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Forum con Pietro Franzoso

1998 il sogno di Evergreen prometteva sviluppo economico tramite il porto e il turi­smo. Oggi, a distanza di 12 anni l’autorità portuale di Genova prospetta lo smantel­lamento dei porti del sud. Cosa non ha funzionato?
In questi 5 anni il porto di Taranto è stato completamente abbandonato a sé stesso. L’as­sessore regionale Pelillo sostiene che non siano stati presentati progetti per il porto e di­stripark, la provincia rilancia le accuse di negligenza elencando tutti i documenti presentati alla regione, parliamo di due entità pubbliche dello stesso colore politico che non riescono a comunicare. Sia l’amministrazione comunale che quella provinciale sono soci del distri­park quindi avrebbero dovuto avere maggior cura ed attenzione nei confronti di questa realtà. Per quanto riguarda il problema di Gioia Tauro, la posizione dell’autorità portuale genovese è egoistica e non merita l’attenzione di una discussione.

Quanto pesa il commissariamento del porto su tutta la questione locale ad esso le­gata?
Pesa decisamente poco, anzi spero che ,dopo le elezioni, si passi ad una gestione ordina­ria. Credo che questo commissario relativamente alle proprie competenze, abbia portato fino in fondo i suoi compiti.

I trasporti, la rete ferroviaria, strade ed autostrade,il traffico aereo-portuale non sod­disfano i reali bisogni degli abitanti della città e della provincia tutta. Cosa bisogne­rebbe fare?
La distinzione fra città e provincia perde significato quando si parla di scambi di merci e di profitti economici. Lo sviluppo di questo territorio passa attraverso grandi progetti e grandi strutture, il che significa mobilità del cittadino, reti di collegamento ferroviario, significa in­vestire in beni immateriali, ma di tutto questo la Regione Puglia, in questi ultimi anni non ha fatto niente. La programmazione si è inceppata nel P.A.L. (Piano d’Azione Locale); ci sono ancora notti bianche e spese inutili e, secondo noi, clientelari. Questi sprechi impove­riscono le risorse da utilizzare per i collegamenti non solo interni ma col nord Italia e con l’Europa. La giunta Fitto aveva elaborato un Piano regionale dei trasporti, mentre la pro­gettualità di questa giunta è nulla.

Il governo ha istituito la banca del sud e i fondi FAS (Fondo per le aree sottoutilizza­te). Sono provvedimenti efficaci?
L’emergenza economica che il mondo sta vivendo ha ripercussioni inevitabili sul sistema Italia così una parte dei FAS il governo li ha dovuti utilizzare per pagare la cassintegrazio­ne. Sbagliato è che le Regioni abbiano richiesto di utilizzare quei fondi per saldare i debiti accumulati con la sanità locale invece che investirli con politiche di sviluppo economico. Per cui i Fas sono una risorsa utile ma viene utilizzata male dalle Regioni. La Banca del Sud non è la cassa del Mezzogiorno è,invece, un mezzo concreto ed efficace che garanti­sce il futuro del nostro territorio.

Il problema del nucleare. Vendola si oppone alla costruzione di centrali in Puglia, il governo ha “richiamato” la regione all’ordine . Lei che ne pensa?
Il nucleare risponde ad una esigenza economica del paese, come in Francia o in Germa­nia. Sullo sviluppo pesa il sovrapprezzo che attualmente paghiamo del 34-35% sull’ener­gia, questo ci danneggia rispetto agli altri paesi con cui siamo in concorrenza. Un danno ri­dicolo se pensiamo che le centrali francesi distano appena 13 km dal confine con l’Italia, questo equivale ad avere un pericolo in casa senza poterlo gestire né usufruire dei vantag­gi. La volontà del governo di usare il nucleare di ultima generazione è indubbio, d’altra parte abbiamo fatto una legge che sancisce questa volontà; c’è il problema della scelta dei siti, costituzionalmente, il problema energetico appartiene al governo centrale. Noi abbiamo detto no alle centrali nucleari in Puglia, motivando questa posizione senza volerla imporre prepotentemente. Opporsi con una legge regionale significa arrogarsi una competenza che è del governo nazionale.

Questione ambientale e centrale dell’Eni a Taranto.
Il problema dell’ambiente ,ormai, ha una forte caratterizzazione politica a scapito del nesso sociale con i problemi del territorio. È stato dato il via alla centrale dell’Eni e non al raddop­pio della struttura esistente, come alcuni hanno voluto dare ad intendere, mistificando stru­mentalmente gli atti emessi. A causa di questo impianto a gas aumenteranno le emissioni di anidride carbonica ma diminuiranno notevolmente le quantità d’inquinanti come la dios­sina. Il surplus di co2 è compensato dalla centrale di fotovoltaico di 60 ettari costruita a Brindisi, per cui l’equilibrio regionale rimarrà inalterato.
Se poi ci impuntiamo in un ottica strettamente provinciale allora dobbiamo avere il corag­gio di ammettere che il nostro futuro sarà di paese sottosviluppato.

Nell’Italia della seconda repubblica uno dei temi tristemente ricorrenti è il conflitto d’interessi. Tornando alle questioni ambientali ed all’Ilva, esiste per l’onorevole Pie­tro Franzoso un conflitto d’interessi per quanto riguarda le sue attività imprendito­riali all’interno dello stabilimento siderurgico tarantino?
Assolutamente no. Da sempre è risaputo che ho delle imprese nell’indotto dell’Ilva. Com­plessivamente fra quella mia e quella di mia moglie lavorano 80 unità. Non c’è conflitto d’interessi in termini di legalità e tanto meno in termini di eticità. Quando sono stati fatti gli accordi di programma ambientale da Di Staso, io non sono intervenuto né direttamente né indirettamente, non ho partecipato agli incontri regionali per gli atti d’intesa a questo ri­guardo, mi sono sempre tenuto in disparte dimostrando pieno rispetto verso i cittadini, i di­soccupati ed i lavoratori; ad esempio la maggior parte dei miei dipendenti è inscritta alla CGIL, perché per correttezza ed onestà io scindo completamente il mio ruolo politico da quello d’imprenditore. Con meno arroganza e fuori da giochi politici si dovrebbe discutere seriamente della questione ambientale in corrispondenza allo sviluppo economico per arri­vare ad una industria eco-compatibile e rispettosa della dignità dei lavoratori.

Qual’è la sua opinione riguardo la costruzione del San Raffaele del Mediterraneo?
Ben venga se la sua funzione rimane quella di polo scientifico. L’arrivo del nuovo ospedale non deve comportare la distruzione del sistema sanitario esistente col Santissima Annun­ziata, cioè la specialistica deve essere un incremento, un allargamento e non la diminuzio­ne fino alla compromissione del sistema sanitario cittadino che trova nel Santissima An­nunziata la principale risposta ai bisogni della medicina di base dall’appendicite alla pol­monite. Se il nuovo ospedale si aggiungesse a quello esistente aumenterebbero i posti letto a disposizione dei cittadini che non sarebbero più costretti a lunghi viaggi della spe­ranza fuori dal loro ambiente familiare; ma se si procede allo sman­tellamento dell’ospeda­le civile del centro città, allora sostanzialmente il numero dei posti rimarrà sempre inferio­re a quello dei bisogni reali. Per concludere: è stato approvato il progetto sul piano urbani­stico senza avere la certezza dei finanziamenti. Il costo previsto è 210 milioni di euro, una parte di 80 milioni dovrebbe essere erogata dalla Regione che li preleverà impropriamente dai fondi FAS, i restanti 130 milioni si dice che arriveranno dal governo nazionale, ma è soltanto una ipotesi, ci vorrebbe qualcosa di più concreto per iniziare a posare le pietre della nuova struttura ospedaliera.

E la sanità pubblica pugliese?
La sanità pubblica pugliese è la conseguenza di quel che avviene su tutto il territorio regio­nale. Vendola nella campagna per le scorse elezioni parlò dii rivoluzione sanitaria per avvi­cinarsi alle esigenze dei cittadini e disse che avrebbe abolito il piano Fitto che, di fatto, è ancora vigente perché non sono stati studiati altri interventi. Ora ci sono denunce a non finire sui concorsi da primario, io so che ci sono primari che sono stai indotti a dimettersi. Il sistema sanitario pugliese soffre di lottizzazione per questo funziona male.

Perché a destra, per le elezioni regionali, vengono fuori 2 candidati: Rocco Palese e l’ex ministro Adriana Polibortone, non si poteva trovare un “nome” d’incontro? Ed a margine di questo, quanto si gioca Raffaele Fitto in queste elezioni?
Il PDL ha messo in campo tutte le sue risorse per arrivare ad un’intesa con UDC e con la Polibortonema quest’ultima è stata inamovibile, mostrando un’eccessiva sicurezza in sé, arroganza e presunzione che rivelano una mania di protagonismo che nelle scorse elezio­ni provinciali, sia a Taranto che a Brindisi, ha regalato la vittoria alla sinistra. Addirittura, questo regalo sembrerebbe rientrare in un piano precostituito al fine d’indebolire l’unico candidato che può riservare sorprese, Rocco Palese.
Fitto ha messo in campo tutta la sua correttezza e coerenza e si rivolge al popolo modera­to richiamandolo all’attenzione su cosa si è fatto in questi 5 anni e su cosa sarà possibile fare nei prossimi.

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