Pulpo
Pubblicato su Cosmopolis
il 13/01/2012

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