Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Il Tritone nascosto

La scorsa settimana è stato ritrovato un cimitero di auto in Mar Piccolo (Ta). Mi sembra impossibile che i tecnici dell’Arpa non se ne siano accorti quando, in questi anni, andavano a fare i prelievi dell’acqua per analizzarla. Mar Piccolo è poco profondo … possibile che abbiano scoperto soltanto ora l’acqua in mare? In estate, mi imbarco proprio in Mar Piccolo vicino al ponte di pietra spesso ho osservato una scala, completamente sott’acqua        sembrava protendersi verso il traghetto come per collegarlo con “la tana del mutante” nascosto lì sotto. No, mutante o uomo-pesce sono figure troppo moderne che mal si abbinano con la polvere di classicità greca che si respira qui… un Tritone, sicuramente quella scala collega la superficie marina col nascondiglio segreto del tritone magico. Questo essere “metafisico” si tramuta in uomo per uscire dal mare ed andare a rubare le macchine con le quali , di notte, si lancia a tutta velocità per tuffarsi in acqua e “vedere che effetto che fa”. Il “ragazzo” è preciso e si butta a mare sempre nel medesimo punto dove sono state rinvenute le carcasse “automobilistiche”. Per non annegare si trasforma velocemente in pesce, in effetti la scala gli serve solo la mattina per uscire di casa tutto  aggiustato da uomo di strada. Nessuno lo vede, come le auto abbandonate, però c’è.

Taranto e il vino

Nella prima metà del IV sec. a.C. Platone venne a Taranto presso l’amico Archita. Nella capitale della Magna Grecia assistette ai riti dionisiaci che si svolgevano frequentemente e di cui sono rimaste a noi le immagini disegnate sui numerosi vasi nel nostro museo nazionale MARTA. Il filosofo ne rimase impressionato al punto da scrivere: “A Taranto, nella nostra colonia, ho potuto assistere allo spettacolo di tutta la città in ebrezza per le feste di Dioniso, nulla di simile accade da noi.” La celebrazione di Dioniso era mal vista dagli “aristocratici”,Euripide nelle sue “Baccanti” fa dire a Penteo che le baccanti sono donne da carcerare e che il culto del nuovo dio è una cosa brutta. Oltre ai costumi lascivi degli amanti di tutte le età, sotto accusa era anche l’ebrezza causata dall’eccessiva profusione di vino. Read More…

La stretta di Taranto ad Anfitrite

La caratteristica preminente di Taranto è l’abbraccio col mare che la bagna e la culla. Due amanti che protendono vicendevolmente le braccia e si stringono per unire i loro respiri e vivere l’uno nel corpo dell’altra… “Lo spettacolo di Taranto è uno dei più appassionanti che mi sia mai stato concesso di vedere. Non credevo fosse possibile a un paesaggio di sprigionare ebrezza a tal punto. Questo è l’angolo sognato da giovani amanti estasiati, che si stringono le mani tutto il giorno-, e che chiedono alle cose di respirare, al pari loro, la beatitudine…” Così li vede André Maurel, un francese che, all’inizio del secolo scorso,ha scritto di questo rapporto languido e sensuale fra la nostra città e il “suo” mare. Questo incontro e scambio “di amorevoli sensi” ha una storia più complessa, potremmo dire che la linfa che lo nutre ed alimenta è portata dai fiumi carsici sotterranei provenienti dalla Murgia, gli stessi che hanno scavato le gravine; questi fiumi riemergono nel mare tarantino con sorgenti sottomarine dette “citri” per la somiglianza col ribollire dell’acqua in una pentola (dal greco kutros-pentola). Tali sorgenti di acqua dolce attenuano l’amarezza del mare e contribuiscono a mitigare la temperatura del clima, ma soprattutto garantiscono  una fonte di vita sia nel mare sia fuori considerato che generano alcuni piccoli fiumi della superficie come il Cervero, il Tara e il Galeso.
Anche nel Castello Aragonese, in un cunicolo del torrione restaurato nel 2004, subito sotto il piano di calpestio, c’è una polla di acqua dolce oltre ai resti di un acquedotto di età classica, elementi indispensabili a  garantire autonomia d’acqua potabile alla fortificazione soggetta agli assedi nemici. Come a dire che il sostentamento dell’ars oebalia arriva dal suo entroterra. Un intreccio di storie, terre e acque che dimostra quanto Taranto sia un unico corpo con la sua provincia e il suo mare.
Lucia Pulpo
Pubblicato su Cosmopolis
Gennaio 2012

Un film alieno

Questa è fantascienza, non è scienza. Il film che ho visto in questi giorni, ha per protagonista un extra-terrestre venuto dal futuro su un delfino che si smaterializza a contatto con acqua a basso livello radioattivo. I due “alieni”appaiono sullo schermo con un lampo o una saetta o forse era un fulmine col raffreddore; mentre il delfino diventa un fantasmino, l’altro essere animato sbatte contro il bacino di una nave da crociera, apre una breccia e s’intrufola dentro. Read More…

Il Bruto, il romanzo di una vita

Il Bruto di Michele Pierri è un libro affascinante e sorprendente.
La storia di un’anima che cerca di essere autenticamente sé stessa, malgrado i condizionamenti esterni.  “[...] compiere un ritratto vivente, perenne di Bruto mi ha torturato […] quando lo ebbi tra le mani […] vidi che mi rassomigliava e non ho avuto ancora il coraggio di sopprimerlo”.
Giuseppe Pierri, il figlio che ha curato l’edizione e la diffusione delle  opere paterne, ci spiega:
Perché il Bruto è rimasto pressoché inedito? Read More…

La nuova lettura

La news del giorno è:a Natale, la vendita degli e-book è cresciuta. Per me, gli e-book sono quei libri virtuali che devono essere letti velocemente per non stancare troppo la vista. I libri non stancano ma la tecnologia con la quale sono stampati… quella affatica la vista e la velocità incrementa lo stress e la distrazione che è nemica della lettura, dunque? Il mio maestro Nietzsche raccomandava di leggere piano i suoi libri e che comunque non tutti avrebbero capito… Allora torniamo al punto di partenza: Read More…

Il morbo dell’abbandono

La città vecchia di Taranto è una struttura urbanistica magnifica ma trascurata e maltrattata, porta i segni dell’abbandono, palazzi con le porte e le finestre murate come in perenne quarantena per un morbo che, si dice, corra e si dilegua nei tunnel segreti nelle fondamenta di tutti i palazzi dell’isola.
Ci sono persone che abitano e vivono nella città storica, ma la maggioranza è andata via senza più tornare; perché?
Secondo la maestra Amelia Pierri  la fuga iniziò per imposizione comunale, quando la zona venne “evacuata” per attuare la ristrutturazione.
Il 22 Novembre 1968 si tenne nel salone ella provincia, una memorabile tavola rotonda (con  Ungaretti, Brandi, Argan, Gillo Dorfles, Bassani, Spagnoletti) per promuovere il piano di ristrutturazione progettato dall’architetto Francesco Blandino destinato a salvaguardare e recuperare l’antico centro urbano contro le proposte di demolizione degli stabili avanzate da più parti. Il 15 Febbraio 1971 il piano di Blandino fu votato ad unanimità dal Consiglio Comunale di Taranto.
Per procedere con i lavori di ristrutturazione gli edifici furono svuotati. Gli abitanti lasciarono le case senza essere adeguatamente “segnati”; per questo quando l’intervento finì, gli inquilini furono ricollocati in posti diversi. Persero così i propri affetti, i propri vicini, le proprie mura.
Inoltre, le case nuove erano più comode con i doppi servizi e di conseguenza perché cambiare ulteriormente alloggio?
Forse le porte sono chiuse perché il cantiere è ancora aperto o da aprire?
Pubblicato il 12/01/2012
su www.cosmopolismedia.it

Intervista ad un talento della pittura

Molti talentuosi nascono a Taranto e finiscono col vivere altrove, come ad esempio, il pittore Valerio D’Ospina.
Valerio, così giovane (nato nel 1980) e già anche insegnante universitario… per questo sei andato in America, qui, in Italia non c’era posto?
Adesso, in Italia, lavorare nella scuola sembra davvero difficile. Mentre studiavo, a Firenze, per l’esame finale di abilitazione all’insegnamento, mi hanno chiamato a tenere un corso di Disegno e Pittura alla Indiana University of Pennsylvania. Ho lasciato Firenze per ragioni “sentimentali”. Read More…

Ammazza che piazza

DIFENDIAMO IL NOSTRO SPAZIO

“Diffondiamo cultura, civiltà per amore della nostra città”. Questo è uno dei motivi che animano il movimento di Ammazza che piazza; un gruppo no-profit che da un segno concreto alla volontà di ripulire la città dall’indolenza che ne sporca l’orgoglio e la dignità.
Quando avete iniziato a metter mano a scopa e paletta per pulire la piazza e da allora quante ne avete ripulito ed aggiustato?
Abbiamo iniziato il 5 Settembre e da allora non ci siamo fermati nemmeno un giorno, pioggia a parte. Read More…

Arrembaggio stellare

  Qualche tempo fa è stata lanciata l’idea di un arpione che con una propulsione esplosiva riuscirà ad agguantare le stelle comete per studiarle. Lasciando perdere la questione etica del violentare le comete e lasciamo pure la questione tecnica dell’opportunità di agire così invece di usare altri metodi e tecnologie. Vi immaginate andare all’arrembaggio delle comete come pirati galattici stile capitan Harlok.  Magari legare la cometa al tettuccio della propria auto e vederla sventolare come una bandiera o correre col filo legato al dito come un aquilone… Read More…