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Taranto non ha progetti spendibili

Il forum della Voce con Francesco Cavallo, direttore della Banca di Credito Cooperativo San Marzano. Qual’è lo stato di salute dell’economia jonica?

Qual’è l’idea del credito cooperativo rispetto a quella di altre banche?
L’idea del credito cooperativo nasce in Trentino 100 anni fa. I piccoli e piccolissimi proprietari terrieri dovevano rivolgersi agli usurai per avere prestiti oltre il valore delle loro proprietà. Soldi che servivano magari per sposare la figlia o per comprare sementi dopo un’inondazione, piccole cifre che però la banca vicina non poteva concedere a fronte di scarse garanzie.

Una specie di moderno micro-credito?
Sì, a San Marzano negli anni ’50 c’era un proprietario terriero che elargiva prestiti ai suoi mezzadri ed ai suoi braccianti che, oltretutto parlavano un dialetto particolarmente diverso da quello dei vicini, ad esempio non si comprendevano con i francavillesi, per cui non riuscivano nemmeno a chiedere un prestito nelle banche “straniere”.

Oggi la finanza è sotto accusa, sopratutto il sistema americano sembra “sbagliato”. In Europa la situazione è davvero diversa?
Certamente il sistema europeo è diverso da quello americano perché è maggiormente incentrato sui capitali reali che su speculazioni finanziarie. Le banche europee, ed ancor più quelle italiane, sono banche commerciali a partecipazione di capitale come Mediobanca. Non sono scoperte ed esposte come quelle americane anche se abbiamo avuto qualche episodio. Nulla di paragonabile a Lehmon Brothers. Tuttavia il credito cooperativo è un’altra cosa ancora. Si tratta di banche localizzate nel territorio, di cui conoscono la storia e partecipano all’evoluzione, alla vita economica del posto.
I vari Crediti Cooperativi sono coordinati dalla Federcasse. Direi che essa sia l’ordine “politico” che anticipa il federalismo regionale.

Quanto conta questa “gerarchia” politica?
Nulla per l’elargizione del prestito, ma è importantissima come rappresentante in ambito politico. Quando ci sono decisioni da prendere, investimenti da fare in un qualunque progetto si devono sedere intorno al tavolo sia gli amministratori che promuovono il progetto, quelli che devono attuarlo e quelli che devono finanziarlo.

Nel piccolo, qui a Taranto, le iniziative sono discusse con altrettanta partecipazione da parte di tutte le componenti sociali?
Per legge dovrebbe essere così. Invece ci sono delle anomalie incomprensibili, per esempio il sistema bancario non può eleggere un proprio rappresentante in Camera di commercio. I parrucchieri, le banche, no. Come si fa a programmare lo sviluppo di un territorio in queste condizioni? Contro questa decisione dell’organismo camerale abbiamo già prodotto un ricorso che, nei prossimi mesi, verrà discusso nelle sedi giurisdizionali. Taranto manca di un respiro ampio, di progetti in grado di coordinare il lavoro della politica con quello del mondo economico e produttivo. Il porto e la città vecchia sono gli esempi più evidenti del degrado che avanza qui da noi. L’espansione economica non può essere figlia dell’improvvisazione, o peggio dell’inerzia.

Ognuno per sé?
Sì, il singolo si rivolge a noi per curare il suo interesse privato che può essere la casa, la ristrutturazione del negozio… piccole realtà che non crescono. Per crescere ci vorrebbero progetti più articolati, ma non siamo noi a doverli progettare, noi li possiamo sostenere ed affiancare. L’economia non la fanno i singoli, per risolvere i problemi del territorio necessita più coesione sociale.

Cosa sono le obbligazioni etiche?
Invece di lanciare delle raccolte di fondi anonime, abbiamo pensato di caratterizzare alcuni dei nostri titoli obbligazionari con connotazione etica. Perché un cliente dovrebbe scegliere le nostre obbligazioni anziché quelle di un’altra banca? Perché una percentuale di queste nostre obbligazioni viene “impegnata” nella causa esplicitata nel momento dell’acquisizione. Attualmente il destinatario di questa percentuale è il Fondo Antidiossina.

Il fondo Antidiossina è il primo ad usufruire della vostra iniziativa?
Il primo destinatario è stato il centro Filonide a cui abbiamo consegnato 3000€.

Questo conferma una forte attenzione per il territorio locale.
Ci interessa la crescita del territorio. Per questo ci impegniamo anche nella sponsorizzazione degli “eventi” locali. Intorno all’evento ci sono i fornitori, la manodopera oltre ad organizzatori e pubblico; tutti questi soggetti producono movimento economico necessario allo sviluppo delle realtà locali.

Le filiali della banca sono quasi tutte localizzate sul versante orientale della provincia ad eccezione di Massafra, perché?
Abbiamo due filiali a Taranto e poco altro sul lato occidentale, perché preferiamo conoscere bene il territorio, inoltre la vicinanza ci permette di sorvegliare i movimenti della filiale; per questo il raggio d’azione su cui interagiamo è di 60 km.

Cosa ne pensa della Borsa, in Italia è soggetta a grandi speculazioni come negli Usa? E l’Italia rischia una bancarotta come l’Argentina di qualche anno fa o comunque rischiamo di seguire la Grecia?
La nostra banca non interviene direttamente in borsa, sono gli imprenditori che “giocano” in borsa. Noi prestiamo soldi agli imprenditori in base al loro business plan… in questo senso siamo diversi dalle banche che speculano qui o altrove. In generale il sistema bancario e monetario italiano ed europeo è ben strutturato per cui siamo al riparo da situazioni come quella argentina. L’Italia è più forte e stabile della Grecia, così malgrado la crescita sia rallentata, non rischiamo il debacle(?) greco.

La Grecia ha chiesto l’intervento dell’Europa, ma qui un piccolo commerciante che si trovi in difficoltà a chi si rivolge?
Se ha un progetto sensato può rivolgersi a noi; ma generalmente i prestiti che ci sono richiesti riguardano la ristrutturazione dei locali, l’avviamento di piccole attività… manca proprio la progettualità, lo spirito dell’impresa. Inoltre latitano gli organismi come la camera del commercio che dovrebbero governare i processi di crescita economica di una data realtà. Questa è una città che ristagna perché tutto è fermo, la progettualità di medio e lungo periodo è stata depennata dall’agenda politica.

Il “movimento” economico è diverso nella nostra provincia rispetto alla città?
Direi proprio di sì. A Taranto oltre i grandi colossi dell’Ilva, dell’Eni e la raffineria di petrolio non c’è altro, potremmo includere l’arsenale e la marina ma sono tutti soggetti che portano poca ricchezza direttamente alla città, sopratutto se consideriamo che i lavoratori occupati spesso vivono in provincia. La provincia è più vivace le zone di Martina Franca, Grrottaglie, Manduria offrono un esempio di piccole imprese che esportano in tutto il mondo impiegando fornitori e manodopera locali. In questa provincia c’è più ricchezza e più dinamicità che nel capoluogo.

Il credito cooperativo nasce “per gli agricoltori”. Oggi quant’è la forza dei nostri agricoltori?
Abbiamo piccoli e piccolissimi agricoltori. Non ci sono coltivazioni intensive ma piccoli orti dove ognuno coltiva per se stesso senza accordarsi nemmeno col vicino per incrementare la produzione ed i guadagni. Piccole particelle che non realizzano coltivazioni “industriali” per cui rimangono precarie in balia dell’annata buona.

Se un ragazzo senza esperienza si affaccia alla vostra porta, gli date credito?
Certamente purché abbia un’idea valida. Ma, purtroppo, qui mancano spesso le idee e la voglia di realizzarle. Siamo disponibili anche ad iniziative che creino cultura nel territorio, per esempio abbiamo finanziato un master d’ingegneria a Taranto e partecipiamo spesso anche alle feste patronali come a Grottaglie. Però questi sono “fuochi d’artificio” iniziative limitate nel tempo. Sarebbe bello se ci venissero proposte idee di presenza permanente, noi siamo ben disposti in tal senso, non possiamo che esserlo come banca di credito cooperativo.

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