Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

L’aurora della Democrazia

Vorrei tracciare qui un profilo storico della Democrazia, considerandola come la risposta ad una società che si evolve.3 

Con questo intendo dire che la democrazia come espressione del “mondo vitale” di HABERMAS novera “fra le sue componenti strutturali la cultura, la società, Ia personalità, come sistemi d’azione che costruiscono ambienti l’un per l’altro”. (1) Per cui ricercando le origini della civiltà democratica è utile rifarsi agli insegnamenti (più che agli esempi) degli antichi fra cui si evidenzia quello greco per l’alto grado di sapienza oltre che di saggezza.

Come dice ELIAS: ” Senza l’eredità antica, il controllo e l’impostazione dei problemi davanti ai quali fu posta la società avrebbero avuto certamente esiti differenti .Sotto un certo aspetto, si costruì su basi preesistenti.”.(2)

Quel che ci è stato tramandato dall’antichità non è un sistema di governo sottoposto al mutare delle esigenze popolari, ma l’idea, forse la percezione di un’idea democratica; a cui, come ad ogni idea, non si può attribuire né un luogo né una data di nascita né possiamo essere certi che una forma democratica non sia stata praticata in contesti sconosciuti a noi perché magari non tramandati in testi per noi decifrabili.

Diciamo che il primo punto “fisso” a noi pervenuto è nell’Atene del VI-V secolo a. C.

Probabilmente la parola DEMO KRATIA fu concepita proprio ad Atene per indicare che il potere politico (kratia) era gestito dal governo dei demoi = popolo che agisce (ma anche poveri).

La caratteristica della democrazia ateniese è la sua forma diretta cioè i cittadini riuniti in assemblea si esprimevano direttamente per acclamazione in piazza, sulle decisioni da prendere.

Se inizialmente la partecipazione attiva era limitata in base al censo, con la riforma di Clistene fu abolita tale regola e i poveri acquisirono il diritto-dovere di interessarsi alla propria città4.

Comunque, nel momento di massimo sviluppo i cittadini attivi di Atene non superarono mai le 40-50000 unità5; questo ci ricorda che erano esclusi gli schiavi, gli stranieri e le donne (con qualche eccezione). L’assemblea assegnava gli incarichi chiave (ad esempio l’incarico di generale), l’assegnazione poteva avvenire tramite elezione ma più spesso fu usato il sorteggio.

Questa forma in particolare non sarà più ripresa e la democrazia ateniese sarà assoggettata dai macedoni prima, e definitivamente spenta dai romani dopo appena due secoli di vita.

Secondo Aristotele il fatto sostanziale era :” Tutti comandavano a ciascuno e ciascuno comandava, a sua volta, a tutti “.

Questo ci dice che vi era una rotazione nelle cariche pubbliche ,ciò avrà reso più difficile la corruzione, così come la specializzazione.

Sartori, a proposito di Atene, sottolinea l’uso improprio della definizione città-stato perché presenta più i caratteri di una comunità che l’organizzazione di un vero e proprio stato.

In concomitanza di Atene anche a Roma si formò un governo a partecipazione riservata dapprima ai patrizi poi diventò, più genericamente, popolare: la Repubblica.

Premessa l‘esclusione dei barbari, degli schiavi, delle donne, il numero dei partecipanti alla vita politica diventò enorme perché il territorio controllato da Roma, col tempo, fu notevolmente esteso.

Repubblica ovvero la cosa che appartiene al popolo quasi a voler sottolineare il “fatto” pratico della partecipazione dei cittadini6.

La repubblica romana ebbe vita più lunga rispetto alla democrazia ateniese, ma fu meno felice di quest’ultima poiché alle elezioni che avvenivano nel foro dell’urbe non avevano facile accesso i cittadini residenti lontano per i quali il viaggio era un ottimo deterrente alla manifestazione del proprio volere.

Le differenze quantitative non portarono cambiamenti sostanziali alla gestione del governo.

Roma allargò i confini della sua micro democrazia come semplice espansione territoriale senza adeguarsi alle esigenze dei nuovi cittadini.7

Tuttavia non fu l’insegnamento dell’antichità a dare il via a questo movimento.”, come dice Elias8.

Le civiltà antiche rispondono a due principi: 1) sono civiltà rette dal lavoro degli schiavi; 2) nascono e si sviluppano in relazione alla posizione geografica nei pressi dell’acqua.

Questi rimangono esempi isolati dal passare di troppi secoli, cosicché la storia della democrazia sembra arrestarsi e scomparire definitivamente recisa sul nascere.

Seguendo il ragionamento di Dahl come terzo esempio di democrazia mediterranea dovremmo parlare dei comuni dell’Italia Medioevale, questo completerebbe il quadro delle repubbliche come città-stato, dove manca un vero parlamento e delle istituzioni rappresentative.

Preferisco accostare la “crescita” democratica al progresso della civiltà ed allora la differenza non la fa il parlamento, ma la suddivisione del lavoro; lavoro inteso come attività cosciente necessaria non solo per la sopravvivenza fisica, ma anche per il mantenimento dell’equilibrio psichico.9

Per cui prima di introdurre la storia dei comuni come la culla dell’indipendenza del lavoro dalla schiavitù della forza e della violenza, parliamo della società dei Vichinghi, la quale lungi dal superare le differenze fra uomini liberi, donne, stranieri, il potere era diviso tra tutti gli uomini liberi10, ma non equamente perché variava in base alla ricchezza e allo status di famiglia.

Già dal II secolo d. C., nella zona di TRONDHEIM ( Scandinavia), si erano riuniti in assemblee locali che in genere si svolgevano in fattorie oppure in luoghi aperti recintati da pietre enormi. In queste assemblee dette Ting si prendevano le decisioni, si dirimevano liti e si discutevano le leggi , spesso anche il re era condizionato da questa assemblea a cui doveva giurare fedeltà, considerando che il Ting poteva anche intervenire sulla nomina e sull’operare del re.

Il Ting, quindi, è un prototipo di parlamento che i Vichinghi si portarono dietro nelle loro invasioni e lasciarono come seme di una pianta dalla crescita lenta ma resistente se paragonata a quella dell’età greca.

Il grande passo avanti rispetto alle condizioni arcaiche del feudalesimo medioevale avvenne nelle dinamiche città della Val Padana e nelle grandi città costiere del Mar Tirreno”. 11

I mutamenti nell’ etica e nella gerarchia dei valori fu dovuto al nuovo modo di considerare il lavoro ed il suo rendimento.

A causa delle continue invasioni e scorribande di pirati e briganti, i contadini iniziarono prima a rifugiarsi in prossimità dei monasteri, vere e proprie fortezze, poi col crescere degli scambi commerciali si riunirono in centri urbani protetti da mura fortificate.

I liberi artigiani e i commercianti si organizzarono in associazioni professionali in grado di esercitare forti pressioni sull’aristocrazia consolare al potere.

Le città italiane hanno avuto tre momenti fondamentali nella loro storia:

  1. dalla metà del IX sec. al XII sec. il regime consolare ;
  2. dal XII al XIII sec. allargamento della base politica tramite la partecipazione di nuovi gruppi provenienti dalle corporazioni (periodo aureo);
  3. i capitanous populi affiancano i podestà, le associazioni militari affiancano le artes. Il comune diviene signoria.

A questo destino sfuggì temporaneamente la città marinara di Venezia sorretta dal grande afflusso di denaro proveniente dal commercio. Al contrario Pisa e Genova che vantavano una tradizione più militaresca (dico questo per sottolineare come il lavoro fonte di guadagno sia divenuto un valore più onorevole della potenza militare) persero la loro indipendenza decisamente prima di Venezia perché iniziarono a combattersi fra loro.

All’’interno dei comuni la dinamica sociale cambia così come cambia la collocazione sociale attribuita non solo per diritto di nascita ma anche in base al lavoro e dunque ad una 12corporazione.

Sebbene le forme di governo non siano propriamente delle liberal-democrazie, si va affermando la consapevolezza del lavoro come necessità per la dignità umana che è il primo passo verso lo spirito libero della democrazia moderna.

Mentre nell’Italia dei comuni si sperimentavano, ancora, forme di democrazia diretta, nell’Inghilterra di Edoardo I (1272-1307) si incominciava già ad affermarsi una forma rappresentativa tramite assemblee dapprima sporadiche con rappresentanti eletti, modello sul quale si formò il parlamento (XVIII secolo) con l’incarico di controllare e limitare i poteri del re.

Le decisioni del parlamento erano a loro volta, il risultato di un equilibrio raggiunto fra il volere dei nobili (camera dei Lord) e quello del popolo (camera dei deputati). (*)

L’Inghilterra è considerata il primo esempio di democrazia moderna, anche se tuttora manca la costituzione scritta, le sue consuetudini democratiche erano ammirate già da Montesquie,13 mentre Rousseau fu critico nei confronti della mancanza di una carta scritta poiché non vedeva riconosciuti i diritti, i doveri, né garantita la libertà del popolo, infatti egli ammonirà gli inglesi perché schiavi dei propri rappresentanti eccezion fatta, solo, nel momento del voto.

Questa mancanza sarà colmata dai figli dell’Inghilterra coloniale ovvero gli Stati Uniti che Sartori porta a modello anche per i contemporanei. (14)

14In effetti i padri di questo stato americano considerano il modello inglese una buona base di inizio (3) da migliorare con l’introduzione di una carta scritta che sancisse i diritti del cittadino primo fra tutti la libertà.15

Il cittadino americano non è più soggetto al volere incontrastabile della maggioranza , ora è tutelato dal riconoscimento della sua libertà, può cambiare opinione e non uniformarsi poiché anche le minoranze hanno una voce. “Infatti le politiche specifiche sono tendenzialmente un prodotto del governo di più minoranze.” 16

Il passo più rivoluzionario17 verso un governo egalitario è certamente da attribuire ai francesi che furono i primi , sotto la spinta del pensiero illuminista, ad emanare la dichiarazione dei diritti dell’uomo a cui seguì, anche, il ribaltamento della monarchia a favore della repubblica intesa come governo del popolo.

La dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino fu emanata nell’Agosto del 1789 dalla Assemblea Nazionale (metamorfosi degli Stati Generali ad uso del re) mentre negli USA (dopo la dichiarazione di indipendenza del 1776) la costituzione era scritta già dal 1787 (Filadelphia).

Chissà cosa avrebbe detto Machiavelli visto che non fu un principe ad usare la forza ma un intero popolo unito al grido: libertà, fraternità, uguaglianza.

Con la rivoluzione francese la massa prende coscienza della sua forza come quantità numerica ma sarà nella seconda metà del XIX sec. che a questa “minaccia” corrisponderà l’apertura delle monarchie verso forme liberal-democratiche.

CONCLUDENDO: Democrazia, un percorso da proseguire

Il bisogno come diceva Hegel, sta in ragione dell’interpretazione che ciascuno dà dei propri bisogni:: e i nostri bisogni sono aumentati, mentre le nostre società sono appesantite da una minacciosa saturazione demografica.”18

Nel tempo è cambiata l’idea e le esigenze e le condizioni possibili di libertà, “senza dubbio, l’esistenza di un Potere ha sempre posto un freno alla libertà degli individui che vivono sotto questo Potere; nel contempo, ha però enormemente potenziato la loro capacità di incidere sulla storia.”19

Nel nostro percorso storico non ignoriamo le profonde differenze fra mondo antico e mondo moderno, siamo partiti dai Greci semplicemente per rispettare la derivazione etimologica della parola, il passato spesso è citato per impreziosire un’idea… ma l’idea di democrazia è così aurea che “abbraccia tutto”.20 Probabilmente, come dice Rousseau, non si addice agli uomini ma agli dei!

Allora parlare di storia della democrazia ci serve per dimostrare che gli uomini hanno sempre provato ad essere i cittadini del pianeta uomo.  

 A CURA DI Lucia Pulpo

1 Habermas :Teoria dell’agire comunicativo Vol. II ed. il Mulino pag. 749

2 Elias:Potere e civiltà. Pag 74

3 “La democrazia non si è mai identificata con una specifica corrente di pensiero: essa è piuttosto un prodotto di tutto lo sviluppo della civiltà occidentale.” Sartori: Elementi di teoria politica pag. 33

4 Il cittadino era al servizio della città, egli doveva adeguarsi e neppure lontanamente pensava che la maggioranza dei concittadini potesse dare udienza alle sue esigenze.

5 Dizionario filosofico: la Garzentine, voce: la Democrazia

6 I romani avevano uno spirito più pratico rispetto ai greci da cui emularono le arti , l’astrazione del pensiero filosofico di cui svilupparono la retorica utile al fine di convincere gli altri sulle proprie posizioni.

7 Per Roma vale quanto detto per Atene cioè lo stato non è in funzione del cittadino, al contrario, il cittadino deve adeguarsi allo stato.

8 Elias: Potere e civiltà pag. 74

9 Così come suggerisce il già citato Elias.

10 I vichinghi ritenevano la loro società egalitaria poiché non avevano padroni.

11 Bosl: Il risveglio dell’Europa: l’Italia dei comuni pag. 40

12 Secondo Dahl il parlamento inglese sarebbe un discendente delle assemblee vichinghe, i Ting. Anche i paesi scandinavi, in generale, l’Europa del nord avrebbero ereditato da questa popolazione una maggiore predisposizione a forme democratiche come corrispondenti a forme parlamentari. Tuttavia la lontananza geografica dalla Chiesa di Roma e dalla censura che da questa veniva mi porta a pensare che ad una maggiore libertà di pensiero e di stampa sia corrisposta un’autentica possibilità di democrazia come forma libertaria.

(*) Sartori in Democrazia e definizioni esalta gli Stati Uniti come il miglior esempio di liberal-democrazia anche se il modello è in divenire.

13 Montesquie ricavò dall’osservazione della realtà inglese la dottrina della separazione dei poteri espressa nel XI libro dello Spirito delle leggi. Dottrina che influenzò la formulazione delle costituzioni francese e americana.

14La madre patria sostituiva con le sue consuetudini e le sue tradizioni la storia, in particolare il Medioevo, che mancava al giovane paese, anche se, proprio in questa mancanza di regole da rispettare ha permesso un’ingenua trasgressione delle ” diseguaglianze” affermatesi come diritto nel tempo (come dice Sartori).

15 La visione degli States figli e continuatori dello spirito anglosassone non è condivisa da tutti, infatti Dahl dice in Prefazione alla teoria democratica pag.148 “Benché gli scienziati politici, a volte, abbiano l’aria di pensare che nel sistema parlamentare inglese si possano ritrovare molte delle virtù e pochi dei vizi della politica americana, io intendo pensare che in quel sistema le elezioni abbiano un potere di controllo ancora minore che nel nostro.”

16 Dahl: Prefazione alla teoria democratica ed. di comunità pag. 152

17 Come irruenta azione eversiva

18 Sartori: Democrazia e definizioni ed. il Mulino 1987

19 Geymonat: La libertà ed. Rusconi 1988 pag.103

20 Sartori: Elementi di teoria politica pag.33

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