Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Archive for giugno, 2010

Il tifo sul Pianeta Follia

Qui sul Pianeta Follia il tifo non è fatto per incoraggiare la propria squadra ma per scoraggiare quella avversaria. Partendo dall’assunzione che non possiamo giocare bene perché ci rendiamo perfettamente conto di essere incapaci… allora cerchiamo di procurare un errore come un auto-gol nell’avversario. Non sempre è facile individuare il nemico. Così capita di godere o, almeno, di esultare per uno sbaglio della squadra “amata”. L’importante è farsi sentire, far capire a tutti chi è il vero tifoso. Se poi dovesse mancare una squadra contro cui tifare, potremo sempre affermare la nostra superiorità inventando pronostici e tattiche virtuali sognando la squadra che non c’è ma che potremmo demolire facilmente.

Riflessione personale

La letteratura è in primo luogo linea di fuga, non solo dalla lingua maggiore, ma, con lo stesso gesto, dall’io, dall’identità personale. “Scrivere è divenire. Ma non è affatto divenire scrittore. È divenire altro”.
M.Guareschi,Gilles Deleuze. Popfilosofo, Shake edizioni underground, 2001, p. 82

Divenire alto. Infatti quando scrivo ho in mente l’inizio ed ho un messaggio, l’idea di una storia che però si articola indipendentemente dalla struttura che avevo pensato. Cambia al punto da sorprendermi, non importa se la fine coincide con quel che avevo in mente, l’importante è il non-pensato che esce da me, vale a dire il nuovo pensiero, la riflessione che si sviluppa in quel momento con le parole. Come funzioni per gli scrittori non saprei dirlo ma è interessante il discorso sulla lingua maggiore e sui significati indotti dalla scrittura.
Probabilmente una grossolana differenza fra lingua parlata e lingua scritta è che la prima deve usare le parole col loro significato standard per farsi capire velocemente, mentre la parola scritta ha tempo di assimilazione più lungo perché deve essere letta e questo le permette d’insinuare significati diversi a seconda del contesto… generando anche il desiderio di essere riletta perché “nuova” mai vista così prima.
Il divenire dello scrittore, il divenire della parola, il divenire del lettore.
Leggere un libro che ti lascia come ti ha trovato, che ti “scivoli” addosso significa perdere tempo… purtroppo, Molti hanno qualcosa da dire e la scrivono senza rendersi conto della differenza fra una conferenza stampa col microfono ed una pagina solcata dalla penna.

La casa di Eleonora

La casa di Eleonora ha finestre su tutti e due i lati paralleli, l’edificio è perfettamente quadrato.
Questa disposizione delle aperture permette alla luce entrante, di creare giochi con riflessi, brillii e ombre che si sovrappongono oppure si rincorrono, infine si allontanano fino a scomparire.
Le fessure di luce più intensa, talvolta, disturbano gli occhi sopratutto se intorno l’ombra è fitta. Non sono quelle le linee che attraggono Lenor, la ragazzina passa le migliori ore del giorno ad imparare i percorsi ed i disegni dei raggi che si avventurano nel suo appartamento; Fuori la luce si disperde e si amalgama col cielo e con la strada, invece nella sua scatola personale sono tanti i fenomeni di rifrazione che si offrono alla sua osservazione.
Chissà, da grande avrebbe potuto studiare ottica, oppure sarebbe diventata un’indagatrice del subconscio nella casa delle anime represse.
Ogni riflesso ha una ragion d’essere, bello è assistere all’incontro tra loro l’abbraccio che non è mai scambio, mai unione e fusione, ogni linea rimane sé stessa il prima coincide col dopo e con un po’ di pazienza si potrebbero individuare i confini anche mentre l’incrocio si realizza.
Oltre alle luci ci sono le ombre, più chiare o più scure a seconda della posizione dell’oggetto che proiettano a terra e l’ora del giorno, e le condizioni meteo….
“Perdere tempo così non è lecito.”
Si ripete questo dopo aver trascorso ore, assorta fra fili di luce e veli d’ombra.
Così inizia a leggere tutto quel che trova nella biblioteca di famiglia e fa tutto quello che le dicono di fare riuscendo a distogliersi persino a dimenticare la luminosità delle sue prime osservazioni.
Il problema era che non c’erano conseguenze, anche quando aveva provato a frapporsi fra le ombre o creato nuove interferenze con riflessi di vetri e specchi, la realtà di quei disegni rimaneva indifferente alla sua presenza o alla sua assenza. Inizialmente questo l’aveva attratta, il non avere responsabilità, l’assistere da spettatrice unica rendeva preziosa la sua esistenza. Ma il pensiero che sarebbe stato lo stesso con o senza di lei… decise di allontanare “il calice amaro”.
Per questo rinunci a guardarti dentro? Nella tua casa c’è vita anche senza di te?
Lenor, non chiudere le tapparelle, mantieni viva la curiosità tu puoi cambiare gli oggetti, la loro disposizione e la loro ombra ti obbedirà meccanicamente… quella sì che non è vita.

Taranto non ha progetti spendibili

Il forum della Voce con Francesco Cavallo, direttore della Banca di Credito Cooperativo San Marzano. Qual’è lo stato di salute dell’economia jonica?

Qual’è l’idea del credito cooperativo rispetto a quella di altre banche?
L’idea del credito cooperativo nasce in Trentino 100 anni fa. I piccoli e piccolissimi proprietari terrieri dovevano rivolgersi agli usurai per avere prestiti oltre il valore delle loro proprietà. Soldi che servivano magari per sposare la figlia o per comprare sementi dopo un’inondazione, piccole cifre che però la banca vicina non poteva concedere a fronte di scarse garanzie.

Una specie di moderno micro-credito?
Sì, a San Marzano negli anni ‘50 c’era un proprietario terriero che elargiva prestiti ai suoi mezzadri ed ai suoi braccianti che, oltretutto parlavano un dialetto particolarmente diverso da quello dei vicini, ad esempio non si comprendevano con i francavillesi, per cui non riuscivano nemmeno a chiedere un prestito nelle banche “straniere”.

Oggi la finanza è sotto accusa, sopratutto il sistema americano sembra “sbagliato”. In Europa la situazione è davvero diversa?
Certamente il sistema europeo è diverso da quello americano perché è maggiormente incentrato sui capitali reali che su speculazioni finanziarie. Le banche europee, ed ancor più quelle italiane, sono banche commerciali a partecipazione di capitale come Mediobanca. Non sono scoperte ed esposte come quelle americane anche se abbiamo avuto qualche episodio. Nulla di paragonabile a Lehmon Brothers. Tuttavia il credito cooperativo è un’altra cosa ancora. Si tratta di banche localizzate nel territorio, di cui conoscono la storia e partecipano all’evoluzione, alla vita economica del posto.
I vari Crediti Cooperativi sono coordinati dalla Federcasse. Direi che essa sia l’ordine “politico” che anticipa il federalismo regionale.

Quanto conta questa “gerarchia” politica?
Nulla per l’elargizione del prestito, ma è importantissima come rappresentante in ambito politico. Quando ci sono decisioni da prendere, investimenti da fare in un qualunque progetto si devono sedere intorno al tavolo sia gli amministratori che promuovono il progetto, quelli che devono attuarlo e quelli che devono finanziarlo.

Nel piccolo, qui a Taranto, le iniziative sono discusse con altrettanta partecipazione da parte di tutte le componenti sociali?
Per legge dovrebbe essere così. Invece ci sono delle anomalie incomprensibili, per esempio il sistema bancario non può eleggere un proprio rappresentante in Camera di commercio. I parrucchieri, le banche, no. Come si fa a programmare lo sviluppo di un territorio in queste condizioni? Contro questa decisione dell’organismo camerale abbiamo già prodotto un ricorso che, nei prossimi mesi, verrà discusso nelle sedi giurisdizionali. Taranto manca di un respiro ampio, di progetti in grado di coordinare il lavoro della politica con quello del mondo economico e produttivo. Il porto e la città vecchia sono gli esempi più evidenti del degrado che avanza qui da noi. L’espansione economica non può essere figlia dell’improvvisazione, o peggio dell’inerzia.

Ognuno per sé?
Sì, il singolo si rivolge a noi per curare il suo interesse privato che può essere la casa, la ristrutturazione del negozio… piccole realtà che non crescono. Per crescere ci vorrebbero progetti più articolati, ma non siamo noi a doverli progettare, noi li possiamo sostenere ed affiancare. L’economia non la fanno i singoli, per risolvere i problemi del territorio necessita più coesione sociale.

Cosa sono le obbligazioni etiche?
Invece di lanciare delle raccolte di fondi anonime, abbiamo pensato di caratterizzare alcuni dei nostri titoli obbligazionari con connotazione etica. Perché un cliente dovrebbe scegliere le nostre obbligazioni anziché quelle di un’altra banca? Perché una percentuale di queste nostre obbligazioni viene “impegnata” nella causa esplicitata nel momento dell’acquisizione. Attualmente il destinatario di questa percentuale è il Fondo Antidiossina.

Il fondo Antidiossina è il primo ad usufruire della vostra iniziativa?
Il primo destinatario è stato il centro Filonide a cui abbiamo consegnato 3000€.

Questo conferma una forte attenzione per il territorio locale.
Ci interessa la crescita del territorio. Per questo ci impegniamo anche nella sponsorizzazione degli “eventi” locali. Intorno all’evento ci sono i fornitori, la manodopera oltre ad organizzatori e pubblico; tutti questi soggetti producono movimento economico necessario allo sviluppo delle realtà locali.

Le filiali della banca sono quasi tutte localizzate sul versante orientale della provincia ad eccezione di Massafra, perché?
Abbiamo due filiali a Taranto e poco altro sul lato occidentale, perché preferiamo conoscere bene il territorio, inoltre la vicinanza ci permette di sorvegliare i movimenti della filiale; per questo il raggio d’azione su cui interagiamo è di 60 km.

Cosa ne pensa della Borsa, in Italia è soggetta a grandi speculazioni come negli Usa? E l’Italia rischia una bancarotta come l’Argentina di qualche anno fa o comunque rischiamo di seguire la Grecia?
La nostra banca non interviene direttamente in borsa, sono gli imprenditori che “giocano” in borsa. Noi prestiamo soldi agli imprenditori in base al loro business plan… in questo senso siamo diversi dalle banche che speculano qui o altrove. In generale il sistema bancario e monetario italiano ed europeo è ben strutturato per cui siamo al riparo da situazioni come quella argentina. L’Italia è più forte e stabile della Grecia, così malgrado la crescita sia rallentata, non rischiamo il debacle(?) greco.

La Grecia ha chiesto l’intervento dell’Europa, ma qui un piccolo commerciante che si trovi in difficoltà a chi si rivolge?
Se ha un progetto sensato può rivolgersi a noi; ma generalmente i prestiti che ci sono richiesti riguardano la ristrutturazione dei locali, l’avviamento di piccole attività… manca proprio la progettualità, lo spirito dell’impresa. Inoltre latitano gli organismi come la camera del commercio che dovrebbero governare i processi di crescita economica di una data realtà. Questa è una città che ristagna perché tutto è fermo, la progettualità di medio e lungo periodo è stata depennata dall’agenda politica.

Il “movimento” economico è diverso nella nostra provincia rispetto alla città?
Direi proprio di sì. A Taranto oltre i grandi colossi dell’Ilva, dell’Eni e la raffineria di petrolio non c’è altro, potremmo includere l’arsenale e la marina ma sono tutti soggetti che portano poca ricchezza direttamente alla città, sopratutto se consideriamo che i lavoratori occupati spesso vivono in provincia. La provincia è più vivace le zone di Martina Franca, Grrottaglie, Manduria offrono un esempio di piccole imprese che esportano in tutto il mondo impiegando fornitori e manodopera locali. In questa provincia c’è più ricchezza e più dinamicità che nel capoluogo.

Il credito cooperativo nasce “per gli agricoltori”. Oggi quant’è la forza dei nostri agricoltori?
Abbiamo piccoli e piccolissimi agricoltori. Non ci sono coltivazioni intensive ma piccoli orti dove ognuno coltiva per se stesso senza accordarsi nemmeno col vicino per incrementare la produzione ed i guadagni. Piccole particelle che non realizzano coltivazioni “industriali” per cui rimangono precarie in balia dell’annata buona.

Se un ragazzo senza esperienza si affaccia alla vostra porta, gli date credito?
Certamente purché abbia un’idea valida. Ma, purtroppo, qui mancano spesso le idee e la voglia di realizzarle. Siamo disponibili anche ad iniziative che creino cultura nel territorio, per esempio abbiamo finanziato un master d’ingegneria a Taranto e partecipiamo spesso anche alle feste patronali come a Grottaglie. Però questi sono “fuochi d’artificio” iniziative limitate nel tempo. Sarebbe bello se ci venissero proposte idee di presenza permanente, noi siamo ben disposti in tal senso, non possiamo che esserlo come banca di credito cooperativo.

Situazione paludosa

La situazione in cui si trova la stampa italiana è come quella di una donna legata ed imbavagliata ad un albero mentre vede suo fratello correre sulla spiaggia ma la spiaggia confina con le sabbie mobili e lui corre ed affonda, quando se ne rende conto cerca di appigliarsi a qualunque cosa. Però perdendo tempo con ramoscelli che non possono sostenerlo si dibatte ed affonda sempre di più. Probabilmente se non fosse imbavagliata anche lei non saprebbe che scegliere ,forse le sue urla lo confonderebbero ancora di più. Potrebbe tentare di dargli un appiglio ma legata all’albero è costretta a vederlo affondare e morirne lei stessa. Sarebbe meglio essere già morta… ma per questo ci stiamo attrezzando!

Scommettiamo sul Pianeta Follia

Sul Pianeta Follia adoriamo fare scommesse. Non scommettiamo su tutto solo su chi perde.
Quando ci sono risse, il nostro slogan d’incoraggiamento è “crepa, crepa piano”, così possiamo gustare meglio il momento della vincita ed esultare con più forza se l’agonia è atroce fino all’irrealtà.
Per questo quando c sono incidenti, i passanti si fermano tutti a guardare senza intervenire per non interrompere lo spettacolo. Anzi chi interviene in soccorso degli infortunati viene preso a botte, sassate o fucilate (a seconda delle disponibilità), così da sostituire sangue con sangue.
Almeno chi muore avrà una ragione per farlo!
Mentre chi vuole soccorrere e fermare il divertimento altrui avrà un deterrente ragionevole per pensare agli affari suoi.

Oltre il silenzio

Oltre il silenzio

Le domande esplodono nel silenzio
diventano sospetti
accuse
condanne.
Non so chi parla:
il cuore, la ragione, l’istinto…
ascolto ma non vorrei credere
a quei sussurri gridati
con echi assordanti e schiaccianti

Non posso sopportare questo tormento
a cui mi costringi
con i tuoi segreti.

Continuerai, sempre, a nascondermi i tuoi problemi
sei fatto così
io capisco e concilio
e mi consumo sotto la cenere del rancore.

Null’altro hai da offrirmi?
Null’altro pretendo da te,
ma oltre te ci sono io.

Nulla da dirti

Nulla, non ho più nulla da dirti.

Ieri ti avrei preso a morsi
per rabbia,
avresti dovuto ascoltarmi
in mezzo al furore
avrei capito che ci sei
ma,
tu non ci sei… per me.

Il sonno di questa notte
stranamente
non è stato popolato da incubi,
nemmeno sogni
come me questa mattina.

Nulla, non ho nulla da dirti,

Il cielo è celeste,
la temperatura mite,
mangerò qualcosa di leggero a pranzo
e poi andrò a prendere un gelato
dolce con la panna montata.
Non ho tempo per pensare a qualcosa da dirti.

Come se avessi pianto,
mi sento vuota
e debole
e leggera
perfino assente…
come alla fine di un combattimento,

nulla, non ho più nulla da dirti.