Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Archive for febbraio, 2010

Un atto di coraggio

Un atto di coraggio
La Storia è un intreccio complicato di situazioni, uomini e del Sapere che loro posseggo­no.
Un singolo evento non cambia l’impostazione del discorso ma se dietro quel fatto c’è un’i­dea, allora sì che abbiamo la leva che solleverà il mondo.
Quanto siamo disposti a rischiare per un’idea che magari non è nemmeno quella giusta? Poco o nulla, d’altronde la lotta non finisce mai, non arriva mai ad un traguardo definitivo, c’è sempre qualcuno che destabilizza l’equilibrio raggiunto e azzera tutti i risultati ottenuti, chi desidera una condizione d’instabilità continua e perenne? Allora chiniamo la testa da subito al padroncino di turno, qui, adesso, come sempre.
No, c’è stato qualcuno che ha difeso un’idea, un meridionale, un figlio di quella Calabria seviziata tanto dalla fame quanto dall’ignoranza, uno “status” che mandava i suoi figli al­trove per permettergli di crescere e che ora non accoglie i figli degli altri, una terra chiusa nel rancore segreto e carico di paura.
Giovan Domenico Campanella, più conosciuto col nome assunto con i voti dell’ordine do­menicano: Tommaso Campanella; filosofo, teologo e difensore dell’onestà poco praticata alla fine del 1500 nel regno degli spagnoli come in quello della Chiesa di Roma.
Dopo 4 processi subiti in odor di eresia e dopo essere andato a Napoli, Roma, Firenze, Bologna e Padova per cercare riparo e poter approfondire i propri studi, il mite intellettuale torna nel convento della sua Stilo, per un periodo di riposo e di meditazione sulle sacre Scritture e le verità rivelate da san Tommaso D’Aquino. Distolto forzatamente lo sguardo dalle amate “teorie moderne”, l’uomo si rende conto delle condizione disumane in cui vive la sua gente, “i soprusi dei nobili, la depravazione del clero, le violenze d’ogni specie [...] Fazioni avverse contendevano talvolta aspramente tra loro, e non poche lotte erano coro­nate da omicidi e delitti d’ogni specie. [...] l’estrema severità delle leggi, che comminava­no la pena di morte per moltissimi delitti anche minimi [...] la frequenza delle liti e delle contese, aumentavano in maniera preoccupante il numero dei banditi”. Un po ingenua­mente, dati i mezzi scarsi di cui dispone, il domenicano ordisce una congiura con altri frati e cerca di parlare alla massa per incitarla al riscatto sociale ed alla sovversione del potere spagnolo, ipotizzando una alleanza con i turchi da poco sconfitti a Lepanto. Dopo aver tentato l’ennesima fuga, il pericoloso calabrese viene preso dagli spagnoli, imprigionato a Castelvetere, dove firma la confessione, trasferito a Napoli ed, infine, a Castel Nuovo il 22 Novembre 1599.
La condanna per il complotto tentato, sarebbe stata la pena di morte, ma il castigo è com­mutato nel carcere a vita perché il nostro si finge pazzo, la pena in seguito è ridotta a 27 anni grazie all’intercessione di papa Urbano VIII. Malgrado la reclusione e le torture inflitte per dimostrare la sua lucidità di mente, in carcere Campanella scrive le sue opere più fa­mose fra cui La città del sole.
La prima stesura dell’opera è datata 1602, in seguito al fallimento della rivolta “fisica” al potere feudale, dopo aver osservato alcuni fenomeni astrologici come il passaggio di una cometa, il pensatore copernicano tenta la via delle lettere e scrive il suo dialogo (di tradi­zione platonica) fra un cavaliere di Malta ed un ammiraglio genovese che ha girato il mon­do ed ha visitato una città dove non esiste la proprietà privata, dove tutti partecipano equamente alle decisioni politiche e dove il progresso della conoscenza è agevolato e non inquisito. Posta su un colle, la città del sole è circondata da sette mura che portano il nome dei pianeti e coniuga perfettamente la teoria politica del patriota nostrano con gli studi che lo hanno portato su posizioni anti-aristoteliche, malgrado gli “ammonimenti” della Chiesa cattolica. Una visione utopica ed eliocentrica di un cosmo tutto immerso in una realtà divina seppure abitata dagli uomini.
Nel febbraio del 1616 l’Inquisizione ammonisce Galileo Galileo per le sue teorie eliocentri­che in netto contrasto con le dottrine tolemaica ed aristotelica approvate dalla Chiesa di Roma. Campanella conosce personalmente Galileo, si sono incontrati a Padova nel 1592 e da allora si scrivono scambiandosi idee nuove e conoscenze acquisite. Nel marzo dello stesso anno, il frate domenicano preoccupato per la sorte dell’amico e dei suoi studi, no­nostante i supplizi a cui continua ad essere sottoposto, non accetta di vedere calpestata la dignità e la verità del ricercatore e scrive l’Apologia pro Galilei, redatta sia in volgare che in latino a mano, sarà pubblicata più tardi nel 1622 a Francoforte. Questo scritto testi­monia l’onestà intellettuale del suo autore, pronto a rischiare la cosa più preziosa, a cui te­neva oltre ogni tortura ma a cui non poteva sacrificare la verità; un atto di coraggio con cui dobbiamo confrontarci qui, adesso, per sempre.

Recensioni

Visite inattese
Stefano Cristante
Besa Editrice
pp. 136, € 12,00

Fuori dal coro e dalle banalità chiacchierate ad alta voce, sulle pagine bianche dell’anima danza la penna di Stefano Cristante. Parole scritte per rivivere nel silenzio dell’intimità le emozioni di una quotidianità comune, a volte, ma mai scontata. Le immagini tratteggiate hanno particolari surreali ed immaginifici ma dai contorni sempre definiti, rimandi precisi al­l’insieme di significati racchiusi in un quadro in bianco e nero disegnato dall’inchiostro ne­cessario ai pensieri per superare il capriccio momentaneo di un’effimera affermazione ora­le. L’osservazione e l’analisi del reale sono filtrate dall’occhio disincantato del professore di comunicazione sociale e politica che non si abbandona a facili sentimentalismi, anche quando la logica della struttura linguistica lascia il posto all’ebrezza di profumi intensi che si insinuano fino a denudare i desideri più istintivi. Un diario poetico dove la poesia in versi cede disinvoltamente il passo alla prosa mantenendo viva l’attenzione sul mondo vissuto sempre con curiosità sapiente.

Noi
Walter Veltroni
Rizzoli editrice
pp. 348 € 19,00

Il terzo romanzo di Walter Veltroni, scrittore e regista attento e sensibile nella descrizione della vita fra presente e futuro , fra speranza e disillusione, fra vicende in comune con altri e la percezione personale degli stessi fatti. La scena si svolge nel tempo di quattro gene­razioni della famiglia Noi, ovvero dal 1943 (il bombardamento del quartiere S. Lorenzo a Roma) fino al 2025 (il recupero della memoria da parte della discendente più giovane), quattro capitoli come sono quattro le stagioni di un anno solare. Lo scorrere del tempo è scandito dai motivetti alla moda degli anni ‘50, dalle canzonette leggere degli anni ‘60, dai testi impegnati degli anni ‘70 fino alle filastrocche per bambini incise sulla memory card trovata nell’ultima scena da Ego. Un tempo fisico misurato dalla crescita degli adolescenti protagonisti come osservatori attivi nella scoperta della vita che esplode in una bella gior­nata di sole ravvivando anche le macerie e gli orrori della morte.

Ricominciamo da Terra jonica

Le elezioni regionali hanno dato luogo ad una diatriba tutta interna all’area di sinistra fra chi sostiene il governatore uscente Niki Vendola e chi propende per l’alleanza con UDC e quindi per il candidato Alessandro Boccia. Lei cosa ne pensa?
Niki è stato un buon governatore ed il mio sentimento è con Niki. Ho preso posizione, una volta, all’assemblea del PD: in regione abbiamo fatto bene, dalle politiche sociali all’ambiente, c’è stato anche qualche errore come nella sanità, ma per non fare arretrare questa esperienza bisogna vincere. Il ragionamento che ha fatto Massimo D’Alema è basato sul dato di realtà. In Puglia, le elezioni provinciali la nostra coalizione le ha perse, soltanto io ed Emiliano siamo stati rieletti, per cui per vincere le elezioni regionali il candidato deve poter contare su una più larga fascia di elettori e questo lo garantisce l’apertura verso l’UDC. Rimprovero il mio partito il ritardo nel prendere posizione a favore di una o dell’altra ipotesi. Bisognava dire sei mesi fa quale fosse la linea da seguire, evitando tutte le chiacchiere polemiche degli ultimi tempi.

Presidente, Vendola sostiene che la sua candidatura sia stata osteggiata per il no al processo di privatizzazione dell’acquedotto pugliese. Come giudica lei questa valutazione del governatore?
A me non piace la politica fatta così con recriminazioni opinabili, variabili teoriche e sospetti su interessi personali, dubbi infondati e pretestuosi. Allora devo ricordare che quando era al governo, già Prodi aveva proposto di privatizzare l’acquedotto con la partecipazione dell’Enel che non è più pubblica.

Lei fa parte dell’ufficio di presidenza dell’Upi (Unione province italiane), ma troppi organi istituzionali, comuni, aree metropolitane, province, regioni rischiano di aumentare la burocrazia e di allontanarsi incomprensibilmente dai cittadini.
Poco tempo fa sono stato criticato per aver manifestato il mio consenso alla Lega quando dice che le Regioni sono organi di centralizzazione non adeguati alle esigenze territoriali. La provincia compie un monitoraggio attento alle specificità ed ai bisogni del territorio.
Ad esempio, in Puglia subiamo l’egemonia di Bari, sono stati stanziati 1,300,000,000 € per le infrastrutture baresi mentre per Taranto, Lecce e Brindisi messe insieme non è stata spesa nemmeno la terza parte di questa somma. Perché il porto di Bari deve espandersi alle spalle di quello di Brindisi, perché l’alta velocità deve fermarsi a Bari e non arrivare a Taranto? Perché la regione ha un territorio ed un numero di abitanti troppo grande, difficile da gestire mentre la provincia è più snella e quindi è pi facile da governare.

Insieme alle elezioni regionali, ci saranno le elezioni comunali di Monteiasi e di Manduria, due amministrazioni di centrosinistra che non sono riuscite a concludere il proprio mandato.
Per Manduria ho una visione chiara: bisogna ripartire da Massaro. Manduria è una città colta con un grande passato e Francesco può ancora rappresentare quella grande ed ambiziosa speranza di progresso, fino all’eccellenza civile e culturale.

Il tema della tradizione culturale richiama i versi di Orazio e Virgilio al Galeso, dove la Provincia ha sovvenzionato la bonifica e ipotizzato l’apertura di un parco letterario,i tempi per la realizzazione di questo itinerario saranno lunghi?
Il Galeso è un luogo di grande fascino, un luogo di richiamo turistico indiscutibile. Abbiamo sostenuto interamente i costi della bonifica, ora cerchiamo i fondi per realizzare il parco letterario. Al momento la provincia non ha fondi da investire in opere come questa speriamo nell’intervento dei privati attirati dall’iniziativa culturale ed ai processi di sviluppo turistico.

Offerta culturale per i turisti e per i residenti? Si prenda l’università jonica, quando vedremo la nascita di un polo umanistico con lettere, filosofia, archeologia, beni culturali?
L’università doveva esser fatta vent’anni fa da chi poteva farla, ora con la riforma Gelmini abbiamo le mani legate. Possiamo stabilizzare quel che c’è di buono come il polo ingegneristico che stava crescendo, la facoltà di giurisprudenza e quella di economia e vedo bene anche la facoltà di matematica e scienze perché ha una preside molto in gamba. Avremmo voluto aprire la facoltà di Scienze della salute e creare un polo di Scienze umane, ma la riforma Gelmini non lo permette.

A Taranto abbiamo un museo della Magna Grecia che è fra i più belli d’Europa ma stenta a ritornare in piena attività. Cosa fa la Provincia per il museo?

Quando il museo era chiuso noi lo abbiamo tenuto “in vita” organizzando mostre, facciamo parte della fondazione Magna Grecia ma l’interesse dovrebbe essere reciproco, invece i musei sono una monade chiusa che non si integra col territorio attraverso iniziative culturali esterne alle proprie mura. Come provincia non possiamo fare di più, non abbiamo nessuna delega.

Cosa fa la Provincia per attuare delle politiche culturali serie, o cosa pensa di fare?
Noi cosa pensiamo di fare in questo mandato lo abbiamo detto: Terra Jonica.

Fino a poco tempo fa il progetto di sviluppo economico e culturale si chiamava “Grande Salento”, adesso “Terra Jonica” è un cambiamento di rotta, una deviazione da quel disegno che comprendeva le province di Lecce e di Brindisi? La Voce, in tempi non sospetti. Ha condotto una battaglia culturale contro l’omologazione di Taranto, il deterioramento della sua storia in luogo di bizzarre identificazioni salentine.
È necessario sfidare il “Grande Salento” ad andare oltre il disegno iniziale. Il sud della Puglia è più debole rispetto all’egemonia barese, per questo abbiamo cercato di unire le forze con un migliore coordinamento fra le tre provincie. Ma, per quanto riguarda la nostra provincia, cosa c’entra Ginosa col Salento? Non è una questione nominalistica, “Terra Jonica” è la risposta più adeguata alla domanda di sviluppo che arriva dal nostro territorio. Sono assolutamente d’accordo con quanto sostenuto dalla Voce in questi mesi sull’argomento.

Cosa è “Terra Jonica” nello specifico e come funziona?
“Terra Jonica” è il modo d’implementare un’idea di territorio che non sia solo la città capoluogo, un territorio con immense risorse (penso alla civiltà rupestre) da valorizzare anche per creare business. Abbiamo tre obiettivi: primo è ripristinare l’attrattivo di Taranto, cosa difficile visto che siamo riusciti ad etichettare questa città come luogo della morte soffocato dalla diossina; secondo valorizzare il patrimonio di cui disponiamo le gravine e le chiese rupestri e terzo rendere tutti consapevoli che il proprio sviluppo economico passa dal radicamento alla propria terra. Naturalmente queste sono idee guida dobbiamo trovare le risorse per realizzarle, per ora abbiamo solo il logo di “Terra Jonica”.

Valorizzazione e sviluppo del territorio come sperimentato con le Cento Masserie di Crispiano?
Le Cento Masserie e la “green road”, siamo molto fieri di partecipare con quel consorzio che rientra perfettamente nel quadro che stiamo ipotizzando.

Possiamo parlare di offerta turistica con un tasso altissimo d’inquinamento dovuto non soltanto alle emissioni di diossina, ma anche alle polveri del parco minerario dell’Ilva?
Il problema c’è e lo stiamo affrontando. Penso all’impianto per la captazione dei fumi recentemente inaugurato o alla copertura dei nastri trasportatori o più in generale alla legge regionale sulla diossina. Sono contento di vedere come la coscienza ambientale dei cittadini stia cambiando. Assai importante, in tal senso, è stata la manifestazione di fine novembre. Stiamo finalmente uscendo dalla contrapposizione lavoro-salute, bisogna garantirei entrambi e in questo senso stiamo correndo ai ripari. L’Ilva c’è, non possiamo volerne la chiusura perché non abbiamo alternative di sviluppo, in fondo “Terra Jonica” è anche questo un’opzione di sviluppo indipendente dall’Ilva.

Qual’è la sua posizione in merito al referendum sostenuto da Altamarea per la chiusura dell’impianto siderurgico?
Il referendum è addirittura dannoso perché rischia di rafforzare Riva; indipendentemente dagli esiti l’Ilva non può chiudere perché ogni Stato che sia una potenza industriale non può fare a meno della propria industria dell’acciaio fondamentale nella realizzazione dei beni di consumo dai frigoriferi ai carri armati. Migliorare le condizioni di vita si, ma chiudere non è una decisione responsabile perché dell’acciaio abbiamo bisogno e poi metà della popolazione dell’intera provincia dipende direttamente o indirettamente dal lavoro di quella grande industria, finché non sarà fatta una diversificazione del lavoro non potremo realisticamente ipotizzare la chiusura dello stabilimento.

Come giudica il “movimento” ambientalista?
Finalmente c’è un avanzamento decisivo,poiché si parla di accelerazione del cambiamento per migliorare la qualità della vita. Ci sono gruppi integralisti come l’Ail (Associazione italiana contro le leucemie) e fanno bene ad esserlo perché dopo 40 anni il numero dei malati i leucemia è davvero alto. La signora Dante dell’Ail che si batte per i malati presenti e futuri ha ragione ad essere integralista ma chi amministra deve fare i conti con la prospettiva di vita del suo territorio; bisogna essere ragionevoli per andare avanti.

A proposito di ambiente, sa che l’ENI ha avuto i permessi per procedere con le trivellazioni in Mar Grande per l’estrazione del petrolio, qual’è la sua idea in proposito?
Per quanto riguarda l’aspetto tecnico della trivellazione, io non ho una conoscenza approfondita necessaria a valutare gli effetti di tale operazione, ma ammesso che troviamo il petrolio che facciamo una nuova centrale, un oleodotto, Taranto diverrà una nuova Siberia? No, non sono d’accordo che Taranto abbia un’altra fabbrica sia pure per l’estrazione del greggio .

“Taranto isola verde”. Ci sono state molte polemiche da parte di chi ha visto in questa società un carrozzone ottimo solo per “allocare” persone a lei vicine. Qual’è la sua risposta in merito e, se di carrozzone si tratta, comunque ha dei costi che devono essere garantiti e in questo momento di ristrettezza economica come prevede di farlo?
Isola verde… abbiamo chiuso adesso 5 anni con la presenza di ITALIA LAVORO,che per legge deve andare via e con cui abbiamo diviso un utile di 247.000 euro lasciando intatto il capitale sociale; quindi dopo 5 anni non ci abbiamo rimesso, anzi questa società ha determinato la stabilizzazione di 300 persone, poi sono state fatte tante chiacchiere , i carabinieri hanno fatto indagini ma non hanno riscontrato nessuna irregolarità, io non avevo assunto nemmeno una persona. Tante maldicenze gratuite e basta. L’idea rimane buona, sul piano industriale è stata proficua, il problema è che la provincia, come tutti gli enti locali ha pochi soldi ed ISOLA VERDE ha un costo complessivo annuale di 7 milioni di euro, siamo costretti a pensare ad una gestione privata, faremo il bando di concorso pubblico e speriamo ci siano imprenditori che vogliano partecipare.

Polemiche ci sono state anche sulla distribuzione di risorse legata a AREA VASTA, il parere del presidente della provincia qual’è?
Complessivamente il mio giudizio non è positivo,potevamo fare meglio, abbiamo perso molto tempo a litigare su chi doveva condurla e non siamo stati in grado di alzare il profilo del disegno iniziale. Io mi sarei concentrato su tre interventi, magari anche forzando l’interpretazione delle misure da adottare.
Gli interventi che avrei predisposto riguardano: 1) il welfare, anziani, malati, assistenza ai più deboli, 2) le residenze teatrali, ragionando sui luoghi dove collocarle, 3) sviluppo turistico, cercando di promuovere iniziative omogenee con l’offerta disponibile.

La raccolta differenziata dei rifiuti a Taranto stenta a decollare, com’è la situazione in provincia?
In alcuni piccoli comuni come Monteparano la raccolta differenziata arriva al 70%, molto attivi in questo senso sono anche Monteiasi, Montemesola e Grottaglie. Abbiamo ricevuto dalla regione 873.000 euro per incentivare la raccolta differenziata nelle aree di Massafra e Manduria, ma in accordo con i sindaci dei rispettivi comuni le abbiamo date al comune di Taranto perché qui il problema è più grave.

Il lavoro è un grosso problema per tutta la provincia, quali sono le prospettive future?
Qui l’offerta occupazionale è lega5ta alla grande industria, ovvero manca un modello di sviluppo che garantisca l’alternativa allo stato attuale delle cose. Stiamo costruendo l’alternativa per lo sviluppo sostenibile e questa si chiama Terra Jonica. Sviluppo significa lavoro, significa certezza del proprio futuro.

Considera la stampa jonica un potere realmente terzo?
Devo essere sincero? In molti momenti no! Una stampa realmente terza garantisce un migliore funzionamento della democrazia.

La frustrata

Nel silenzio di un giorno scontato
arriva, di colpo, un abbraccio
una morsa stretta ed inopportuna
forte nei muscoli e nei nervi
calda come presa da febbre.

Mi contagia
inizio a bruciare anch’io
perdendo coscienza di tutto il resto
confusa
nel rumore dei miei stessi gemiti.

Vinta da tanta furia
mi vergogno, come fosse colpa mia
non poter ricambiare tanta violenza;
le frustate ammaestrano i leoni
i tuoi abbracci m’insegnano ad odiarti.

La sinfonia dei colori

La verità è assoluta.
Esiste ma non ha forma materiale, non ha dimensioni misurabili ed è pura astrazione, il cielo sopra di noi verso cui possiamo tendere lo sguardo senza mai riuscire a contenerlo tutto.
In questi giorni incerti d’inizio anno fra guerre al terrorismo, clima terrestre impazzito, la ri­volta degli immigrati a Rosarno e la precarietà del lavoro, io mi sento particolarmente con­fusa e mi chiedo chi abbia ragione, quale sia la verità dietro tutti questi fenomeni ma le pa­role in risposta continuano ad accrescere la mia sensazione di stordimento e di soffoca­mento, se avessi fiato abbastanza urlerei per squarciare il muro di chiacchiere che impri­giona la mia anima.
Verità, spirito, anima mi sembrano tutte parole fuori moda rispetto a virtuale, materiale e ragionevole; la realtà vive ma stancamente, si trascina sulle rovine di una mondo che ha sembianze umane ed umano non è più.
Per prendere respiro e concedermi un’esplosione rinvigorente rivolgo l’attenzione verso le luci ed i colori che parlano all’anima senza i compromessi della razionalità come insegna il capostipite dell’astrattismo Vasilij Kandinskij.
Giovane avvocato moscovita rifiuta la candidatura come docente presso l’Università per studiare all’Accademia delle Belle Arti di Monaco di Baviera dove si trasferisce con la mo­glie.
Siamo agli albori del Novecento, Mosca è ancora la capitale dello zar, chiusa ai fermenti artistici che dilagano in Europa da Parigi a Vienna, Vasil’eviČ non è consapevole di essere un artista, vedendo un quadro del tardo Monet con forme indefinite dalle luci rarefatte, sente la necessità d’ esprimere la propria forza interiore che, improvvisamente, dirompe sfrenata e spazza via ogni convenzione formale, ipocrita e meschina, anche i canoni co­modi e rassicuranti divengono regole troppo pesanti per essere sopportate; nasce così la pittura dello spirito, dove non ci sono figure o forme preconfezionate perché l’artista espri­me la verità della propria anima e non la rappresentazione della stessa mediata dagli ste­reotipi della ragione.
Questo non implica che il pittore dipinga per se stesso ma vuole che la propria interiorità comunichi con quella dello spettatore creando un passaggio di energia da Essere ad Es­sere, una trasmissione che permetta un movimento evolutivo di crescita: “L’anima vibra e “progredisce”. Ecco l’unico scopo dell’artista, lo capisca o meno chiaramente.”
La pittura non è l’unica arte capace di arrivare all’anima, a questo traguardo è giunta prima la musica a cui l’uomo s’inchina con una famosa metafora : “Il colore è il tasto. L’occhio è il martelletto. L’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima”.
Le note e i suoni sono comprese anche da genti diverse per sembianza fisica e per “for­ma mentis” e questa comprensione universale conferisce alla musica un aspetto trascen­dentale e metafisico caratteristica che dovrebbe avere tutta l’arte moderna.
Il russo vuole essere un artista completo, ha studiato pianoforte e sa riconoscere il talento musicale del maestro Arnold Schönberg, appena assiste ad un suo concerto (1911). L’in­tesa fra i due è testimoniata dalla loro collaborazione nell’almanacco Der Blue Reiter, dove l’arte è considerata l’espressione degli istinti dell’anima, la Natura non è più protagonista, come nelle rappresentazioni classiche, l’armonia imposta dalla staticità di figure perfette ma false, quest’armonia illusoria è combattuta sulle pagine della rivista e nelle lettere fre­quenti. Tra i due
La musica del compositore viennese è fuori dal sistema tonale, cioè si avvale delle disso­nanze in completo disaccordo con l’armonia melodica contemplata fino a quel momento. La logica armonica è logica metrica, dunque è l’analisi che segue i binari ed esplora spazi già ordinati.
L’austriaco andrà oltre fino ad “inventare” la dodecafonia ovvero l’uso di tutte le note, attri­buendo dignità anche ai diesis ed ai bemolle.
Il teorico e “pietra miliare” della quarta armonica, vorrebbe addirittura “eliminare la volontà cosciente dall’arte” per questo concorda col pittore russo sul principio della “necessità del­l’anima”, solo se mosso da questo principio l’artista è creatore ed ispiratore.
Le produzioni di quel periodo sono una tempesta di colori e di suoni, un vortice di energia emozionale che si propaga per contatto o, anche semplicemente, per empatia, in­fine libera l’uomo dal peso del suo passato.
Il pittore ed il musicista si esaltano vicendevolmente, ingaggiano la battaglia critica contro quegli intellettuali adagiati sulle proprie conoscenze che tengono strette per se stessi, im­pedendo che la Verità possa trovare espressione ed, infine, ascolto.

Forum col sindaco di Taranto Ipazio Stefano

L’amministratore del capoluogo ionico dibatte con noi sulle decisioni prese e sui proble­mi ancora da affrontare perché c’è, ancora, strada da percorrere ma siamo “nel mezzo del cammino” e qualcosa è già storia.

Ippazio Stefano è il sindaco del dissesto, ci indichi un segno di discontinuità con le precedenti amministrazioni.
I dragaggi del porto.
Mi sono battuto per la città di Taranto e fra le cose che sono riuscito ad ottenere conto i dragaggi del porto, di questa importante struttura. Sono arrivati i sovvenzionamenti per il porto, cresce. Lo sviluppo della città non sarà più un idea lontana ma il risultato di un lungo e paziente cammino. Ci vuole tempo per realizzare i pro­getti, l’impegno personale certo non manca.

La parola porto richiama quella del turismo. Taranto ha una percentuale d’inquina­mento altissima, come possiamo sperare di attrarre i turisti con l’aria così irrespira­bile?
Il futuro della città e dell’intera regione è legato al fenomeno del turismo, la nostra prerogativa è quella di puntare a migliorare la qualità dell’offerta e lo stiamo facendo. Pochi giorni fa l’Arpa ha comunicato i risultati delle analisi secondo cui le emissioni di diossina dell’Ilva sono scese da 40 nano-grammi a 2 ed arriveranno a 0,4 come imposto dalla legge regionale. Tra non molto potremo dire ai turisti di venire perché il problema rientrerà nella norma.
Ma inquinamento è anche quello stradale

Si riferisce al traffico automobilistico cittadino?
Secondo studi scientifici un danno grave alla salute pubblica viene dai gas di scarico delle macchine. Taranto sarà la prima città in Puglia ad avere la metropolitana sopraelevata. La regione Puglia ha approvato il nostro progetto e sarà sempre lo stesso ente a finanziarlo con la costruzione di mega-parcheggi a San Giorgio ed alla Croce nel quartiere Tamburi usu­fruendo anche di strutture abbandonate dalla Marina Militare, ad esempio i binari fra Paolo VI ed il Borgo.

Con tutti i problemi che ci sono sarebbe stato meglio incrementare o migliorare i mezzi pubblici invece di costruire la metropolitana sopraelevata, non crede?
Non è lo stesso. Primo il finanziamento regionale è previsto unicamente per la metropolita­na e diversamente lo perderemmo, secondo così le macchine non entrerebbero proprio in città, o dovrebbero pagare l’ingresso come avviene nelle città del nord Italia.

Questione ambientale, legge sulla diossina. Per il controllo delle emissioni, molti ri­tengono indispensabile un campionamento in continuo. Se questo campionamento è possibile, quando inizierà ad essere applicato?
Il campionamento in continuo non è possibile. Questo non lo dico io ma studi scientifici che dimostrano quanto controproducente possa risultare qualora utilizzato. I filtri usati per un tempo lungo s’intasa­no. In un incontro tenutosi a Roma, con le istituzioni, i tecnici ministeriali e gli esperti delle nostre associazioni ambien­tali ho proposto di procedere con la sperimentazione del laser. Il laser è stato indicato da una dottoressa dell’Arpa ma non è una procedura riconosciuta perché in via di sperimenta­zione; io ho chiesto per Taranto, di condurre la ricerca e la sperimentazione del laser sulla nostra aria, magari con la partnership dell’università e poi con controlli incrociati tramite piante e mascherine che aiutino i cittadini a rendersi direttamente conto dell’inquinamento, non solamente in base a dati forniti dall’Arpa, ma anche vedendo gli effetti su queste pian­te o sulle mascherine poste davanti alla bocca per filtrare l’aria da respirare.

Piante e mascherine per i cittadini e l’Ilva invece continuerà senza freni?
No. La sperimentazione di cui parlo riguarda il controllo da eseguire per accertare che l’Il­va rispetti le regole.
Le regole sono quelle stabilite dalla legge regionale e qualora il direttore dell’Arpa, il dott. Assennato, mi comunicasse dati eccedenti i limiti stabiliti, immediatamente procederei con una ordinanza. Faccio tutto quello che la legge prevede, io non prendo soldi per coprire nessuno ho la coscienza pulita e non temo nessuno. La mia amministrazione è sta­ta la prima a far pagare le tasse a Riva. Dove erano tutti i benpensanti quando la gran­de industria non pagava, in parte o in tutto, le tasse? Ho parlato di sperimentazione, di ri­cerca, mii chiedo dove sono gli ordini dei farmacisti, dei chimici o degli ingeneri, perché non dicono la loro e propongono studi e protocolli nuovi in studio in Giappone ed in Ameri­ca? Sono solo, con un bilancio comunale pari a zero euro, studio la maniera di affrontare e ri­solvere i problemi senza arrendermi, ma questa città sembra arresa, disposti tutti alla diffa­mazione a tirare i piedi a chi cerca di fare qualcosa ma loro cosa propongono, cosa hanno mai proposto? Oltre ad aumentare le tasse all’Ilva ho bloccato il transito di 8oo tir pieni di carbon coke che transitavano per il quartiere Tamburi e nessuno se ne era accorto.

Questo basta?
Non mi fermo, c’è ancora da fare ma non otterremo nulla dicendo all’industriale te ne devi andare perché risponderebbe “allora io non ci rimetto soldi ed inquino finché posso”. Da medico ho avuto a che fare con pazienti gravemente malati, difronte alla notizia di morte certa e vicina il paziente reagiva non facendosi più vedere e gettandosi nel fumo e nell’al­cool, spassandosela finché possibile; invece, per indurlo alla cura, gli dicevo che la dieta da seguire era dura ma avrebbe portato a risultati, allora il paziente era disposto a fare sa­crifici. Guardiamo cosa è stato dello stabilimento di Bagnoli. Bonifica? È stato abbandona­to senza nessun recupero, così per noi, chi pagherà i lavori di bonifica? Meglio ottenere da Riva un risanamento ambientale finché avrà interesse a rimanere con lo stabilimento in funzione.

Parlando di regione e di elezioni regionali, qual’è il suo giudizio sull’operato del presidente Vendola?
Conosco sia Vendola, lo stimo molto. Ha fatto tanto per Taranto: oltre alla metropolitana so­praelevata, alla legge sulla diossina ha stanziato fondi per la sanità il raddoppio per il re­parto radioterapico di tutta la provincia.

Questo significa che arriveranno macchinari per la prevenzione e la diagnosi preco­ce e verranno formati e pagati i tecnici, o le macchine saranno inutilizzate come già avvenuto per quelle della cobalto terapia negli anni ‘80 al Santissima Annunziata?
Ho chiesto delle garanzie fra cui quella della formazione adeguata del personale, dopo aver parlato con Colasanto ed aver girato per tutti gli ospedali della città e della provincia mi sono reso conto ella carenza delle strutture sanitarie sopratutto dei reparti di radiotera­pia ed ho battuto i pugni per avere aiuti e colmare le carenze, pagare il personale e mettere a disposizione la nuova tecnologia.
Il discorso è più ampio. La regione ha stanziato 220 milioni di euro per la costruzione del San Raffaele, a Taranto. Una struttura privata con personale pubblico; un centro d’eccel­lenza che richiamerà pazienti anche dalle zone limitrofe della Calabria e della Lucania ma non dovrà occuparsi delle piccole patologie dalle appendiciti alle bronchiti, per questo ho ottenuto la ristrutturazione del Santissima Annunziata, gli operatori sanitari di lì potranno scegliere se continuare a lavorare dove sono o se trasferirsi al San Raffaele e in tal caso, prima dell’apertura qui, potranno andare all’ospedale di Milano per prepararsi e mettersi in pari con i colleghi così da poter ricoprire posti di comando al ritorno a Taranto.
Inoltre ho ottenuto garanzie per la cardio-chirurgia, con la mia amministrazione Taranto ha ottenuto finanziamenti per il reparto di cardio-chirurgia della villa Verde. Prima non era una eccellenza a livello regionale, mentre ora tante sono le vite salvate con le operazioni effet­tuate in quella clinica per il cui personale ho ottenuto garanzie anche quando sarà in fun­zione la nuova struttura ospedaliera.

La situazione ambientale sarà aggravata dalle perforazioni programmate dall’Eni in Mar Grande, lei cosa ci dice a tal proposito?
Trenta giorni fa, in risposta ad una mia lettera dove richiedevo informazioni a riguardo; dalla regione mi hanno assicurato che l’Eni non ha i permessi, ufficialmente risulta una doman­da vecchia di anni che l’Eni a aggiornato rimpicciolendo i confini dell’area entro cui trivella­re per l’estrazione del petrolio, ma fino a 30 giorni fa non c’è stata alcuna autorizzazione.

A settembre, nel quartiere Solito è partita la raccolta differenziata porta a porta, si fermerà lì?
Nei giorni scorsi sono andato in Regione con un gruppo di disoccupati ed abbiamo otte­nuto sovvenzionamenti per un anno, per estendere la raccolta della differenziata porta a porta all’intera città. Potremo mettere in funzione le strutture già esistenti per la raccolta e lo stoccaggio dei rifiuti, compreremo dei nuovi macchinari per la compattazione in breve tempo, riusciremo a smaltire i rifiuti indipendentemente dall’inceneritore privato, riuscendo quindi a risparmiare i soldi dei contribuenti a tutto vantaggio dell’ambiente.

Sindaco, il teatro?
Mesi fa sono andato a Piacenza per vedere come sono organizzati. Hanno un teatro im­portante con una orchestra giovanile diretta dal maestro Riccardo Muti, malgrado questo non riescono a mantenersi con gli aiuti degli enti provinciali e regionali ma possono conta­re sul sostegno economico dei privati. La situazione di Taranto è più critica, la struttura esi­stente, il Fusco necessita di lavori di ristrutturazione ed il comune soldi non ne ha; per questo parlando con l’assessore ed architetto D’Ippolito abbiamo pensato di unire ai lavori del teatro quelli per la costruzione del parcheggio vicino presso i sotterranei della rotonda di lungomare. Il guadagno garantito dal parcheggio macchine attirerà capitale privato da investire anche nella ristrutturazione del Fusco, la partecipazione dei privati assicurerà al teatro una rendita minima per le stagioni future, e finalmente torneremo ad avere stagioni teatrali ricche ed interessanti.

A proposito della classe imprenditoriale, non crede che urge un ricambio generazio­nale?
Il ricambio generazionale è fondamentale in tutti i campi.
Quando è possibile cerco di favorire l’occupazione dei giovani, per esempio negli enti pub­blici come l’Amat dove ho nominato alla dirigenza una ricercatrice che ha 28 anni. Il futuro è nel turn-over delle generazioni.
L’imprenditoria tarantina si deve organizzare meglio ma c’è. Ora, con l’istituzione della zona franca si aprono possibilità di sviluppo interessanti, ma dobbiamo essere pronti ad accogliere anche imprenditori forestieri, dobbiamo confrontarci ed imparare da loro per mi­gliorare la qualità delle nostre offerte.

L’isola vecchia come si ristruttura?
Abbiamo un progetto Lising in costruendo, ovvero delle proprietà comunale, una banca che finanzia il progetto di un imprenditore. Se il progetto è interessante per il comune, fac­ciamo un accordo, il comune paga un affitto per 30 anni e poi ritorna proprietario dello sta­bile ristrutturato. Il lising lo paghiamo con i soldi risparmiati sull’affitto che, attualmente, pa­ghiamo gli uffici pubblici aperti in edifici privati Oppure lasceremo metà palazzina all’im­prenditore che la ristrutturerà tutta e comunque otterremo un vantaggio economico, ben sapendo che non potremmo fare noi nessun lavoro perché il dissesto comunale non solo ha prosciugato le casse comunali ma ha lasciato molti creditori che, per legge, devono es­sere pagati prima di qualunque altro investimento da parte nostra. La gente che risiede abusivamente nei locali di città vecchia sarà valutata ed ufficializzata permettendo loro di pagare affitto e bollette tramite prestazioni lavorative in piccole cooperative.

Il futuro della città legato indissolubilmente alla questione occupazionale. Uscire dall’emergenza significa anche dare risposte certe ai bisogni primari.
La mia attenzione è particolarmente rivolta verso le esigenze lavorative e di sviluppo. Ho parlato della costruzione della metropolitana sopraelevata, dei dragaggi del porto, della zona franca, della costruzione del San Raffaele, della ristrutturazione della città vecchia. Queste sono più che speranze, sono la dimostrazione del mio impegno e del mio rispetto verso la città e verso la dignità dei miei concittadini.

Situazione insostenibile

Leggendo un libro di Fernando Savater ho riflettuto sulla guerra in generale. Penso che oggi, paragonabile “all’utilità” della guerra sia “l’utilità” dell’inquinamento. I capitalisti neo-generali mandano la truppa operaia al massacro in nome dell’utilità economica (cioè i guadagni sopratutto dei “boss”). La truppa si sacrifica per portare a casa un tozzo di pane convinta di non avere alternative anche se una buona parte muore sul campo ponendo le premesse di un destino uguale per la propria prole. Lo slogan FATE L’AMORE NON FATE LA GUERRA sembra doversi distorcere in FATE LA FAME NON FATE L’INQUINAMENTO… mi spiace ma in un mondo di obesi, come quello moderno, un po di dieta sarebbe salutare.