Ho appreso recentemente che, le dilatazioni di tempo, a me tanto familiari, sono cose da pazzi, allucinazioni che, non devono permeare i ricordi, neppure quelli inconsci.
Il mio tempo è variabile, si ferma nell’osservare un colore lontano, la scia di un arcobaleno, e la mia miopia lo trasforma in un bellissimo pensiero, audace nella sua semplice chiarezza.
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CATENACCIO: ”Penso di aver scritto qualcosa come l’ultimo poema d’amore alle città, nel momento in cui diventa sempre più difficileviverle come città” Italo Calvino
La città, la nostra città dalla polis greca passando per il comune medioevale, quale significato conserva nelle proprie fondamenta?
Una risposta interessante è quella data da Brunetto Latini, priore nella Firenze comunale del 1287: ”Cittade èe uno raunamento di gente fatto per vivere a ragione; onde non sono detti cittadini di uno medesimo comune perchè siano insieme accolti dentro a un muro, ma quelli che insieme sono accolti a vivere a una ragione.”
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