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Riflessione personale


La letteratura è in primo luogo linea di fuga, non solo dalla lingua maggiore, ma, con lo stesso gesto, dall’io, dall’identità personale. “Scrivere è divenire. Ma non è affatto divenire scrittore. È divenire altro”.
M.Guareschi,Gilles Deleuze. Popfilosofo, Shake edizioni underground, 2001, p. 82

Divenire altro. Infatti quando scrivo ho in mente l’inizio ed ho un messaggio, l’idea di una storia che però si articola indipendentemente dalla struttura che avevo pensato. Cambia al punto da sorprendermi, non importa se la fine coincide con quel che avevo in mente, l’importante è il non-pensato che esce da me, vale a dire il nuovo pensiero, la riflessione che si sviluppa in quel momento con le parole.

Come funzioni per gli scrittori non saprei dirlo ma è interessante il discorso sulla lingua maggiore e sui significati indotti dalla scrittura.
Probabilmente una grossolana differenza fra lingua parlata e lingua scritta è che la prima deve usare le parole col loro significato standard per farsi capire velocemente, mentre la parola scritta ha tempo di assimilazione più lungo perché deve essere letta e questo le permette d’insinuare significati diversi a seconda del contesto… generando anche il desiderio di essere riletta perché “nuova” mai vista così prima.
Il divenire dello scrittore, il divenire della parola, il divenire del lettore.
Leggere un libro che ti lascia come ti ha trovato, che ti “scivoli” addosso significa perdere tempo… purtroppo, Molti hanno qualcosa da dire e la scrivono senza rendersi conto della differenza fra una conferenza stampa col microfono ed una pagina solcata dalla penna.

Comments

  • Antonella Giugno 23rd, 2010 at 17:26

    E come non paragonare un libro ad un film?non a caso citi Deleuze, che si e’ occupato tanto di cinema. sai secondo me, qual è la differenza tra un libro e un film? anzi no, ti parlo prima dei tratti comuni e poi delle differenze. Entrambi possono essere visti o riletti piu’ volte e ogni volta si scorge qualcosa di nuovo, un particolare che era sfuggito la volta precedente; entrambi colpiscono e coinvolgono il lettore o lo spettatore nelle storie narrate; entrambi parlano di punti di vista personali o sociali.e le differenze?secondo me nel film l’immedesimarsi e’ limitato e parziale, e anche la fantasia incontra le sue staccionate. Il libro apre porte e identita’ mai conosciute, l’immedesimarsi nei personaggi e’ totale e travolgente.Inoltre ti chiedevi cosa fa differire la lingua scritta da quella parlata?oltre a quello che dicevi che condivido, nel parlato tutto puo’ essere piu’ spontaneo e meno rigido, ma si possono commettere tanti errori, dire cose che non si voleva e ferire, e correggersi subito o in un secondo momento.Con la lingua scritta tutto deve essere piu’ razionale e controllato, le stesse cose le puoi riscrivere mille volte, e nell’era dei computer senza buttare fogli su fogli, e’ la lingua del pensiero e del ragionamento, ma anche quella del cuore e del sentimento.e poi dai anche i latini lo avevo capito, verba volant, scripta manent!

    Antonella

  • Lucia Giugno 24th, 2010 at 09:44

    Il linguaggio filmico è diverso e colpisce e coinvolge, contemporaneamente, più sensi.
    Inoltre io parlavo da scribacchina-lettrice…
    i film li guardi come spettatore non sei mai regista-sceneggiatore-scenografo-attore, percui cambia anche il rapporto con l’oggetto… insomma sono “cose” differenti non è del mezzo che volevo parlare… Grazie, ciao, Lucia

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