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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Detective smarriti

Il bello della letteratura è incontrare mondi sconosciuti che nemmeno avresti cercato e tuffartici dentro affascinato dal loro richiamo. Mi spiego meglio: qualche mese fa ho letto un parere interessante su un libro di Roberto Bolano, ho comprato il libro ma nel leggerlo ho capito che non era per me, almeno in quel momento. Dopo qualche settimana, sfogliando una raccolta di poesie di autori vari, mi è caduto l’occhio sul nome di Bolano. Mi sono detta “Sarà come per il romanzo?” scettica ho letto la poesia e poi altre dello stesso autore. L’ho appuntata e, ora, vorrei proporvela sperando che confermi anche in voi, la voglia di non fermarvi mai di leggere, anche quel che non conosciamo o non ci convince può aprirci un pezzo di cielo personale…

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Segnali di fumo

Quest’inverno sono stati pubblicati due libri dal titolo: “Le parole sono importanti”. Mi addolora pensare che questi libri li abbiano letti coloro che già attribuiscono alle parole un peso specifico. La situazione è facilmente tracciabile, oltre ai dati preoccupanti su lettura e comprensione da parte di alunni e studenti, c’è il passaggio da social media come Twitter (che prevede l’uso quasi esclusivo delle parole) a Facebook (che facilita il mix di parole-immagini e video) ad Instagram (che privilegia l’uso di foto e video alle vecchie parole alfabetiche).

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Il sogno italiano nel cinema

Al cinema ho visto il film “Martin Eden”, libera trasposizione che il regista Pietro Marcello compie del romanzo omonimo scritto da Jack London. Di seguito, vi propongo la mia libera trasposizione del film… Un bastimento carico di spezie giunge nel porto di Napoli. I marinai escono alla spicciola con un sacco sulle spalle e la camicia logora, tra questi c’è Martin Eden che dopo un istante d’esitazione si precipita sulla banchisa scaraventando a terra il suo sacco mezzo vuoto. Un gruppo di scugnizzi sta tirando per la giacchetta un giovane dall’aspetto pulito, troppo pulito per essere della zona.

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Indelebile. La poesia dentro di noi

Ho letto e riletto questa raccolta di poesie con piacere sempre più forte e pieno perché: inizialmente, si sfiora la poesia, poi si viene abbracciati da un onda di amore e ci si scopre a respirare vita attraverso la voce dell’autrice. Ogni verso l’ho dovuto leggere almeno due volte, per essere sicura di non averlo scritto io, per essere sicura di essere completamente estranea a questo inchiostro che penetra nell’anima e, quasi, sostituisce il sangue. “E poi chiudi gli occhi/ e lo senti,/ quell’urlo muto/ Ti attraversa/ ti percuote, ti stordisce, ti avvilisce/ E poi, giuri a te stesso/ che/ lo raggiungerai quel sogno…”

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Sabato è domani (Postilla all’Eserciziario)

Abbiamo oltrepassato il limite, Agosto e le pause di riflessione sono finite. Settembre è un mese fondamentale, per me. Finisce l’estate intesa come vacanza al mare, inizia il ritorno alle abitudini e ai doveri, all’alienazione della quotidianità, festeggio il mio compleanno col resoconto che si tira dietro, partono gli amici, le giornate iniziano ad accorciarsi visibilmmente e tutto assume una luce melanconica da canzone destinata all’oblio.

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XX. Salto nel buio

Caro Gregorio, alla fine del nostro eserciziario dobbiamo costatare che i piedi sono rimasti nella stessa oscurità iniziale. Il girotondo non è completo: “Fai un salto, fanne un altro…” (per la penitenza abbiamo già dato). Quando si parla di salto nel buio, si pensa a un gesto coraggioso, forse fatto per fede, un atto cieco e irragionevole dall’esito garantito in proporzione alla fiducia investita.

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La doppia verità

Sai Gregorio, la prima volta che ho capito l’uso della “doppia verità” e stato quando il prof. di storia della filosofia, parlando dei libertini francesi, ci introdusse all’uso di separare la verità in ambito privato e in ambito pubblico. Direi: una verità da proclamare pubblicamente al popolo che può capire solo quella versione dei fatti; poi una verità da professare in privato al riparo dall’altrui inquisizione. Nella mia storia, fino a quel momento la verità si era trovata difronte al divario tra ragione e fede, infine era divenuta una questione di opportunità politica.

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XVIII Variazioni sul tema

Gregorio, i miei periodi migliori sono stati segnati dagli studi scolastici/universitari e dall’impegno in redazioni giornalistiche. In quarta elementare feci il primo corso di giornalismo e ne fui marchiata a fuoco. Far la “giornalaia” (come sintetizzava mia nonna fulmineamente) e dar la notizia è una soddisfazione. Forse, mi piace dire la mia schiarendo la voce con un carattere indiscutibilmente leggibile (parlare senza interruzione solo con la mia voce), forse un talento da portinaia pronto a diffondere i segreti scomodi, ribadire dubbi fugati, probabilmente la voglia d’intavolare discorsi interessanti che non trovo spesso sui giornali di lettura comune.

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Spartaco

Caro Gregorio, ognuno ha il suo mito, un racconto fantastico con super-eroi indiscutibili. Il mito con cui andare “a braccetto” per sostenere la propria esistenza: potrebbe essere quello che ha scoperto nel tempo e che sembra ricalcare le proprie esperienze, oppure, potrebbe essere quello che gli raccontavano da piccolo e gli piaceva tanto da emularlo (sia pure involontariamente); potrebbe essere, semplicemente, quello con cui vorrebbe raccontarsi, autentico più che bello. Quando ero già caduta dall’albero, sono inciampata sulla storia della statua trafugata dalla polis greca di Taranto ed esposta tuttora (l’originale intendo) al museo di Berlino: la statua della dea seduta in trono. Una statua arrivata integra al secolo scorso, nascosta in un pozzo per salvarla dalle razzie romane e posteriori in genere. Una volta rinvenuta la statua fu trafugata da Taranto, nascosta in campagna sotto un monte di letame che ne ha definitivamente corroso e cancellato i colori; venduta illegalmente fu fatta a pezzi e portata prima in Francia ,poi a Berlino, ma all’appello mancano tuttora le mani.

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Amicizia

Gregorio ascolta, questa volta ti chiamo in causa e cerca di ribattere e giocare con le mie parole anche se non ti sentissi il protagonista. La stella di questo cammino si chiama amicizia, non è una stella cometa ma brilla nel suo nord. Noi siamo una élite ristretta, aperta, compatta nelle sue briciole; abbiamo guadagnato medaglie sul campo dove abbiamo guarito o lenito le ferite ricevute altrove. Un ricovero dove i malati curano i dottori e cantano canzoni stonate alle infermiere che non hanno canzoni nel cuore. Una volta guadagnata la medaglia, rimane per sempre, anche quando non si calpesta più la polvere del campo. Però, anche a distanza, la medaglia bisogna lucidarla e mantenerla splendente, ognuno per la propria coscienza, per non confonderla con una patacca stile “teste di Modigliani” uscite da sottoterra per farsi beffa di ipocriti benpensanti.

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