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L’isola dell’oblio

 

Nel 1940 Taranto fu ferita mortalmente da un attacco aereo ad opera degli alleati, l’offen­siva nota col nome di “La notte di Taranto. Il bombardamento fu progettato a Malta, da dove partirono gli aerei inglesi, ed infatti nei sotterranei del castello nella Valletta, le cosid­dette War-rooms, sono conservati i piani d’attacco e il plastico della città di Taranto. I moti­vi che portarono a quest’azione furono tanti: la base militare, la concentrazione di navi nel porto e non da ultimo il tradimento che segnalò l’ormeggio in rada scoperto, cioè con le di­fese antiaereo abbassate. Ma in un certo senso fu anche la rivincita di Malta sulla posta­zione nemica di Taranto. “L’inimicizia” risale ai tempi di Napoleone e della campagna d’E­gitto. Al tempo Malta era il porto strategico per il controllo dei traffici nel Mediterraneo. Na­poleone consapevole dell’importanza del Mediterraneo per la conquista di Africa ed Asia, decise di sottomettere l’isola ma aveva bisogno di un porto d’appoggio… gli fu segnalato dall’ammiraglio Pierre Charles de Vileneuve, in una lettera a Napoleone scrisse: “Non esi­ste nel Mediterraneo una rada più bella, più sicura e più favorevole di quella di Taranto”. Così i francesi fortificarono le coste e scelsero l’isola di San Paolo per la costruzione del loro forte militare. Napoleone sottomise Malta e non solo… Nel frattempo era giunto a Ta­ranto il generale d’artiglieria Pierre-Ambroise-Francoise Choderlos de Laclos, Ingegno multiforme, “padre” della granata ed autore del romanzo epistolare “Le relazioni pericolo­se”. Morì dopo alcuni mesi e fu seppellito, per suo espresso volere, nella piazza d’armi del forte a cui era stato assegnato. Alla definitiva partenza dei francesi, la sua tomba fu oltrag­giata e profanata dai pescatori che per questo iniziarono a parlare di uno spirito inquieto che vagava sull’isola arrecando sventura a chi si avvicinasse alla sua isola. Anche i nostri militari parlano del fantasma dell’isola, ma come uno di loro, lontano da casa e raccontano delle sue partite a biliardino di notte o delle lettere battute sulla tastiera della macchina da scrivere… Sicuramente la storia di Laclos non intimorisce tutti quei pescatori di frodo che buttano le reti a strascico e impoveriscono i fondali o quelli che vanno a rubare catene, an­core e chissà se sono rimasti gli infissi lignei e quelli bronzei del pezzo di forte napoleonico sopravvissuto alla demolizione per lasciare posto alle “nuove” costruzioni del secolo scor­so. Vendette, ritorsioni, furti, rovina… ma come ogni “cosa umana” c’è un spiraglio felice come ben sanno i turisti di un villaggio di Ginosa che vanno a farsi il bagno nella secca fra l’isola di san Paolo e quella di san Pietro… fortunatamente la Natura riabilita ciò che l’uomo devasta ed abbandona.

Lucia Pulpo

pubblicato su TarantoOggi, 26/8/2011, p.12

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