Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Archive for maggio, 2009

Libeccio, il vento umido che soffia da sud

 

Inghilterra 1904, James Mathew Barrie, scrive per il teatro “Peter Pan, o il ragazzo che non voleva crescere”, la storia di un Peter con un pensiero felice che lo inebria permetten­dogli di volare fino all’isola che non c’è seguendo, semplicemente, il percorso segnalato dalle stelle del cielo.

Italia 1950, Pietro Germi gira il film neorealista “Il cammino della speranza”, la storia di un gruppo di minatori siciliani che emigrano in Francia per cercare fortuna ovvero lavoro, un viaggio pieno di traversie e di dolore su un territorio ostile.

Puglia 2008, nessuno ha più voglia di raccontarsi chiacchiere, il futuro è una conquista va­lida per pochi, gli eredi delle fortune del padre, a casa propria o in Perù essi godranno dei privilegi della propria casta, il resto è polvere e cenere. .

La crisi economica mondiale aggrava il trend negativo della disoccupazione, problema che investe, particolarmente, le province del meridione dove il livello del benessere si abbassa ulteriormente, come risulta dal ”rapporto 2008 sulla qualità della vita” stilato da ITALIAOG­GI.

Già 270 mila persone ogni anno si spostano dal sud al nord, di questi 12o mila si stabili­scono definitivamente al nord, mentre i restanti 150 mila sono precari, ivi compresi gli stu­denti universitari, tutti assistiti e sovvenzionati dai genitori rimasti a casa che continuano a man­tenere i figli o, perlomeno, a contribuire economicamente alle spese più alte dei loro miseri e malfermi stipendi “a termine”.

Quanto detto è il risultato dell’analisi condotta dalla Svimez, associazione per lo sviluppo del mezzogiorno, un numero, quello delle partenze, che approssima vergognosamente quello degli anni ‘60, quando erano in 290 mila I meridionali che si spostavano al nord per trovare fortuna sopratutto nelle fabbriche fiorenti del triangolo d’oro: Genova-Torino-Mila­no.

Cifra maledetta che sarà eguagliata, se non supe­rata, nel 2020, secondo le previsioni di ACCITALIA dell’Anci.

Animo, bamboccioni terroni, emigranti sì ma… spiriti liberi per cercare la felicità, un vento che soffia dal sud verso nord come Libeccio, il protagonista dell’omonimo romanzo di Fol­co Quilici, l’uomo che fra mille traversie solca mari ed oceani per darsi la possibilità di vive­re senza compromettere il proprio rigore morale.

Il nuovo Eldorado è dunque il paese dove si lavora, un lavoro qualunque, anche non quali­ficato, inadeguato rispetto ai titoli di studio, d’altra parte il ministro Gelmini ha chiaramen­te detto che: al sud, si studia poco e male e che I docenti meridionali dovrebbero seguire cor­si di aggiornamento particolari, prima di essere considerati pari con I colleghi del nord.

Il vero problema è nella nostra vicinanza all’Africa nera, noi abbiamo pelli troppo abbron­zate e in troppi ci confondono con quei negri che, nei secoli del colonialismo selvaggio, sa­livano sui mercantili e di­ventavano schiavi, abbagliati dai riflessi di specchietti e perline colorate, finivano per imbarcarsi felici, contenti di lavorare sotto padroni che negavano loro anche l’anima.

Niente più specchietti né collanine, I nostri giovani non si illudono più di cambiare il proprio destino, salgono sulle rotaie delle nuove imbarcazioni e partono coscienti che quello che li aspetta è un lavoro precario e poco remunerato secondo la ricetta del ministro Sacconi che, addirittura, propone di lavorare 4 giorni su sette e stipendio mancia.

Secondo Hannah Arendt, eccelsa filosofa e storica tedesca, il lavoro è parte importantissi­ma del ciclo biologico umano la fonte imprescindibile per il sostentamento dei bisogni na­turali, lavorare è l’azione che distingue l’uomo dagli animali e dagli dei e lo caratterizza nel­la sua affermazione di essere umano.

Proprio per questo ogni società moderna può definirsi civile, solo ed unicamente, se so­stiene il primato del lavoro con politiche adeguate ,che non trascendano le necessità natu­rali degli uomini, rimanendo indifferenti alla ricerca di felicità a cui ogni essere vivente ha dirit­to.

Nelle società antiche vigeva il di­sprezzo per il lavoro considerato la praxis che abbruttiva lo spirito; ma questo perché c’era la schiavitù, una risorsa economica tale da essere consi­derata fonte di ricchezza ed essere conteggiata nel patrimonio con il denaro, l’oro ed I beni immobili.

Nessun spavento, la situazione non è degenerata al punto da regredire all’età del baratto (che , però, è tornato di moda negli States); lo spostarsi da un territorio all’altro, da un la­voro all’altro, richiama la transumanza delle greggi e dei pastori che avviliti non credono più alle stelle e disorientati nel buio della notte, lontani da ogni forma di sicurezza guardano la Luna e tor nano a chiedersi:

Che fai tu, luna in cielo? Dimmi, che fai, / [...] Dimmi, o luna: a che vale

al pastore la sua vita,/ la vostra vita a voi? Dimmi: ove tende / questo vagar mio breve /

il tuo corso immortale?” (Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, G. Leopardi)

 

Una verità scomoda

 La terra ha la febbre ma, qualcuno dice che non sia malata.

L’allarme per il surriscaldamento terrestre è suonato già da qualche anno, trovando il suo acuto più intenso nel premio nobel dato, nel 2008, ad Al Gore per la pace, dopo l’assegnazione dell’oscar al suo documentario AN INCONVENIENT TRUTH.

Il caso è esploso a settembre (2008), il mondo ha verificato “con mano” la suddetta febbre che causa lo scioglimento dei ghiacciai, tale fenomeno ha reso possibile la circumnavigazione del polo nord, liquefazione costante e continua, come fotografato dai satelliti della NASA, dai dati forniti risulta che dal 2003 ad oggi sono andate perse più di due milioni di tonnellate di ghiacci fra Groenlandia, Alaska ed Antartide.

La navigabilità del polo, ha aperto l’accesso allo sfruttamento di risorse minerarie e petrolifere del polo, ma ha dato anche il “via libera” allo sprigionarsi d’ingenti quantità di gas (sopratutto metano). Più gas nell’atmosfera, più febbre, più acqua negli oceani e sopra città come Londra o, intere regioni, come le Filippine e, più genericamente, sulle coste di tutti i mari.

Uno scenario apocalittico da film Waterworld, con uomini che vivono su città galleggianti; in effetti tale architettura è stata già inaugurata in Giappone con l’aeroporto galleggiante a cui segue la proposta costruzione di un arcipelago artificiale nel mar rosso, insomma ricostruiremo il Nautilus per vivere nuove avventure Ventimila leghe sotto i mari.

Agli apocalittici si contrappongono gli integrati, ovvero nel caso specifico, i negazionisti, quelli secondo cui il surriscaldamento della terra non è dovuto all’intervento umano di manomissione dell’equilibrio naturale con la produzione industriale di scorie velenose.

Al gruppo dei “no-problem” appartengono pochi ricercatori, sempre pronti a reinterpretare i dati avversari come nel caso della notizia sui ghiacci artici che avrebbero avuto a gennaio di quest’anno, un’estensione pari a quella avuta nello stesso mese del 1979; questo secondo una rilettura di una conversazione del prof. universitario William Chapman, che però ha prontamente smentito codesta chiacchiera frutto di un insensato ottimismo.

Confortano (?) le tesi degli oceanografi da cui si evince che moriremo prima per il freddo (da qui il film The day after tomorrow) e poi per l’inondazione delle acque.

Il fenomeno è stato ampiamente spiegato da Worldwatch Institute nel rapporto State of the world 2009: l’acqua dolce proveniente dallo scioglimento dei ghiacciai bloccherà (in tutto o in parte ) la corrente del golfo del Messico questo causerà il raffreddamento brusco dell’Europa settentrionale, raffreddamento letale per la vita ma non sufficien­te alla creazione di nuovi ghiacciai.

Nella storia dell’umanità sono evidenti i segni dei cambiamenti climatici, dalla scomparsa dei Maya per l’improvvisa siccità alla prosperità dei raccolti nell’Europa medioevale, le tracce sono innegabili: l’uomo ha sempre dovuto adattarsi alle “fasi climatiche” del suo territorio. Il prof. Brian Fagan è ottimista, come si evince dal suo libro “La lunga estate”, questo secolo assisterà all’inizio di un nuovo ciclo di riscaldamento globale e la popolazione umana sopravviverà a questo cambiamento anzi, addirittura, diverrà più saggia come è già avvenuto per la tribù californiana dei Chumash che di fronte alla siccità dismisero ogni violenza.

Ma la velocità dei cambiamenti attuali non dà alla vita tempo per adattarsi, divenire più saggi è un processo più lungo dei 50 anni previsti per lo scioglimento della Groenlan­dia.

Tutto proviene per generazione spontanea dall’acqua, ed a essa tutto torna per dissolvenza” questa è la sentenza di Talete, il primo filosofo greco, il primo materialista ad opporsi al creazionismo che considera il mondo come emanazione divina; probabilmente è stato lui a provocare l’ira funesta degli dei che, oggi, minacciano un moderno diluvio universale esaurendo il desiderio dello scienziato ionico di disperdersi in acqua.

Dunque, vogliamo perderci in un bicchiere d’acqua? Qualcosa si può fare: ridurre le emissioni nocive, ridurre il disboscamento irresponsabile, ancora in atto, incrementare l’uso delle energie alternative ad emissione (di anidride carbonica) zero; invece, poco convincente è l’ipotesi del premio nobel per la chimica nel 1995, Paul Jozef Crutzen, secondo cui iniettando nell’atmosfera un milione di tonnellate di zolfo ogni due anni si diminuirebbe di un grado la temperatura terrestre però la cura sarebbe peggiore del male a causa degli effetti collaterali in essa impliciti quali: le piogge acide e l’assottigliamento dell’attuale strato di ozono (unica difesa efficace dall’attacco dei raggi solari).

Nel nostro piccolo potremmo costruire col cemento “ecocompatibile” (il britannico Novacem) che assorbe l’anidride carbonica, potremmo impegnarci nella raccolta differenziata dei rifiuti, e potremmo tornare a pitturare palazzi e stra­de di bianco per riflettere nell’atmosfera i raggi solari e ridimensionare la nostra sete di potere e di dominio sul mondo naturale per non affogarci dentro.

MeDiAmOrFoSi

 I trasporti, in Puglia, sono magnifici anzi incredibili, per magia spariscono senza lasciare traccia. Il 30% dei treni che collegavano la Puglia al nord Italia sono stati soppres­si con particolare accanimento verso le tratte più lunghe come Lecce-Milano ed i collegamenti con la capitale ridotti ad ombre gracili con vagoni malandati e puzzolenti.

Sorte analoga quella del trasporto aereo sia della compagnia nazio­nale, che di altre picco­le e straniere come MyAir. Addirittura il ridimensionamento del numero dei voli raggiunge il 50% rispetto alla stesso periodo dello scorso anno.

Le autostrade private, se non sono costose, deficiano di manutenzione; ma per la meravi­glia di grandi e piccini nei cieli pugliesi torneranno a transitare dirigibili, mongolfiere e per i più esigenti un rapido ed efficace lancio dal cannone di un circo oppure si potrebbe tornare a costruire le catapulte per romantici voli alla Robin Hood come nel film con Kevin Costner. I turisti, sicuramente, non potranno dimenticare la loro vacanza pugliese, ammesso che riescano ad arrivare.