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La farsa dellla diossina

 

Ave Caesar, morituri te salutant.

Questo è il saluto più appropriato che noi cittadini possiamo rivolgere al ministro dell’am­biente Stefania Prestigiacomo ed al suo staff.

Un saluto rispettoso a chi gioca sulla nostra pelle; giochi bizzarri ma variopinti, con tante luci e parole stra bordanti, come nei caroselli pubblicitari dei troppi festival: festival della musica sull’ambiente, festival della filosofia sull’ambiente, festival cinematografico sull’am­biente, fatti per denunciare i crimini commessi dall’uomo contro il proprio habitat, ma eventi che troppo spesso finiscono col lavare le coscienze senza realizzare fatti concreti.

Opere teatrali come “25000 granelli di sabbia” di Alessandro Langiu (regista ed interprete tarantino), hanno il merito di esportare e riprodurre lo smarrimento della gente comune co­stretta, continuamente, a pulire e respirare polvere cancerosa. Il gesto ripetitivo ed osses­sivo di ramazzare a terra, dove, inesorabilmente, si posano strati di polvere ferrosa, la sensazione di avere l’aria addosso pesantemente incollata, sono particolari di vita quoti­diana che, come un “memento mori”, ci ossessionano con la percezione dell’inquinamen­to, non più, semplicemente, atmosferico ma radicato nel nostro corpo, un veleno che si è infiltrato e, ora, ci opprime anche l’anima.

Purtroppo, il problema non è isolatamente locale, ad esempio si parlò del caso di Genova negli anni ’90 o della Coketown descritta da Dickens nell’Inghilterra della seconda rivolu­zione industriale.

I tratti sono sempre gli stessi fra polvere, gas, odori nauseabondi e cibi avvelenati; nel 1997 la diossina nei polli di diverse aziende USA superava i limiti consentiti per legge; nel ’99 erano i polli belgi ad essere carichi di diossina, nel 2007 la diossina fu trovata nello yo­gurt prodotto a Genova; in primavera le mozzarelle di bufala campane furono condannate dalla comunità internazionale per diossina, la stessa che i bambini tarantini bevono col lat­te.

La sofisticazione dannosa della natura, Severino (filosofo italiano contemporaneo), la attri­buisce al depauperamento dell’etica moderna nei confronti del nostro ambiente naturale, a favore di uno sviluppo smodato della tecné. Un eccesso prepotente ed arrogante, quello dell’industria a tutti i costi, che, non solo, ha interferito rovinosamente nel rapporto armoni­co uomo-natura, ma presenta un conto inestinguibile fino alla distruzione della vita stessa.

Per l’economista francese Serge Latouche l’unico rimedio possibile a breve e medio termi­ne è una politica di decremento, dove al centro ci sia l’uomo con i suoi bisogni primari, sfoltiti da tutte quelle sovrastrutture che, finiscono per mettere in forse la sua sopravviven­za.

Nella città russa di Chapaevsk, dalla seconda guerra mondiale, si produce diossina per le armi chimiche e derivati vari, la città e la campagna limitrofa affogano nella diossina, tanto che la popolazione è stata ridotta ad un quarto dalle malattie ,soprattutto tumore alla gola ed ai polmoni; il sindaco della città Malakhov ha proposto l’evacuazione completa della zona, perché la bonifica costerebbe troppo. Sarà questa l’unica alternativa imposta ai no­stri figli?

Una bella lezione viene da Pechino, il cui inquinamento stratosferico è stato premiato con i giochi olimpici, in nome dell’economia emergente cinese sono stati accantonati principi e propositi del protocollo di Kyoto.

L’inquinamento non esiste, i dati elaborati sulla base di analisi, studi e ricerche condotti dall’Arpa, tutti i dati ed i numeri sono relativi e vanno interpretati secondo le convenienze personali

A pensarci attentamente, la diossina prodotta dall’incenerimento della spazzatura e dall’in­dustria siderurgica, o da altro, insomma qualunque tipo di diossina è un tocca-sana per la salute, particolarmente indicata per il funzionamento dei polmoni e dell’intero sistema re­spiratorio.

Chiacchiere? Non più mistificatorie di tante altre a cui ci siamo assuefatti.

Siamo circondati ed immersi in una realtà grottesca, popolata da comparse caricaturali, in­coscienti di essere tali, come i personaggi “interrotti” di Marco Tarantino (scrittore stattese) esseri viventi nel limbo degli spettri: “Spalle alla porta: dell’inferno. Un sospiro più a sud. Lì cola la ghisa, qui scola la vita. […]L’uomo guarda e non vede: ha già visto. Conosce gli orari di visita d’ogni ospedale. Nella terra dei morti viventi il dolore funziona solo sino ad un certo cancello. Raggiuntolo i residenti iniziano a pensare a quando toccherà a loro farsi sbucciare l’arancia, sussurrare sto meglio o sto peggio,pregando di andarsene, basta…”

Forse, la morte è un’interpretazione erronea, difficile, troppo difficile da sbucciare senza farsi male.

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