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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

L’icona che delira. Citazione

Abbiamo il risultato finale. Non possediamo però la formula che rende possibile quel risultato. Questo è il problema del genio. Non ne abbiamo seguito l’evoluzione: l’abbiamo trovato già in atto. Ci siamo allora stupiti per il suo lavoro, ne abbiamo ammirato le opere, forse ci siamo perduti nella contemplazione di un particolare capolavoro. Sono elementi di conoscenza che ci sono arrivati lentamente addosso, da cui siamo stati investiti. Ma di cui ignoriamo la genesi.

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Lunga vita a Plasticaqquà

Ogni volta che passo vicino ai resti delle mura greche, tra via Emilia e corso Italia a Taranto, sospiro vedendo la folta e rigogliosa vegetazione che mi saluta da quella discesa. Lì c’era il quartier generale di “Ammazza che piazza”, sono stati quei ragazzi a piantare tutti quegli alberi e quelle piante e a riempire di colore e di vita quell’angolo che dopo l’entrata di Annibale dalla porta di quel tratto di mura, era rimasto desolato come la Cartagine “delenda” di storica memoria.

Quei ragazzi fecero tanto in termini di pulizia e ristrutturazione delle piazze cittadine ma, a distanza di una manciata di anni, nessuno nemmeno li nomina più. All’incirca nello stesso periodo nacque un altro gruppo di volontari che si davano appuntamento per pulire le spiagge della nostra costa. Notizia numero uno: a distanza di 6-7 anni esistono ancora! Si tratta dei volontari di “Plasticaqquà” nati da un nocciolo di otto tenaci Cittadini che non solo puliscono ciclicamente spiagge e litorali nostrani ma spesso fanno opera di divulgazione andando nelle scuole a spiegare agli studenti quanto sia importante la raccolta e il riciclaggio dei rifiuti e quanto sia nocivo il loro abbandono nei pressi delle aree marine a scapito dei pesci e quindi di noi stessi.

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Taranto, l’inconscio fra lavoro e ambiente. Intervista a Cosimo Schinaia

Il libro “L’inconscio e l’ambiente” di Cosimo Schinaia è un’analisi chiara e necessaria per capire i meccanismi di difesa, a livello soggettivo e comunitario, che continuano a portare l’Umanità sulla strada della sottovalutazione, o peggio, della negazione dell’odierno problema ambientale, come sottolinea Luca Mercalli nella sua postfazione al testo. Affaritaliani ne ha parlato, direttamente, con Cosimo Schinaia, psichiatra e psicoanalista, membro della Società Psicoanalitica Italiana e dell’Internationall Psychoanalytical Association.

1. La “decrescita felice”, da Latousche a Pallante,cosa significa, secondo lei, è una soluzione auspicabile?e?

In realtà Serge Latouche parla di decrescita conviviale. Il termine decrescita felice è stato coniato da Maurizio Pallante, che separa la qualità della vita dal prodotto interno lordo (PIL). A mio parere, sostenere con decisione l’urgente necessità dell’equilibrio ambientale non vuole dire sconfinare automaticamente nell’utopia anti-universalistica sostenuta dai due, e i cui antesignani si possono rintracciare nei socialisti utopisti, fautori di un nostalgico ritorno alla semplicità rurale e artigiana, ma valorizzare la conservazione dei beni comuni, il benessere psicofisico nostro e delle generazioni future, costruendo una concreta transizione ecologica, in cui l’innovazione possa essere uno strumento di azione responsabile, che tenga conto dell’integrità degli ecosistemi e non ne alteri i delicati equilibri.

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Di sera… 1927

di Maria Pawlikowska-Jasnorzewska nata a Cracovia il 20 novembre 1893.

Una stella si è seduta sulla loggia

nei palazzi di nuvole.

Si sono alzate le piante del tabacco

fino a quel momento indifferenti.

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L’inconscio e l’ambiente. Recensione

Lo sfruttamento delle risorse energetiche e di sostentamento come acqua e petrolio, l’abbandono e l’incuria ambientale dai rifiuti alla deforestazione alla cementificazione forsennata e lasciata vuota sulle coste della nostra coscienza, questi sono alcuni dei problemi attuali che, troppo spesso, gli individui tendono a minimizzare o addirittura a negare. Il cambiamento climatico è un fatto che minaccia d’avere conseguenze più disastrose di quelle già sotto i nostri occhi, eppure movimenti come “Friday for future” non possono contare sulla partecipazione e nemmeno sul consenso “globale”, perché?

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Giuseppe Lupo e i libri che inondano il silenzio di vita

Concludiamo il nostro Maggio tra i libri con un professore di letteratura italiana contemporanea, Giuseppe Lupo, candidato al premio Strega 2020, con un libro, Breve storia del mio silenzio, che è anche un invito alla lettura e alla propria crescita spirituale. Il silenzio imposto forzatamente dal fermo della quarantena per coronavirus è stato assordante e carico di tensioni, nulla a che vedere con la spinta formativa del romanzo del nostro autore e con l’energia e la vita trasmessa dalla letteratura. Una voce che affonda le radici nella memoria del passato per aiutarci a protendere verso il futuro.

Professor Lupo, l’antropologia culturale potrebbe essere considerata una costola della letteratura? I luoghi, le leggi, le culture dentro la commedia umana? Cosa mette nei libri che scrive e cosa cerca in quelli che legge?

Io non so se l’antropologia culturale possa essere considerata una costola della letteratura ma c’è una letteratura antropologica soprattutto nell’Ottocento, nel passato, andava ad indagare il folklore o le favole popolari però anche nel Novecento negli anni ‘70-’80 c’è stata una letteratura legata all’antropologia, addirittura c’è stato uno scrittore come Alberto Rovi che ha lavorato molto su questo, quindi sì, c’è tutto un filone legato molto all’antropologia. L’antropologia serve per capire usi, abitudini dell’essere umano e quindi serve anche per comprenderne gli stati d’animo e lo svolgersi della commedia umana come serve tutto quello che concerne l’umano essere.

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Gian Marco De Francisco e l’impegno dei libri di fumetto

Il nostro picnic tra i libri, volge verso il termine ma non l’impegno alle lettura dei libri accarezzati. Proprio d’impegno ci parla Gian Marco De Francisco: impegno nel trattare storie, impegno nel leggere, impegno nel trasmetterle…

A lei spesso si affianca l’etichetta di “fumetto d’impegno civile”. Cosa mette nelle sue graphic novel e cosa cerca in quelle che legge?

Potenzialmente, a me va benissimo, ma come tutte le etichette può diventare “altisonante o limitante” a seconda delle situazioni. Mi permetto di precisare che quello che faccio con Ilaria Ferramosca rientra nell’alveo del “Graphic Journalism” inchiesta grafica-visiva, ridotto è fumetto d’impegno. Nei miei lavori metto l’attenzione al dettaglio, raccontando storie vere, l’attenzione filologica è, per me, un fil rouge che è un timone: per quanto mi riguarda come documentazione visiva, per quanto riguarda Ilaria , per la sceneggiatura attinente ai fatti reali, si potrebbe tendere a romanzare e non vogliamo assolutamente.

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Gianluca Marinelli, libri d’arte fra fruitori e consumatori

Gianluca Marinelli è artista e storico dell’arte, una voce esperta e istrionica che porta sulla scena del nostro “picnic fra i libri” parole e immagini insolite che rimandano a segreti e non detti percepiti nell’aria frizzante emanata dall’estro artistico. Un invito a pensare e leggere l’arte anche dentro i libri.

1. Libri che parlano d’arte, si tratta solo di divulgazione? Cosa mette nei libri che scrive e cosa cerca nei libri “d’arte” che legge?

L’opera d’arte “non sta mai da sola, è sempre un rapporto”, questo secondo una celebre definizione di Longhi. In un certo senso è ciò che più mi affascina della ricostruzione storico-critica: un lavoro di investigazione che parte dall’opera e che porta fuori dall’ombra contesti, trame, vicende o protagonisti a volte obliati. Appunto, “rapporti”, che chiariscono qualcosa dell’opera d’arte, mai fino in fondo però il suo segreto.

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Raul Londra e lo sguardo critico della fantascienza

Lo scrittore di oggi, Raul Londra, ci porta con sé oltre la realtà e oltre la fantasia dei sogni, dandoci la speranza che una soluzione, a ben cercare, esista. Particolarmente incoraggiante se a dirlo è uno scrittore che esercita la professione medica.

1. Cos’è, per lei, la fantascienza: immaginazione, distopia, critica sociale… cosa mette nei libri che scrive e cosa cerca in quelli (di fantascienza) che legge?

La fantascienza è sostanzialmente preveggenza. Uno sguardo critico verso possibili evoluzioni future. La cosa che trovo incredibile è che le idee sul futuro teorizzate dagli scrittori di fantascienza, che magari risultano tanto assurde per i contemporanei, in alcuni casi risultano così verosimili da concretizzarsi per davvero. Quando inizio a scrivere una storia, non so sempre a che genere apparterrà: l’idea nasce da sé nella mia mente e a mano a mano che si sbozza e si forma, capisco come incanalarla e come sfruttarne le potenzialità. Se e quando arrivo a scrivere di fantascienza, amo dare delle riletture future di una situazione odierna, mostrare ciò che va e che non va nella società, spingermi a fare valutazioni e mostrare le conseguenze di azioni sconsiderate fatte in nome di un bene superiore senza tuttavia considerare le persone, ma dando priorità a fattori politici ed economici che quasi sempre superano quello sociale.

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Caterina Ferraresi e la libertà della letteratura

Le storie non spiegano e non dimostrano, le storie raccontano. Non hanno età e non hanno predilezioni verso un pubblico adulto o giovanissimo. Hanno un titolo ma non accettano imposizioni sul tema da trattare e trasmettono la loro libertà a chi presta loro attenzione, come ci sussurra la sorridente Caterina Ferraresi.

1. Per lei, qual’è (se c’è) la differenza fra libri per ragazzi e letteratura per adulti, cosa mette in quello che scrive e cosa cerca in quello che legge?

Sulla letteratura condivido l’opinione (assai illustre) dei fratelli Grimm che non esista una letteratura per ragazzi e una per adulti. Le fiabe per bambini non sono state inventate per loro, ma arrivano dalla tradizione delle storie raccontate dagli adulti davanti al focolare. Certo, il linguaggio si semplifica un po’ e alcuni argomenti adesso, ma non in passato, vengono lasciati in un sottotesto che i bambini capiscono comunque perfettamente.

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