DI SEGUITO IL PEZZO DI LAURA MATTEUCCI SULL’uNITò DI SABATO 31 LUGLIO, PAGINA 29.
“sERGIO ERA DI SINISTRA”
Qualcuno liberi il Marchione che c’era in lui. Rianimi il brillante e generoso dottor Jekill, soffocato dal torvo ed aggressivo mister Hyde, sperando che non finisca (malissimo) come nel romanzo.
Rivogliamo il Marchionne che quando è arrivato alla Fiat è rimasto allibito delle condizioni dei dipandenti e si è posto l’impegno di umanizzare l’ambiente di lavoro, perchè “a noi stanno a cuore le condizioni dei lavoratori”. Non solo l’ha detto, l’ha pure fatto, tra mense, docce, spogliatoi e l’apertura di Mirafiori baby, il più grande asilo nido aziendale d’Italia. Era settembre 2007, mica il secolo scorso. E qualche giorno dopo, il rissanatore della Fiat aveva dato copertura concettuale a fatti che ricordavano in linea diretta, l’illuminato Adriano Olivetti: ad un incontro per la rivista industria, aveva bacchettato i liberisti di casa nostra, perchè sbaglia, aveva detto, chi vorrebbe il sistema europeo convergere, per migliorare produttività, efficenza profitti, verso il modello americano. Sbagliato e nemmeno auspicabile, secondo il fu Marchionne. PPerchè “in Europa, il terreno culturale è fertilizzato da due condizioni storiche: un’apertura al mercaato recente e un forte senso di responsabilità sociale”. “Ed è proprio il forte senso di responsabilità sociale che ci differenzia dagli USA…Chiunque operi in Europa deve considerare questo particolare contesto sociale e politico”. Chiunque: dunque, anche mister Hyde.
Diceva Baudelaire: “di vino, di poesia, o di virtù, a piacere vostro ma inebriatevi”.
Giusto per un poeta. L’espressione più di moda è “vivere al massimo” stando sempre “su di giri”….Un’emozione continua, una passione irrefrenabile e coinvolgente, straziante e lacerante per la sua violenza, e per questo stesso motivo potremmo definirla “divina”.
Questo forse è possibile quando poggiamo i piedi su un terreno liscio su cui possiamo corree, saltare e dimenarci senza dover evitare grossi ostacoli. Quando è garantito l’equilibrio stabile dei nostri corpi. In situazioni precarie, invece, è necessario cercare un equilibrio interiore che influenzi e compensi la mancanza di quello esteriore, per riuscire a camminare e spostarsi dal terreno accidentato…. Ma è giusto rinunciare ad una bella caduta poetica? L’importante è accettare il dolore conseguente. Tuttavia cadere, rialzarsi e riprovarci significa diventare umani.
Questa settimana ho letto un articolo, su un quotidiano nazionale, nel cui titolo si condanna la teoria della gravità di Newton come errore.
Non ho le competenze per criticare questo “giudizio”, ma le motivazioni e le dimostrazioni descritte nell’articolo parlano un linguaggio bizzarro, con ladri, gemelli ed effetti fanta-scientifici.
Nuove teorie sono difficili da comprendere proprio per le novità che teorizzano, ma se sono divulgate così poco seriamente, allora perdono credibilità ed interesse.
Teorie geniali sono semplici proprio perché geniali e non bisogna ricorrere ad incantesimi, misteri e trucchi vari per esporne il contenuto. Chissà dove si nasconde l’intoppo nell’articolo o nella conferenza dello scienziato pazzo e genio incomprensibile?
Durante l’Università mi soffermavo spesso sull’enorme differenza che c’è fra i libri e le riviste “accademiche” e quelle di diffusione “popolare”.
Pensavo che sarebbe stato giusto integrare le une con le altre e non ammettevo la netta separazione vigente.
Ma quando parlo di filosofia ai non “addetti ai lavori” difficilmente colgo in loro interesse ed attenzione e questo succede anche per argomenti “abbordabili” raccontati magari semplicemente con richiami a film o storielle brevi.
Così quando ho potuto scrivere su giornali di diffusione popolare ho cercato prima di tutto un motivo per il quale il lettore potesse seguirmi anche se non particolarmente interessato alla filosofia.
Il rischio è banalizzare il discorso e renderlo troppo superficiale. Difficile rapportarsi con una classe di cui non si conosce il volto, l’età e gl’interessi.
Avrei gradito qualche lettore si facesse avanti scrivendomi un suo commento, un’osservazione… qualcosa per capire cosa ne pensasse dei miei pezzi; speriamo la prossima volta!
Nel Pianeta Follia, tutto funziona secondo ragione… quale sia non è dato sapere a noi folli. I manager, i capi, quelli che decidono della nostra vita sono persone diverse da noi (migliori?). Prima di tutto hanno esperienza in fatto di corruzione e malaffare; non hanno perso troppo tempo a studiare ma conoscono le maniere per aggirare la legge e le speculazioni legali. Persone di polso che sanno quando occorre dare, a noi asini, la carota oppure una bella frustata. Loro sì che sanno godersi la vita fra ville faraoniche e feste piene di lusso ed allegria.
Giusto, è giusto che siano loro a farci trottare per morire stanchi ed insoddisfatti… almeno a qualcosa vale!
Un riverbero di luce
accarezza la foglia di una pianta sul balcone.
Dal vegetale rimbalza contro la pietra del pavimento
e quasi si alza eretto sul muro attiguo.
Un’ eco felice che
entra in casa
e richiama l’occhio
senza presentarsi o bussare.
Nella stanza incontra la concorrenza di altre ombre
con cui gioca
sovrapponendosi,
disegnando un fiore dai petali tutti diversi
nella forma e nell’intensità di vivacità.
Intravedo una danza di corpuscoli
confusi e distratti
salgono, scompaiono, tornano
forse cantano e antenne sensibili di farfalle delicate
intercettano la loro melodia.
Dalle fonti artificiali
compro luce piatta ed uniforme
che non incanta la mia attenzione
con melodie magiche e vive.
Aspettiamo tempi migliori senza più riuscire ad immaginarci in essi.
Aspetta l’Estate, aspetta il lavoro, aspetta la serenità, aspetta Godot. Intanto l’entusiasmo di vivere perde senso, svanisce al punto da chiedersi cosa faremmo noi nei tempi migliori. Non riusciamo nemmeno più a sognarli , tanto meno a desiderarli a parte la retorica di un ottimismo formale e sgualcito. Continuiamo a trascinare avanti un respiro affannoso e provato dall’inquinamento e dallo stress del malcontento quotidiano. Qual’è il traguardo da raggiungere? C’è?
Almeno avremo qualcosa per non stare fermi ad aspettare.