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Donne vere

Il pianeta terra è un unico intero, di cui fanno parte i regni animale, vegetale, minerale; ognuno di questi regni è diviso in specie e famiglie fino alla distinzione di genere femmini­le e maschile. Suddivisione concepita per dare un ordine logico, per catalogare o indiciz­zare col nome, tutto quello che ci circonda e di cui siamo parte, nostro malgrado.
Le donne sono i pianeti di un cosmo chiamato specie umana, noi costituiamo il 52% della popolazione mondiale, ma siamo corpi leggeri, facili da buttare a terra e calpestare.
La maggioranza silenziosa che, nemmeno è consapevole di avere una voce.
Fortunatamente, ci sono eccezioni importanti a questa consuetudine che non conosce frontiere di spazio, tempo, religione o status sociale.
Non sappiamo chi sia stata la prima donna a sentirsi libera e felice di esserlo, ma sappia­mo chi fu la prima ad essere uccisa a causa del suo pensiero, Ipazia di Alessandria una pagana rinomata come filosofa e scienziata, martirizzata nel Marzo del 415 d. C.
La sua è una figura particolarmente affascinante perché oltre a studiare ed elaborare la sua conoscenza in campo astronomico, matematico e filosofico, Ipazia è stata insegnante lodata dai suoi allievi (Sinesio da Cirene, Socrate Scolastico, Damascio) e “sacrificata” a causa della fierezza delle sue convinzioni mai ricusate. La bella sapiente desiderata e mol­to corteggiata sia dai pagani che dai cristiani della sua città, ma l’amore che nutriva per la conoscenza la assorbiva al punto da rimanere impassibile davanti alle avance amorose ri­voltele, insistentemente, dai suoi studenti come testimoniato dai frammenti di lettera giunti fino a noi.
La bellezza aiuta ad arrivare fulmineamente al cuore, ma non è l’unica “virtù” femminile, pensiamo, ad esempio, ad una delle più importanti pittrici messicane del secolo scorso Fri­da Kahlo, il cui corpo offeso da un incidente le ha dato lo stimolo per dipingere immagini femminili non distorte dallo sguardo maschile e con tratti tipicamente messicani, figure che l’hanno candidata a paladina del popolo, in un momento in cui la difesa del folclore e delle origini povere e meticce era considerato un atto eversivo di pura ed inutile utopia.
Frida, anche quella stampata sui francobolli statunitensi, non è esteticamente bella, ma l’intelli­genza e la passionalità che trasudano dalle sue tele non lasciano spazio alla valuta­zione dei suoi tratti somatici. Frida, al contrario d’Ipazia, ha avuto diversi amori, con en­trambe i sessi, il più importante dei quali col marito Herrera (sposato per due volte di se­guito), senza avere figli.
Non ha rinunciato alla famiglia un’altra donna sudamericana, convinta di doversi impegna­re per i diritti della popolazione colombiana contro la corruzione politica ed il narco-traffico. Ingrid Betancour, politico d’eccezione poiché alla sua vita tranquilla in Francia ha preferito l’impegno in patria che l’ha costretta a 6 anni di sequestro da parte delle FARC (Forze Ar­mate Rivoluzionarie della Colombia), ma, nonostante l’inferno della giungla vissuta da ostaggio “scomodo”, la fondatrice del Partido Verde Oxigeno si dichiara pronta a riprende­re la sua marcia civile.
All’insegna della non violenza è il modello praticato dal premio nobel per la pace (del 1991), la birmana Aung San Suu Kyi a cui, più recentemente (Maggio 2008) il Congresso degli Stati Uniti ha assegnato la Medaglia d’Onore per il suo impegno in favore dei diritti umani. Questa donna tenace e determinata, malgrado sia tenuta nel regime degli ar­resti domiciliari dal 1989 con poche e brevi interruzioni.
Durante questa lunga detenzione è rimasta vedova, nemmeno i suoi due figli possono an­darla a trovare, eppure l’esimia leader nazionale continua a denunciare, cn la propria pri­gionia, il regime militare che a Myanmar ha tolto la libertà a tutti.
Dalla costanza dello spirito passiamo al “coraggio fisico” di una mussulmana pronta a bat­tersi per non lasciare cadere il Pakistan nel terrore dell’estremismo religioso o talebano che sia; Benazir Bhutto, la figlia del destino, come lei stessa si definiva prima di essere uccisa come accaduto per il padre e successivamente per entrambe i suoi fratelli.
Una donna bellissima, già premier di stato per due volte, tornata dall’esilio per non vedere la sua patria precipitare nel caos della guerra fra laici ed estremisti religiosi, talebani e filo-occidentali. Ironia della storia è stata uccisa nel posto militare più sicuro del Pakistan pie­namente cosciente del pericolo che correva, ma sdegnosamente, col velo bianco sulla te­sta, sorrideva fiera del suo essere attiva, sempre attiva nella politica democratica del suo paese.
Infine, come non ricordare la russa Anna Politkovskaja, redattrice del giornale d’opposizio­ne Novaya Gazeta, con i suoi resoconti degli abusi perpetuati durante la guerra in Cecenia a scapito della popolazione civile. Moglie e madre di famiglia, con la passione, talvolta il tormento, della ricerca della verità.
Un racconto inequivocabilmente doloroso ma necessa­rio al rispetto per se stessi, rispetto della libertà e della dignità umana in forma sia pubbli­ca che privata insieme.
Sfatiamo la favola di Cenerentola che vive in funzione del principe azzurro ed è misera e derelitta senza lui; ai nascituri raccontiamo invece le storie di donne vere, che trovano il loro happy-end nel dare vita e corpo alle proprie aspirazioni, e… Speriamo che sia femmi­na!.

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