Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Archive for luglio, 2009

L’anima che corre eternamente scalza

 La vita quotidiana è un susseguirsi di parole e rumori distratti fra impegni, abitudini e for­malità di circostanza. Questo è l tempo che scorre e spegne entusiasmi e speranze ma, soprattutto, questo è il destino inesorabile a cui Angela Agrusti non vuole concedere il pas­so. Anzi ella corre via dalle convenzioni siano esse rappresentate dall’anello al dito anula­re o da parole arzigogolate in forme barocche ed ovattate di silenzio; una corsa sfrenata a piedi scalzi con l’aria che accarezza gli zigomi e con un aquilone tirato da un filo teso e sottile che dalla mano si collega direttamente al cuore pulsante e felice di pompare sangue fino a scoppiare nell’ebrezza della corsa. L’aquilone color pastello vibra libero nell’aria, so­stenuto dal “pensiero felice” della mamma che si compiace nel vedere il figlioletto nascere e crescere. Sono queste alcune delle emozioni che la Agrusti trasmette efficacemente ne:Il diario dell’anima, la sua prima raccolta di poesie (edito da Giuseppe Later­za) di una autrice già pluri-premiata in concorsi letterari per poesie inedite. La musica dei sentimenti tace nell’incantesimo magico dei pensieri, incantesimo che congela il tempo confondendo i ricordi per annullare gli errori ed il loro dolore e permettere allo spirito di progettare nuovamente un futuro. Per me, queste poesie sono cariche di energia limpida, semplice, onesta perché l’autrice si mostra senza maschere, ballando fino allo sfinimento, senza smettere mai di sognare e di amare.

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La maledizione della prima nuvola di diossina

  Qualche giorno fa, mi è capitato fra le mani un libro: La città delle nuvole, di Carlo Vulpio; un’inchiesta dedicata ai bambini di Taranto, a quei bambini che, il fantomatico Skanderbeg ha invitato a Chernobyl, garantendo loro un soggiorno salutare, sicuramente più salutare di quanto Taranto possa offrirgli adesso.

Il giornalista del Corriere della sera tratta, con estrema chiarezza, un problema serio che “investe” ed “atterra” la nostra salute ed ipoteca drammaticamente quella de nostri figli.

La gravità dei fatti esposti lascia senza parole, per questo ne voglio parlare attraverso la parodia, un antico esercizio per combattere la rassegnazione del silenzio.

Taranto, una città mitica che si affaccia sul mare e da questo riceve afa e nuvole infor­mi spinte dal vento di scirocco verso terra. In un giorno sudato di ottobre il viaggiatore, prota­gonista di questa storia, camminando nelle campagne subito fuori città s’imbatte in una massa di pecore costrette a salire su furgoni perché destinate al macello, tutte senza di­stinzioni di età o di pelo. Le pecore non sono stupide, non seguono il leader ma tentano di prendere strade differenti, s’impuntano, belano ma alla fine cedono con gli occhi bassi e lucidi. Forse gli occhi appannati sono quelli dell’osservatore perché i furgoni non sono pie­ni di bestiame ma di operai che vanno all’Ilva a lavorare. Cosa è successo? È cambiato il vento! Ora spira un fresco vento di tramontana con nuvole uniformi e cariche di diossina . La diossina è l’emissione d’aria respirata dal drago chiamato Ilva, un signor drago, enorme potente e sempre sveglio per mangiare l’acciaio che i suoi operai gli portano. Sì, i suoi operai perché è il drago che forgia i suoi uomini dalle pecore parassite che vivono a spese di campi incolti, ad operai che lavorano per garantirsi una morte onorevole fra leucemie e tumori.

Il cibo ferroso è accumulato nei parchi ecologici all’interno della cinta muraria del castello, in un giorno ordinario carico di nuvole omogenee il nostro curiosone s’intrattiene a conver­sare con le collinette di polvere ferrosa, animate, pronte a librarsi in aria e danzare oltre i confini della reggia, per portare la buona novella dell’incantesimo del drago, anche, ad al­tre specie di bestiame che, ancora, vivono in cattività nei boschi limitrofi.

Tuttavia, i guardiani del drago sono preoccupati perché il drago non respira al massimo delle sue potenzialità per cui decidono di scrivere alla Procura della Repubblica chiedendo un “aiutino” statale o mondiale… cosa fare per incrementare i respiri del drago?

Altissima, eccellentissima, magnificentissima procura suprema,

il drago Ilva è meridionale, onde per cui è indolente e non esaurisce le nostre aspettative, non produce abbastanza diossina da conquistare tutto l’Universo. Ci rivolgiamo a lei affin­ché possa stu­diare l’ incentivo più idoneo, tramite cui sollecitare il drago siderurgico ad im­pegnarsi, spa­smodicamente, nel rilascio di: diossina, mercurio, arsenico, piombo, benzoa­pirene, policlo­robifenili ed idrocarburi policiclici aromatici con un assaggio di polonio 210.

Ci affidiamo al vostro cuore, certi che non ci lascerete soli ma, sarete risoluti nell’affiancar­ci (al più presto) nel comune cammino verso la fine del mondo!”

Infatti Taranto è il principato di Diossinia, che a sua volta è nella repubblica d’Italia che è in Europa che è parte della Terra che è parte dell’Universo; presto queste differenze saranno cancellate; ci sarà , solo, Diossinia con Taranto capitale.

A pagina 110 Vulppio scrive: “Oggi, invece, i tarantini maledicono il giorno in cui applaudi­rono un’illusione.” Maledizione non scaccia maledizione… che vogliamo fare?

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