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L’evoluzione mancata

” I criminali non delinquono per atto cosciente e libero di volontà malvagia, ma perché hanno tendenze malvagie. Tendenze che ripetono la loro origine da un’organizzazione fisica e psichica diversa dall’uomo normale”. Così scriveva Cesare Lombroso in uno dei suoi numerosi studi sui soggetti criminali, studi condotti nelle carceri e, perfino, nei ma-nicomi criminali di cui fu il principale sostenitore, nell’Italia di fine ottocento, dilaniata dai problemi della difficile integrazione sociale fra gli abitanti del nord, già middle-europeo, ed i briganti del sud, chiusi nel proprio dialetto incomprensibile.

Gli studi lombrosiani ebbero eco, non soltanto sul suolo nostrano, ma furono letti e cita-ti, anche, dagli illustri colleghi d’oltralpe quali Freud e Jung, cosa più sorprendente è l’attualità di questa teoria che, individua nell’eredità del dna la causa e la necessità di delinquere.

L’incredibile modernità di questo discorso trova riscontro nei numerosi proseliti sparsi, ancora oggi, su tutto il territorio, esperti antropologi, giuristi eclettici e politici eminenti, nonché gente comune, come quella che ho personalmente scontrato sul treno Milano-Crotone, gente del sud, che tornava a casa dopo le fatiche di un intero anno speso a la-vorare lontano dai propri affetti, gente indignata nel dover dividere la carrozza del treno con una famiglia di “zingari”, due genitori e quattro figli, modesti nell’abbigliamento all’occidentale, con borsoni gonfi e senza rotelle al posto di comode valigie rigide e costose.

Quanto radicata sia la filosofia lombrosiana nei retaggi linguistici degli italiani è possibile sperimentarlo in una banale discussione televisiva sulla criminalità, dibattiti dove la sicu-rezza nazionale sembra dipendere dai caratteri violenti, unicamente, tipici degli immi-grati, che lasciano la loro abitazione con lo scopo primario d’invadere e colonizzare le nostre terre per, poi, costringere “i veri” padroni di casa alla schiavitù, ed alla dipenden-za delle loro prestazioni.

La cattiveria è scritta sul loro viso, nei loro occhi, non più disperati ma pericolosamente rassegnati ad essere equiparati a bestie da fatica, che si lavano poco perché, spesso, è poca l’acqua loro concessa in baracche dove, altrettanto spesso, sono relegati da gente perbenista che, non li vuole come vicini di casa, per non vedere le miserie del genere umano.

Nessuno alza un dito per contrastare questa deriva della civiltà, nemmeno in parlamen-to dove il 30 giugno dell’anno in corso (e la trovata ha un sapore terribilmente anacroni-stico) il ministro dell’interno, On. Maroni, ha proposto di prendere le impronte digitali ai rom, ivi compresi i bambini, misura studiata per prevenire l’istinto a delinquere, un de-terrente che promette una punizione severa contro chi non ha niente da perdere, nep-pure la dignità,rispetto e libertà di cui non avrà mai coscienza, relegato nel ghetto dell’ignoranza e del pregiudizio.

Schedare i bambini per toglierli dalle baracche con i topi; questo è lo slogan di cui si è avvalso il ministro che, però, non ha spiegato la dinamica del miracolo invocato; i topi temono le persone cui è riconosciuto un nome o le baracche si trasformano da zucche a castelli grazie alla formula magica della Lega nord? Oppure i bambini, senza andare a scuola, si scoprono geniali figli di re e sultani prolifici, disposti a riconoscerli come legit-timi eredi, per regalare loro immense fortune costellate di stelle come nelle fiabe?

Già per Michel Foucault, esimio filosofo francese, inutile e sbagliato è relegare i furiosi e la diversità, in genere, in un mondo ai margini della nostra quotidianità, il problema dell’integrazione e collaborazione sociale non può essere, ulteriormente, rimandato per-ché ne conseguirebbe un inevitabile logoramento ed impoverimento della civiltà, intesa come evoluzione e progresso dell’intera razza umana; lo scambio di cultura e di geni cellulari ci immunizza da ogni presunzione di perfezione.

Bernhard Föster non era d’accordo con l’idea di promiscuità e per salvaguardare la pu-rezza della razza ariana fondò nel 1887 la Nueva Germania, in Paraguay, una colonia di cui esistono i discendenti; tuttavia il tentativo non è esportabile se consideriamo l’assedio della povertà alle megalopoli del terzo mondo, dove i ricchi devono uscire dai propri cancelli scortati da guardie armate, per difendersi dagli assalti dei dannati dei sobborghi e delle banlieues (Parigi), uomini colpevoli di essere nati nel posto sbagliato senza sapere cosa fare e perché.

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