Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Archive for dicembre, 2009

Recensioni

Eguaglianza e libertà
di Norberto Bobbio
Einaudi
pagg. XI-98 – € 10,00
A cinque anni dalla morte di Norberto Bobbio, la casa editrice della sua Torino ripubblica alcuni dei suoi lavori. In Eguaglianza e libertà l’autore ripropone due voci che aveva scritto per l’Enciclopedia del Novecento (a cura dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana), con lo scopo d’illustrare il significato morale e politico dei due ideali della Libertà e della Eguaglianza nel tempo presente. Dunque, in queste pagine troviamo: non definizioni descrittive per la classificazione dei saperi, ma l’analisi rigorosa dei concetti avvalendosi, anche, di esempi di filosofi ormai classici per la filosofia politica da Rousseau a Hobbes, a Tocqueville. Con questo testo, Bobbio ci regala la possibilità di esercitare il giudizio della nostra coscienza su due voci fondamentali per il tempo in cui viviamo.

L’ombra di quel che eravamo
di Luis Sepùlveda
Guanda
pagg. 148 – € 14,50
Uscito a Settembre, l’ultimo romanzo di Sepulveda è avvincente ed entusiasmante. La vicenda che fa da sfondo è l’indagine dell’ispettore Crespo alle prese con il ritrovamento d’un cadavere senza documenti in una Santiago piovosa e desolata che ha visto morire tanti giovani durante la dittatura di Pinochet. Tre dei sopravvissuti si rincontrano, non del tutto casualmente, quasi per rispondere alla domanda che l’autore ci pone indirettamente per bocca di Ombra, ovvero Pedro Nolasco, il regista occulto di tutta la storia: “allora, c’è la giochiamo?”. I ricordi sono la premessa del presente, la sua spiegazione ed il suo significato più profondo, almeno quando gli uomini sono coerenti con i loro principi e rispettano la propria libertà anche quando questa sembra, solo, il fallimento di una vita omologata.

Tributo d’amore alla città patria

“Oebaluam Arcem tarentinam dixit”, ovvero i poeti greci si riferiscono a Taranto con l’appel­lativo di Rocca Ebalia, dal nome della regione dove sorgeva Sparta (gli stessi spartani sono indicati come ebalidi).
La rocca sorge sul terreno dirupato e scosceso, sullo scoglio, la punta da cui tuffarsi nel mare, l’ultimo avamposto della terra ferma ed, il primo approdo dopo il naufragio.
Questo è il luogo che noi, discendenti, chiamiamo Taranto vecchia, la fortezza dove si ar­rampicano le brame dei conquistatori, dove si sovrappongono le ombre dei millenni, dove i sassi testimoniano leggende dimenticate o rimosse dalla volubilità degli uomini, dove il tramonto del sole è così spettacolare da incantare perfino gli eroi come Ercole, per indurli al desiderio del piacere dei sensi.
La venerazione ed il culto di Ercole è garantita dalla presenza de “il colosso del nume (che) doveva anzi essere collocato nel punto più elevato dell’Acropoli, fra le attuali piazzet­te san Francesco e san Costantino,(m.12,50 sul livello del mare) perché le navi che giun­gevano in porto, o ne uscivano, potessero vederlo da lontano”.
Nella ricostruzione di Egidio Baffi, storico e storiografo tarantino, non ci sono fratture irri­mediabili, fossi insuperabili e speranze irreparabilmente perse, ricordi e contingenza sono un racconto unico e continuo, spesso le storie hanno la stessa voce oltre ai tratti somatici comuni, un eterno presente in progressione forse non rispondente alla rigidità degli schemi scienti­fici di un’archeologia strenuamente rigorosa e “polverosamente” erudita, il nostro autore ama la nostra città, pertanto non pretende di spiegarla alla ragione di turisti di pas­saggio, il cronista vuole assaporarne appieno la vita e condividere, con noi, il gusto di tale banchetto.
Forse proprio i fasti, specificatamente nel periodo ellenistico, fra vini prelibati e profumi inebrianti emanati dai fiori delle corone con cui le belle tarantine si ornano il capo, forse il lusso di monili raffinati ed eleganti come non se n’erano mai visti prima, o forse l’invidia per la potenza sul mare… Orazio stigmatizza in un celebre verso: “molle imbelle tarentum”, come se la regina dei due mari non sappia nuotare ed indugi sulla riva preferendo la dis­solutezza e il delirio delle baccanti all’austera navigazione in mare romano. No, l’innamora­to della sua città non accetta di vederla ridotta a luogo comune del disprezzo dei vincitori sui vinti; un verso che deve essere accuratamente studiato ed interpretato, un argomento che mina il carattere dei concittadini per annientarne l’orgoglio dopo averne distrutto le di­fese murarie e saccheggiato le case ed i templi.
L’offesa dei conquistatori stra­nieri grava sul cielo di Taras, sul cielo dell’intellettuale che op­pone un’appassionata difesa contro a calunnia inaugurata dal poeta latino, la strenua dife­sa nel libello intitolato proprio come il verso incriminato.
Il valore di quest’opera è quello di materializzare e fissare su carta la dedizione, il trasporto amoroso, il rispetto del cives verso i luoghi della sua infanzia, sentimenti che lo hanno en­tusiasmato rendendolo instancabile nella ricerca della verità storica. Il suo interesse non si limita all’archeologia, alla topografia, alla storiografia, egli analizza, anche, il linguaggio dentro e fuori i confini presunti della capitale magno-greca; uno studio complesso non per far bella mostra del proprio sapere ma, più modestamente, per soddisfare il bisogno di ab­bracciare la propria amata patria.
A questo proposito, un altro illustre tarantino, Giacinto Spagnoletti, ha scritto: “Questo solo Baffi chiedeva alle sue ore migliori: di discutere della sua città, della posizione delle anti­che ville romane, di templi, delle leggende medioevali, con chiunque mostrasse desiderio o curiosità in siffatti argomenti”.
In questi giorni grigi e soffocanti, in troppi invocano l’ab­bandono di questa città tradita e deturpata dal disincanto, spesso ostentato, dei suoi stessi figli, ma questo vociare nebulo­so scosso da tuoni spaventosi di capi improvvisati, queste correnti umide mi raggelano così traggo grande beneficio (e non consolazione) nel leggere tra le righe dell’illustre Baffi, una dichiarazione accorata per la mia città.

SITUAZIONE IV

Il sogno onirico, per me, è una storia derivata dall’interpretazione data ad una sequenza d’immagini; anche la realtà penso sia un’interpretazione cosciente d’immagini; ne deduco che ,anche, la verità sia un’interpretazione a cui prestiamo fede, forse l’idea a cui diamo corpo senza tener conto delle idee altrui.

Forum con Antonio De Padova

Nel forum di questo numero intendiamo dare spazio ad una “voce fuori dal coro”, il coro dei troppi che, in nome della crisi economica globale, ritengono doveroso non investire nelle capa­cità del proprio territorio.
Il dott. Antonio De Padova , presidente della assoartigianato di Taranto ha un punto di vista di­verso.

Il 20 Gennaio 2009 lei è stato eletto presidente della neo-nata assoartigianato di Taranto; un’associazione nata quando molte piccole imprese ed attività artigianali e commerciali chiudono, allora quanti sono gli associati?
Per il momento, gli associati sono circa 200.
Con 20 collaboratori ci siamo messi al tavolo per trovare un progetto intorno a cui riunire le pic­cole imprese locali per partecipare allo sviluppo del nostro territorio. Sono stanco di sentire pia­gnucolare, litanie mnemoniche ed abitudinari che contribuiscono a creare una cappa sulla città. Lamenti che suonano come scusa per non impegnarsi e non contribuire alla crescita ed al pro­gresso qui possibili.

Si tratta, solamente, di rappresentanza?
Non ci interessa la quantità delle tessere, abbiamo un altro stile, noi tentiamo di far capire alle imprese artigiane quelle più piccole e deboli che devono mettersi insieme per avere un ruolo at­tivo nello sviluppo del territorio e non essere annichiliti dall’attuale sistema economico. Noi stia­mo creando una rete che metta in comunicazione le piccole e piccolissime realtà che così ac­quisteranno la forza di competere sul mercato, anche, con strutture maggiori. Abbiamo già mes­so in pratica questa idea creando dei consorzi, per esempio, a Mottola, a Lizzano, a San Marza­no, a Manduria.

State portando avanti un progetto particolare?
Il 13 Ottobre scorso il comune di Taranto ha adottato per l’area pip di Talsano il nostro progetto che abbiamo denominato “Campus delle imprese”. Campus richiama l’idea dell’offerta di mae­stranze in vari settori perché vogliamo dare una vetrina ai diversi prodotti, produttori di carattere locale. Un modello a livello regionale che porteremo all’attenzione nazionale con un’iniziativa alla presenza del presidente nazionale di Assoartigiani per esportare questo esempio anche in altre realtà interessanti.

Una fiera permanente dunque, quante saranno le imprese che faranno parte di questo progetto privato?
Un centro espositivo permanente su un area di 341.000 mq, dove ci saranno i capannoni di 72 le imprese, divise in due comparti: il comparto A con 40 elementi è già tutto esaurito, per com­parto B ci sono diverse richieste ma abbiamo ancora delle disponibilità. In particolare, all’interno del comparto B, vorremmo allocare delle imprese esterne al territorio per uno scambio necessa­rio di NOAU (know how “saper fare”). Questa volontà deriva dal nostro disegno di quel piano lo­gistico di cui oggi molti si attribuiscono la filiazione ma, così non è, perché siamo noi ad aver ideato il distretto logistico, 10 anni fa , insieme a questo consorzio hinterland attorno a cui ab­biamo riunito le imprese che hanno investito impegnando propri capitali, perché va ricordato che il progetto del Campus è, interamente privato, non ci sarà nessun contributo pubblico. Il Co­mune ha tutto da guadagnare per esempio come incremento dell’occupazione, infatti i dipen­denti attuali di queste aziende sono 210 ed arriveranno ad essere 850. Il volume di affari delle imprese coinvolte è di 85 milioni di euro ma prevediamo arrivi a 250 milioni di euro. Questo pro­getto è un volano incredibile per la crescita economica.

Qual’è il tempo previsto per l’attuazione di questo progetto?
Dai 2 ai 4 anni. Partiranno prima le aziende che hanno urgenza di cambiare sistemazione.

Un progetto interessante che applica l’intuizione della rete telematica, quale altra virtù “moderna” verrà concretizzata?
La cosa più bella è che è un progetto eco-compatibile. Siamo in regola, otterremo la certificazio­ne Nos, infatti sono previsti 34.000 m di verde e 69000m di parcheggio coperto con fotovoltaico e sugli 80000 m dei capannoni verranno installati pannelli solari per una produzione di 10 Mega watt di energia che permetterà un risparmio sulla bolletta energetica del 30% rispetto alla media pagata all’enel.

Queste imprese come saranno coordinate tra loro?
Questo aspetto è Importante. Il cuore del Campus è il centro servizi, un area di 4ooo mq con magari una banca e la posta ed un ristorante per i lavoratori stessi; un luogo dove portare il cer­vello di quel che si muove sul territorio, cioè creare, come al cis di Nola, un polo per la distribu­zione delle merci e, sopratutto, un servizio logistico che significa movimentare le persone e le merci e portarle lì dove vengono consumate.

Un esempio pratico?
La merce comprata al dettaglio ha un costo maggiore di quella comprata all’ingrosso, ma le for­niture all’ingrosso necessitano di ordinazioni di quantità consistenti; le piccole imprese artigiane abbatteranno i costi facendo ordinazioni tutte insieme tramite il centro servizi, e così per i costi del trasporto o della vigilanza.

Il centro servizi assicura anche assistenza finanziaria?
Sì, tramite i COFIDI Puglia a cui siamo arrivati tramite Confindustria (di cui io sono il vice -presi­dente della sezione locale). Prima avevamo tanti COFIDI, adesso abbiamo un sistema unico per tutta la Puglia con associati da Foggia a Lecce, con un potere di contrattazione con le banche più forte garantito da un maggiore patrimonio cumulativo degli associati..

Per il transito delle merci occorrerebbe un sistema di infrastrutture migliore di quello che Taranto e la provincia offrono.
Dai nostri rilevamenti risulta che Taranto, nel meridione d’Italia, è la città col coefficiente più alto per quanto riguarda le infrastrutture. L’autostrada si ferma a Massafra ma basta collegare me­glio l’ultimo miglio della 106 e il problema viabilità è risolto.

Dalle ultime dichiarazioni del presidente della regione Vendola, si evince il rafforzamento delle strutture aeroportuali di Bari e Brindisi, questo non è un punto di debolezza per il sistema logistico da lei citato?
D’accordo, se parliamo del breve periodo, di qui a 5 anni ma nel lungo periodo le merci atterre­ranno a Grottaglie. Gli aeri che sta costruendo Alenia per gli americani, sono molto voluminosi e necessiteranno di piste lunghe per l’atterraggio, tali piste non sono disponibili né a Brindisi, dove finirebbero nel mare, ma neppure a Bari perché entrerebbero nel quartiere palese. Per cui,il fu­turo aeroporto del mediterraneo, o comunque, le uniche piste disponibili saranno quelle della vi­cina Grottaglie.

Il porto?
Il porto è uno dei punti di forza d questo territorio, un scalo a cui arrivano e da cui partono un numero smisurato di container. Taranto è ormai il secondo porto italiano, per importanza, ed il primo nel Mediterraneo ma utilizziamo poco questa nostra opportunità di scambio commerciale e quindi di ricchezza economica. Il porto è il futuro di questa città, ma non bisogna continuare a perdere tempo, in questo senso io non credo ai dragaggi, dal nostro porto passano già 800.000 container e non si fermano; questo è il problema fondamentale non riuscire ad utilizzare il pas­saggio di tante merci.

Il non riuscire a sfruttare questo punto di forza è causato dalla debolezza della classe po­litica dirigente?
Persone di valore ne abbiamo ma non hanno lo spazio ne­cessario per esprimersi. La politica non c’entra. In Italia abbiamo esempi d’imprenditori che si sono affermati senza l’aiuto o l’intervento della politica.

Nei giorni scorsi il ministro Tremonti ha auspicato il ritorno al posto fisso, ma Giuseppe De Vita, dalle colonne di Repubblica, ha ristretto l’ipotesi alle piccole imprese con 10-15 dipendenti; lei da che parte è?
Ho una mia idea che non concorda con nessuno dei due.
La flessibilità del lavoro non è un problema quando il lavoro è svolto con professionalità. Tutti i lavori dovrebbero essere svolti con professionalità da quelli di responsabilità a quelli più mecca­nici. La flessibilità è una garanzia sopratutto nell’ambito pubblico dove il lavoro procede, spesso, con troppa lentezza e poca competenza.

Qual’è la sua posizione sull’abolizione dell’ IRAP?
Se dobbiamo essere realisti, ed io lo sono, è una cosa impossibile. In altri paesi non esiste que­sto contributo ma ne esistono altri; l’Irap porta nelle casse dello Stato 51 miliardi di euro.
Con la buona volontà, tagli e risparmi non si arriverebbe a coprire la voragine lasciata dalla mancanza di una entrata così ingente. Si potrebbe cercare di attenuarla, oggi non c’è bisogno di questi grandi annunci, invece bisognerebbe mirare ad una maggiore agibilità del sistema impre­sa.

Mulinello improvviso

Mi piace
quando un colpo di vento
sorprende ogni mia abitudine.
Non crederei mai che possa succedere
e nuovamente accade.

Un soffio che mi accarezza il viso
per massaggiare l’anima
e guarire i cattivi pensieri.

Il nome non lo ricordo
la voce non mi dice nulla
ma quel bacio allegro
in pieno giorno
al centro della via

una corrente che mi porta via
per farmi volare
ed essere felice.

Il rispetto delle regole

Ogni mattina, al risveglio tiro un lungo respiro per prepararmi alla giornata che sta per ini­ziare. Una formula per cautelarmi dallo stress quotidiano, fra progetti ed imprevisti e, so­prattutto, com­plicazioni indotte dall’ insolenza, tragicamente diffusa, fra i miei simili.
Certo, la mia è un’esagerazione provocatoria ma, sempre più spesso trovo, sul mio cammino, persone prepotenti, forti della propria arroganza, che mi vengono addosso gridandomi, pure, di spostarmi perché devono passare loro per primi.
Questo atteggiamento mi demo­ralizza e continuare per la mia strada sembra più pesante. La vita, oggi, non è più difficile o complicata di qualche anno fa, sono però aumentati gli incivili, ov­vero coloro che non rispettano le regole della società di cui fanno parte; o forse, non si ricono­scono nella società e non si sentono in dovere di rispettarne l’ordinamento.
Fra questi malumori e risentimenti, mi sovviene una frase del Contratto sociale di Jean-Jacques Rousseau:“… invece di pensare che per noi non ci sia né virtù né felicità, e che il cielo ci abbia abbandonato senza soccorso al decadimento della nostra specie, sforziamo­ci di ricavare dal male stesso la medicina che deve guarirlo”.
Un respiro profondo è necessario, questa è l’anticamera della questione morale, dove interes­se pubblico e quello privato perdono consistenza, nessun privilegio e predominio di una parte sul tutto, nessun egoismo è lecito, agire bene per il bene di tutti dovrebbe essere l’imperativo ca­tegorico di ogni cives.
Infatti, per il filosofo francese citato, morale e politica dovrebbero coincidere così come l’utile del singolo individuo e quello dell’intera società.
L’uomo nasce libero e buono e lo rimane fin quando resta isolato nel bosco, un animale fe­lice e primitivo; come ogni essere naturale non possiede nulla e vive alla giornata.
Presto, però, l’essere umano tradisce questa sua solitudine eremitica e si avvicina ad altri esem­plari della sua specie, fino a formare con essi delle comunità; all’interno di questi gruppi si stabiliscono regole di comportamento (un contratto sociale) per favorire la convivenza di tutti i membri associatisi. A riguardo il nostro pensatore illuminato scrive: “Ciò che l’uomo perde con il Contratto Sociale è la sua libertà naturale, e un diritto illimitato su tutto ciò che lo tenta e che può essere da lui raggiunto: ciò che guadagna è la libertà civile e la proprie­tà di tutto ciò che possiede”.
Sia chiaro che, la scelta non è: stare nella società civile o nel bosco con le bestie feroci, ma non si tratta nemmeno di scegliere con chi stare, quanto contro chi muovere guerra.
Il padre teorico della rivoluzione francese pensa al contratto sociale come ad un patto con sé stessi, nessun principe né monarca assoluto a cui sottomettersi, il popolo è l’unico so­vrano di se stesso; in un’altra sua opera fondamentale, Emilio, l’autore scrive: “ Il patto so­ciale ha una natu­ra particolare e propria a lui solo, il popolo stipula un contratto solo con se stesso[...]”.
In quest’opera, uscita quasi contemporaneamente a quella su citata, Rous­seau descrive il per­corso formativo adatto all’educazione dei fanciulli, per la priva volta, non considerati come uomi­ni in piccolo ma come boccioli con una propria sensibilità.
Il bambino nasce ingenuo, ed in questo migliore dell’adulto che diventerà, con la crescita accu­mulerà esperienze e conoscenze che corromperanno il suo animo immacolato, e que­sto è un processo irreversibile ed inevitabile tanto da vanificare tutti i divieti e le imposizio­ni costrittive perché la virtù dell’innocente deve essere preservata e non soffocata. La civiltà è una pratica del saper vivere e non un comandamento da imparare a memoria. Il pedagogo moderno teoriz­za una educazione preventiva, per evitare vizi ed errori, la preparazione ad una vita morigerata e serena.
Tuttavia, queste teorie saranno distorte dagli eccessi di Robespierre, che col regime del terrore finì per inseguire il suo bene, ghigliottinando an­che preventivamente, tutti i dissidenti che avreb­bero potuto ostacolare la sua permanenza al vertice del governo.
In fondo il pericolo è proprio questo, che in nome della moralità e della giustizia, si ceda ad un sistema inelastico fatto di forzature più che delle regole.
Ciò non toglie che rispettare le leggi significa rispettare se stessi.

ILLUSIONE

Le giornate radiose mi riempiono
di felicità.
Questo è il punto:
riempire,
perché ho sempre la sensazione
che manchi qualcosa,
che sia rimasto in me
uno spazio vuoto
entro cui rimbombano con echi assordanti
anche semplici sospiri.

Cerco i raggi solari
la luce riflessa
perfino sui muri dei palazzi,
le ombre proiettate per terra
ed interrotte
dalla sovrapposizione di altre ombre.
Un gioco per gli occhi
che rapisce l’ansia di non trovare
quello che dovrei cercare.

Irrazionalmente credo
che sia tutto il tempo
racchiuso
in quel momento di grazia
senza altre possibilità concrete
poi arriva il buio della notte
e il grigio di giornate nuvolose
ed il vuoto diventa assoluto.